Impegnati a salvare il mondo

C’è un posto
Nel tuo cuore
E so che è l’amore
E questo posto potrebbe essere
molto più luminoso di domani
E se tu davvero ci provi
Scoprirai che non c’è alcun motivo
Di piangere
In questo posto sentirai
Che non c’è dolore o dispiacere

Ci sono vari modi
Per arrivarci
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un piccolo spazio
Crea un posto migliore…

Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L’intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me

Se vuoi sapere perchè
C’è un amore che
Non può mentire
L’amore è forte
Necessita solo
di donare gioia
Se proviamo
Noi vedremo
Che in questa beatitudine
Non possiamo provare
Paura o terrore
Finiamo di esistere e
Iniziamo a vivere!

Allora sentiremo che sempre
L’amore è sufficiente
Per farci crescere
Dunque crea un mondo migliore
Crea un mondo migliore…

Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L’intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me

E il sogno in cui stavamo credendo
Rivelerà un volto migliore
E il mondo in cui una volta credevamo
Splenderà ancora nella grazia
Allora perchè continuiamo
A reprimere la vita
A ferire questa terra
Crocifiggendo la sua anima
Anche se è semplice da capire
Che questo mondo è
Luce di Dio?

Noi potremmo volare così in alto
Lasciamo che i nostri spiriti non muoiano mai
Nel mio cuore
Io sento che voi siete tutti
Miei fratelli
Create un mondo
Senza paura
Insieme noi piangeremo
Lacrime di felicità
Guardando le nazioni trasformare
Le loro spade in vomeri

Noi potremmo davvero arrivarci fino a questo
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un piccolo spazio
Per creare un posto migliore…

(x3)
Cura il mondo
Rendilo un posto migliore
Per te e per me e
L’intera razza umana
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me

(x2)
Ci sono persone che muoiono
Se ci tieni abbastanza
Alla vita
Crea un posto migliore
Per te e per me

(x11)
Per te e per me.

 

 

Penny e i figli… di tutti noi!

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Ai figli. Ci sono cose da dire.

Ci sono cose da dire ai nostri figli. Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità.

Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sè. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi.

Dovremo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che  il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini ad uccidere.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono nè vinti nè sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.

Nient’altro che amore: il secondo libro di Antonietta Calembo

In uscita il secondo libro fantasy di Antonietta Calembo

che continua la storia d’amore di Viviana e Merlino, iniziata con “La leggenda della Valle di Comper”.

La nuova pubblicazione della Casa editrice Scarenz è un viaggio nel Medioevo e prende come spunto la storia e i personaggi di un’opera originale del ciclo Arturiano.

Nient’altro che amore, scritto da Antonietta Calembo, è un volume di 460 pagine costruito intorno a personaggi particolarmente amati dal pubblico e fornisce una propria visione della storia. L’autrice, creando situazioni alternative all’originale, soprattutto nel caratterizzare e nel far relazionare i protagonisti fra loro, ha personalizzato ogni fase del racconto dal background agli intrighi, in un percorso fantastico nel tempo e nello spazio. La vicenda dei due amanti si snoda attraverso le pagine caricando la storia che accavalla le situazioni vissutcome flashback che narrano il passato, il presente e il futuro.

L’autrice presenterà “Nient’altro che amore” Domenica, 22 gennaio – ore 16,00 presso il ristorante

“L‘Uorto” a Policastro Bussentino. Relazioneranno l’autrice Koren Renzullo ed il consulente di comunicazione e conduttore televisivo Marco Costanzo.

Il libro è distribuito direttamente dalla casa editrice Scarenz, in alcune librerie locali, sul sito www.scarenz.it e sugli store online. Per chi è interessato al libro o ad ulteriori informazioni, può contattare la Casa editrice all’indirizzo contatti@scarenz.it o al telefono 334 9981104.

Per i lettori di sensodellavita.com l’antepirma del libro che parla del lavoro di cui questo è una continuazione: La leggenda della valle di Comper.

 

LA LEGGENDA DELLA VALLE DI COMPER.

(vol.I)

La leggenda narra che nell’anno del Signore 545, la Bretagna fosse divisa in quattro grandi regni: Broerec, Domnonea, Gore e Camelot e che quest’ultimo fosse il più prospero tra di loro.

Il regno di Camelot era governato saggiamente dalla dinastia dei Pendragon che, prima con re Konstantin ed in seguito con suo figlio Uther, assicurava da tempo pace e ricchezze alla popolazione.

Purtroppo Vortigern, re di Broerec e zio di Uther aveva abusato sessualmente di Nimueh, sacerdotessa e moglie di Merlino, mago e figlio di Ambrosio, primo ministro di Camelot e da quella violenza era nata una bambina.

Vortigern aveva da tempo preso sotto la propria protezione la sacerdotessa Morgana, maga e sorellastra di Uther e aspirante ad usurparne il trono.

Da Vortigern, Morgana aveva ricevuto in dono Clarent, la spada della morte, su cui aleggiava una terribile maledizione, affinchè, attraverso quell’arma, ella potesse uccidere Uther.

La strega per liberarsi del sovrano di Camelot usò Urien, re del regno di Gore, innamorato da sempre di lei, convincendolo che Uther era un nemico e che andava eliminato.

Morgana affidò Clarent ad Urien promettendo se stessa in premio per l’omicidio di suo fratello e Urien si lasciò convincere.

Uther, che si era da poco unito in matrimonio con la bella Ygraine di Carduel, aveva scelto una vita più serena e aveva quindi deciso di rinunciare ai combattimenti, ponendo così fine alla sua vita di re guerriero, pertanto, aveva incaricato il suo amico Merlino di distruggere con un incantesimo la propria spada: Excalibur, la spada della vita, ma il mago, credendo che questa decisione potesse trasformarsi in un errore, aveva deciso di incastonarla invece in una roccia decretando che soltanto un vero Pendragon avrebbe potuto prelevarla da quel luogo in caso di bisogno.

Il re di Camelot, senza la sua spada, non poté nulla contro la furia di Clarent quando Urien sferrò contro di lui un attacco, quindi non poté che soccombere sotto la potenza dell’arma usata dall’avversario.

Dopo la morte di Uther, Merlino venne a sapere da Ambrosio che il re, data la sua prematura scomparsa dal mondo, era stato spedito da Kairos, signore del tempo, in un’altra dimensione temporale e che lui, grande e potente mago, era il solo in grado di compiere un viaggio nel tempo per riportarlo indietro.

Ambrosio confessò a Merlino di non essere il suo vero padre, ma che in realtà il giovane era figlio di Morvryn, un demone redento che dimorava in un luogo chiamato caverna dei due mondi, sito tra il regno dei vivi e quello dell’aldilà.

Grazie all’aiuto di Morvryn, Merlino riuscì a trovare Kairos e a partire per il suo viaggio temporale, ma il dio del tempo, come pagamento per tale favore, pretese una ricompensa, così Merlino, completamente ignaro di tutto, fu privato della sua famiglia, infatti Kairos uccise sua moglie Nimueh e spedì la bambina che ella aveva avuto da Vortigern in un’epoca lontana.

Merlino, anche se distrutto dal dolore, non si arrese e continuò la sua missione per restituire a Camelot il suo sovrano.

Dopo aver attraversato molte Ere, senza aver ottenuto alcun risultato, si ritrovò nel ventunesimo secolo in cui nel volto di un famoso giocatore di baseball rivide quello di Uther Pendragon.

Il giovane sportivo, di nome Alex Earway, era prossimo alle nozze con una donna di nome Viviana di cui Merlino si infatuò al primo sguardo.

Paradossalmente, anche Viviana, dimenticando i suoi doveri nei confronti del futuro sposo, si lasciò incantare dal fascino del mago dagli occhi azzurri che la rapì completamente; ma Merlino, mettendo al primo posto i suoi doveri verso il regno di Camelot, provò a sradicare dal proprio cuore l’amore improvviso che l’aveva colpito e, attraverso un incantesimo costrinse Uther a seguirlo nel viaggio verso il medioevo, attraversando con lui un varco spazio-temporale.

Viviana, vedendo la scena, si gettò nel varco dopo di loro, seguendoli così in quel viaggio.

Merlino, una volta arrivato a Camelot, si accorse di non aver portato con sé solamente Uther, ma anche la donna che questi aveva sposato nel futuro.

Il re sembrava non ricordare nulla della sua vita nel ventunesimo secolo, invece, dopo aver recuperato Excalibur, recuperò ogni ricordo legato alla sua vita come sovrano di Camelot e come primo compito decise di ricompensare Merlino nominandolo nuovo primo ministro del regno.

Il primo compito del mago dopo aver ricevuto l’incarico, fu invece, la creazione di una tavola rotonda che rappresentasse gli ideali di uguaglianza e giustizia che dovevano animare sia il re che i cavalieri di Camelot.

Morgana intanto, per ricompensare Urien della morte di suo fratello, lo aveva sposato ed era divenuta regina di Gore, ma la notizia dell’inaspettata resurrezione del sovrano l’aveva colmata d’ira al punto da spingerla ad intentare una guerra contro Camelot per occuparne il trono.

Viviana, intanto, era stata costretta dagli eventi a vivere una vita di finzione, completamente diversa da quella a cui era abituata, in un’epoca lontana da quella in cui aveva vissuto per venticinque anni e il suo amore per Merlino si era trasformato in rabbia per averle nascosto la verità.

In realtà, l’amore tra i due giovani si era solamente assopito e man mano incominciò a venire fuori sempre più prepotentemente. A nulla valsero i tentativi della giovane di placarlo, il sentimento tra lei e Merlino divampò e li portò l’uno tra le braccia dell’altra e il mago decise di prenderla in sposa, nonostante il parere contrario di suo padre Morvryn che gli aveva rivelato di una profezia che narrava di una alleanza futura tra la donna e la perfida Morgana.

Merlino aveva inoltre scoperto che Viviana era in realtà la figlia della sua defunta moglie Nimueh e di re Vortigern, che nel frattempo era deceduto, e che quindi la giovane era di stirpe reale, quindi una Pendragon. Era però anche una maga, poiché aveva ereditato da sua madre il dono della magia e come lei e Morgana era una sacerdotessa di Avalon: la dama bianca.

Uther, come re, desiderava ardentemente un erede, ma Ygraine non riusciva a rimanere gravida, così Merlino, prendendo le sembianze di Uther, ingravidò la regina attraverso la magia in una notte d’amore, assicurando così una discendenza alla dinastia dei Pendragon. Anche Morgana usò la propria magia per ragiungere uno scopo simile.

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Il misantropo (Menandro)

La commedia è messa in moto dal dio Pan, che fa innamorare Sostrato, un ricco ed elegante giovane di città di una ragazza di campagna, figlia di un vecchio misantropo, Cnemone. Il ragazzo si innamora di lei mentre è a caccia. Cnemone è un vecchio bisbetico contadino che vive in casa con la sua unica figlia e una serva. La moglie, stanca di lui si è trasferita a casa del figlio di primo letto, il serio e laborioso Gorgia, che abita nella casa accanto. Cnemone vive coltivando il suo podere e evitando il più possibile ogni forma di contatto con gli estranei. Sostrato vuole chiedere in sposa la fanciulla, Gorgia sospetta di ciò, ma l’altro si conquista la sua amicizia, dichiarando la sua intenzione di sposare la ragazza offrendosi di lavorare con il futuro suocero nei campi per conoscerlo meglio. Nel frattempo giunge la madre di Sostrato che ha preparato un sacrificio in onore di Pan nella grotta accanto alla casa di Cnemone. Il vecchio, vedendo la folla, decide di restare in casa a sorvegliare la situazione. Sostrato torna deluso dalla campagna e si unisce ai commensali. Ad un certo punto si viene a conoscenza del fatto che Cnemone nel tentativo di recuperare un’anfora sfuggita alla sua serva, è caduto in un pozzo. Sostrato e Gorgia corrono a salvarlo. Cnemone dopo il pericolo che ha corso, si mostra più ragionevole, e concede la mano della figlia a Sostrato. Avviene anche un secondo matrimonio tra la sorella di Sostrato e Gorgia. La commedia si conclude con il doppio banchetto nuziale, a cui Geta (un servo) e Sicone (il cuoco) trascinano a forza il riluttante Cnemone, beffandosi di lui.

it.wikipedia.org/wiki/Il_misantropo_(Menandro)

"Con ogni pensiero, tentare di conoscere i propri difetti e correggersi per tutta la vita: questa è la Via" (Yamamoto Tsunetomo www.miglioramento.com

“Insegnerò a mia figlia ad essere se stessa”

Insegnerò a mia figlia ad essere se stessa. A ricordarle di sorridere anche quando non è facile. Le insegnerò che l’amore non è come lo raccontano le favole, ma la spronerò a conoscerlo. A viverlo. Le dirò che il tempo non cancella niente, ma che aiuta a stare meglio. A ritrovarsi. Le insegnerò ad amare se stessa e poi gli altri. A non accontentarsi di chiunque. Le insegnerò ad asciugarsi le lacrime dopo ogni pianto. Le insegnerò che non sono sempre gli altri a deludere, a volte sarà anche lei a farlo. Le insegnerò a vivere di pancia e secondo le sue emozioni. Le insegnerò che spesso, il bene non riceve altrettanto bene. Ma non le dirò di smettere di donarlo. Le insegnerò a camminare a piedi nudi sull’erba bagnata, a sentirsi libera ma padrona del suo cammino.

Le insegnerò ad entrare in punta di piedi nelle vite altrui. Le insegnerò ad andare avanti anche con il mondo contro. Le insegnerò che non sempre è tutto come sembra, ma che ogni cosa va vissuta prima di giudicarla, affinché possa riconoscere il bene ed il male.
Ci sono cose che mi auguro viva, ed altre che si limiti a conoscerle. Le insegnerò a credere che, se qualcosa la vuole davvero, questa è facile che si avveri. Le insegnerò a non arrendersi, a prendersi in braccio e portarsi in salvo perché, ahimè, spesso sarà da sola a doverlo fare. Le insegnerò in fine, che le cicatrici hanno una storia e che ad ogni modo saranno una vittoria.

Non c’è dialogo se non c’è attenzione

​Il dialogo nasce da un atteggiamento di rispetto verso un’altra persona, dalla convinzione che l’altro abbia qualcosa di buono da dire; presuppone fare spazio, nel nostro cuore, al suo punto di vista, alla sua opinione e alle sue proposte. Dialogare significa un’accoglienza cordiale e non una condanna preventiva. Per dialogare bisogna sapere…  Papà Francesco 

“Come farti capire che c’è sempre tempo?”

​Come farti capire che c’è sempre tempo?

Che uno deve solo cercarlo e darselo,

Che non è proibito amare,

Che le ferite si rimarginano,

Che le porte non devono chiudersi,

Che la maggiore porta è l’affetto,

Che gli affetti ci definiscono,

Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,

Che trovarsi è molto bello,

Che non c’è nulla di meglio che ringraziare,

Che nessuno vuole essere solo,

Che per non essere solo devi dare,
Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,

Che adulare non è aiutare,

Che quando non c’è piacere nelle cose non si sta vivendo,

Che si sente col corpo e la mente,

Che si ascolta con le orecchie,

Che costa essere sensibile e non ferirsi,

Che ferirsi non è dissanguarsi,

Che chi semina muri non raccoglie niente,
Che sarebbe meglio costruire ponti,

Che su di essi si va all’altro lato e si torna anche,
Che ritornare non implica retrocedere,

Che retrocedere può essere anche avanzare,
Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?

Come farti sapere che c’è sempre tempo?
Mario Benedetti

Quando l’amore ti chiama, seguilo.


Quando l’amore ti chiama, seguilo.


Anche attraverso le sue tante vie faticose e ripide.
E quando le tue ali ti avvolgono, abbandonati.

Non importa se la spada nascosta tra le sue piume può ferirti.

Credi in lui, sebbene la sua voce possa frantumare i sogni e strappare fiori
nel giardino della tua anima.



Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Lui sa accarezzare i momenti più teneri, anche quando tremano al Sole.

Seguilo.

Ti accoglierà come il prato che fa crescere l’erba, come il cielo che fa bionde
le spighe, come la macina che fa candido il grano.



Quando l’amore ti chiama, seguilo.

Conoscerai tutti i segreti del tuo cuore, così come sarai padrone di ogni
frammento della vita. 


Non aver mai paura dell’amore.

Entra nel suo mondo.

Vivi le stagioni del sorriso, come pure quelle del pianto.

Scoprirai che non sono amare le sue lacrime.



Quando l’amore ti chiama, seguilo.

E lasciati guidare.

Kahlil Gibran