La voce del vento

E’ da tanto che più non sono
il suo primo e ultimo pensiero.
Eppure un tempo c’è stato
in cui poesie e messaggi
non si contavano.
E più bella di tutto
la romantica buonanotte
talmente bella che ogni donna
almeno una volta nella vita
vorrebbe averla ricevuta.

Ora altrove soffia il vento.
Più non ho le sue carezze
ma soprattutto più non sento
la suadente sua voce.

Sandra Greggio

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Bolla d’Amore

Mi diceva
Tu lo sai
Vivere è come fiorire
Nasci e cresci
Nutrirsi è d’amore
Poi si sboccia
Si sparge l’essenza
A chiudere le crepe del cuore
A lenire le ferite dell’anima
A rallegrare la mente
A distogliere i pensieri
A sollecitare il cammino
Mi diceva
Tu lo sai
Poi il vento
Ti porterà via
Ma i segni
Lasciati dalla tua essenza
Saranno indelebili
Chiusi un una bolla
Di eterno Amore

(Laura Bruschini)

Veste d’autunno

Con un vestito di verde autunno

Vorrei vestirmi dell’odore dei campi

Tra i capelli le foglie trasportate dal vento

Mentre l’erba mi sfiora le gambe

Le braccia sono protese al cielo

In un canto di gioia

Nel percorrere sentieri

Vallate e monti

Tra storia e natura

Il cuore gioisce

La voce sussurra appena

La quiete non si interrompe

Il canto si leva

Internamente trattenuto

Un grido muto al vento di felicità

(Laura Bruschini)

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo – Cecco Angiolieri

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S’i fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi’ madre.
Si fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

 

Il tramonto della Luna di Ilaria Zof

O Selene, che appari tra la bruma,
tu, che rispecchi la tua luce bianca
su quest’abisso, dove si consuma,
la fragile mia vita, vuota e stanca,
svelami, del tuo cammino errabondo
e del tuo fulgore, i nascosti misteri;
narrami del tuo vagar per il mondo
per catturar speranze e desideri.
Raccontami perché, timida Luna
quando mi volto e mi guardo all’indietro,
ciò che m’appare, al di là della duna
è la fioca luce d’un sole di vetro;
e mentre muore l’eco della risacca
mi rivedo camminar sulla spiaggia,
lì, dove la terra l’acqua distacca,
dove la marea sbatte, selvaggia,
e lascia una scura cicatrice informe,
che in un attimo è rapita dal vento
e si mescola alle pesanti mie orme
sull’arena dai riflessi d’argento.
Scorgo nel cielo nuvole di fiele,
e in mare i bagliori della mia rabbia,
nel rivedere lui, labbra di miele,
coglier per me conchiglie sulla sabbia;
e l’anima mia è trafitta da gran pena,
nel ripensare ai nostri corpi uniti
mentre rotolavamo nella rena
gettando lontano i nostri vestiti.
E muoio dentro, mentre abbasso lo sguardo,
ebbra del chiarore di un’alba grigia,
allorché, delusa e impotente, guardo
i miei sogni infrangersi sulla battigia.

Sognando Cassandra di Ilaria Zof

Udivo la brezza stormir tra le fronde,

soave carezza tra foglie ramate,

forte sostegno per ali d’airone,

timida moina fra il crine di un bimbo,

fragile e caldo sussurro d’amanti.

Sentivo la pioggia picchiar sul tetto

come il pacato scorrere delle ore,

vaghi e remoti tocchi di campana;

udivo lo scroscio d’un cheto torrente

scorrere verso il diletto suo mare.

Vedevo la luce dell’alba salir

farsi forza e sovrastare le nubi

e risvegliare i verdi prati incantati,

esili corolle tornare ad aprirsi,

e morbidi fringuelli le ali spiegare.

Poi mi destai, e tutt’era diverso:

quel leggero refolo era tormenta,

quel sordo ticchettio era fortunale,

quel tenue chiarore, dardi di lampi

di un’improvvisa tempesta autunnale.

(Ilaria Zof)