Il volo e l’amore – Marco Costanzo

“L’amore è come il volo: puoi decidere di non farlo, perdendoti la leggerezza che dona alla tua anima; puoi decidere di farlo con cautela ma, maggiori sono le protezioni, minore saranno le emozioni che proverai; puoi decidere di concentrarti e abbandonarti completamente ad esso ed allora la tua vita ne uscirà trasformata”

Marco Costanzo

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Foto: http://www.volodellangelo.com/

Sognando Cassandra di Ilaria Zof

Udivo la brezza stormir tra le fronde,

soave carezza tra foglie ramate,

forte sostegno per ali d’airone,

timida moina fra il crine di un bimbo,

fragile e caldo sussurro d’amanti.

Sentivo la pioggia picchiar sul tetto

come il pacato scorrere delle ore,

vaghi e remoti tocchi di campana;

udivo lo scroscio d’un cheto torrente

scorrere verso il diletto suo mare.

Vedevo la luce dell’alba salir

farsi forza e sovrastare le nubi

e risvegliare i verdi prati incantati,

esili corolle tornare ad aprirsi,

e morbidi fringuelli le ali spiegare.

Poi mi destai, e tutt’era diverso:

quel leggero refolo era tormenta,

quel sordo ticchettio era fortunale,

quel tenue chiarore, dardi di lampi

di un’improvvisa tempesta autunnale.

(Ilaria Zof)

Non respingere i sogni – Pedro Salinas

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

Quello che non – Guccini

La vedi nel cielo quell’ alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d’ un fiato che il dio dell’ inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato…

Conosci l’ odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un’ ex terza classe?

L’ angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita…

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo…
Si fa a strisce il cielo e quell’ alta pressione è un film di seconda visione,
è l’ urlo di sempre che dice pian piano:
“Non siamo, non siamo, non siamo…”

Dammi mille baci – Catullo

Dammi mille baci

di C. Valerio Catullo, Carme V

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l’invidioso
per un numero di baci così alto.

(traduzione di Salvatore Quasimodo)

Via [nunzyconti]

Cogli l’attimo…

(…) Non scriviamo e leggiamo poesie

perchè è carino.

Noi leggiamo e scriviamo poesie

perchè siamo membri della razza umana,

e la razza umana è piena di passione.

Medicina, legge, economia, ingegneria,

sono nobili professioni,

necessarie al nostro sostentamento.

Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo… l’amore,

sono queste le cose che ci tengono in vita. (…)

da “L’attimo fuggente”

da Pianissimo – Camillo Sbarbaro

guida italia

Magra dagli occhi lustri, dai pomelli

accesi,

la mia anima torbida che cerca

chi le somigli
trova te che sull’uscio aspetti gli uomini.

Tu sei la mia sorella di quest’ora.

Accompagnarti in qualche trattoria
di bassoporto

e guardarti mangiare avidamente!

E coricarmi senza desiderio

nel tuo letto!
Cadavere vicino ad un cadavere

bere dalla tua vista l’amarezza

come spugna secca beve l’acqua!

Toccare le tue mani i tuoi capelli

che pure a te qualcuno avrà raccolto
in un piccolo ciuffo sulla testa!

E sentirmi guardato dai tuoi occhi

ostili, poveretta, e tormentarti
domandandoti il nome di tua madre…

Nessuna gioia vale questo amaro:

poterti fare piangere, potere
pianger con te.

 

 

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Al mio amante che torna da sua moglie – Ann Sexton

guida italia

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Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
– alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa –

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera – per il richiamo –

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

 

In amore – Duchesca – B.Zambrini

Ti supererò,
in amore andrò
molto più lontano dove
tu stupore sei.
Con le mani andrò,
dove sento il cuore,
che mi fa capire come
stai aspettando me.
Ti supererò,
in amore andrò
dove non hai mai sognato
di arrivare tu.
Con il viso andrò
dentro un sentimento
dove non sei stato ancora
tormentato tu.
Dimmi dove, quando
quando, dove.
Cuore, mi avvicino più a te.
Tu dimmi le parole, care
fino al cuore, calde
quando…
Me le inventerò,
sto spaccando il cuore,
trovo immersi nel rossore
tanti “amore mio”.
Sono i tuoi, tutti tuoi.
Ti sto superando, dove
fino al cuore, quando
ora, non vedo che te.
La tua vita è vita per la vita mia
e gli occhi mi appartengono,
le tue labbra, ciglia…
E il cuore è in mano a me.
Tutto il tenero che puoi
non te lo renderò.
Io non ti voglio ricordare,
non esisti altrove ma
in me.
Ti supererò,
vedo ad occhi chiusi
dove fare dolci abusi
e bei soprusi a te.
Ti supererò
col mio amore insonne
e agitato che non dorme
per svegliare te.
Dimmi dove, quando
quando, dove
caro cuore, io non vedo che te.
Ti sto raggiungendo, dove
fino al cuore, quando
ora…
Ti supererò,
in amore andrò
oltre la parola amore.
E non torno più.

Quando quaranta inverni – William Shakespeare

Quando quaranta inverni avranno aggredito la tua fronte

e scavato fonde trincee nel campo della tua bellezza,

la superba veste della tua gioventù or tanto ammirata,

sarà considerata un cencio di nessun valore:

se allora ti venisse chiesto dove giace il tuo fascino

e dove si è perso l’amore dei tuoi ruggenti giorni,

ammettere che è in fondo ai tuoi occhi incavati

sarebbe penosa vergogna ed inutile vanto.

Qual maggior lode avrebbe luso della tua bellezza

se tu potessi rispondere: “Questa mia bella creatura

pareggia il mio conto e giustifica la mia vecchiaia”

dimostrando che è tua la sua bellezza ereditata

Questo sarebbe rinnovarti quando sarai vecchio

e veder caldo il tuo sangue quando il tuo sarà freddo.

Dimmi se questo è vero – Tagore

Dimmi se questo è vero

   

Dimmi se questo è vero, amore mio,
dimmi se questo è tutto vero.
Quando questi occhi scagliano i loro lampi
le oscure nubi nel tuo petto
danno risposte tempestose.
E’ vero che le mie labbra sono
come il boccio del primo amore?
Che la terra, come un’arpa, vibra
di canzoni al tocco dei miei piedi?
E’ poi è vero che gocce di rugiada
cadono dagli occhi della notte
al mio apparire e la luce del giorno
è felice quando avvolge il mio corpo?
E’ vero, è vero che il tuo amore viaggiò
per ere e mondi in cerca di me?
Che quando finalmente mi trovasti
il tuo secolare desiderio
trovò una pace perfetta
nel mio gentile parlare
nei miei occhi, nelle mie labbra
e nei miei pensieri?
E dimmi infine se è proprio vero
che il mistero dell’infinito
è scritto sulla mia piccola fronte.
Dimmi, amor mio, se tutto questo è vero.

                                                                    TAGORE

Benvenuta, donna mia, benvenuta! – Hikmet

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

certo sei stanca
come potrò lavarti i piedi
non ho acqua di rose né catino d’argento

certo avrai sete
non ho una bevanda fresca da offrirti

certo avrai fame
e io non posso apparecchiare
una tavola con lino candido

la mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!

hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto prato

hai riso
e rose hanno fiorito le sbarre

hai pianto
e perle son rotolate sulle mie palme

ricca come il mio cuore
cara come la libertà
è adesso questa prigione.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!