Incidi le tue gioie nella pietra

È la storia di due amici che camminano nel deserto.
A un certo punto litigarono e uno di loro schiaffeggiò l’altro. Quest’ultimo, dolorante ma senza dire nulla, ha scritto sulla sabbia:
“Oggi il mio migliore amico mi ha dato uno schiaffo.”
Continuarono a camminare e trovarono un’oasi, nella quale decisero di fare il bagno.
Ma l’uomo che è stato schiaffeggiato è quasi annegato e il suo amico lo ha salvato.
Quando si fu ripreso, scrisse su una pietra:
“Oggi il mio migliore amico mi ha salvato la vita. ”
Colui che aveva schiaffeggiato e salvato il suo amico gli chiese:
“Quando ti ho ferito hai scritto sulla sabbia, e ora hai scritto sulla pietra. Perché? ”
L’altro amico rispose: “Quando qualcuno ci ferisce, dobbiamo scriverlo sulla sabbia, dove i venti del perdono possono cancellarlo.
Ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo inciderlo sulla pietra, dove nessun vento può cancellarlo “.
Impara a scrivere le tue ferite sulla sabbia e incidere le tue gioie sulla pietra.

Prenditi tempo

Talvolta dobbiamo riposarci da noi stessi, guardando in profondità dentro di noi, da una distanza artistica; dobbiamo saper ridere e piangere di noi; dobbiamo scoprire l’eroe e anche il buffone che si nasconde nella nostra passione di conoscenza; dobbiamo ogni tanto essere contenti della nostra pazzia, se vogliamo poter essere ancora contenti della nostra saggezza.
Friedrich Nietzsche

Il vecchio e il bambino – Francesco Guccini

Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera…

L’ immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’ intorno non c’era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo…

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati…

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero…

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

#vita #valori #saggezza #distruzione

L’aneddoto del tè

Sul sito www.xiuzhendao.it/ ho ritrovato questo bellissimo aneddoto che già conoscevo e che spesso utilizzavo quando insegnavo agli insegnanti.

Ad una certa età si diventa molto rigidi e si fa fatica ad accettare che qualcuno possa aprirci la mente, soprattutto quando questa persona è più giovane.

E cosa dire allora di questo mondo che cambia così rapidamente. Sempre più spesso ci saranno società fondate ed amministrate da ragazzi giovanissimi, come nel caso di Egomnia, fondata da uno studente di 22 anni, Matteo Achilli, che ha avuto il coraggio di non lasciare questa Italia “senza nocchiero” per realizzare il suo personale Facebook?

Sono convinto che una buona metafora per capire il senso di questa vita è riconoscere che ogni individuo durante il suo percorso può apprendere e migliorare tecnologie che lo aiutino a decifrare il mondo… e che sedersi sulle proprie conoscenze è il modo affatto originale per rimanere indietro in un mondo che evolve così rapidamente.

Buona vita.

Marco Costanzo

 

Un tempo, un vecchio saggio eremita ricevette la visita di un uomo di scienza, il quale chiedeva al maestro di iniziarlo alla sua pratica.

Non appena i due si sedettero, l’uomo di scienza iniziò a parlare incessantemente, spiegando al vecchio maestro tutte le sue qualità, annoverando tutti i suoi riconoscimenti avuti ed elencando i suoi obiettivi futuri.

Il vecchio saggio nel frattempo restava in silenzio; ad un certo punto il maestro offrì del tè al saccente uomo, il quale non cessava di elencare tutte le sue conoscenze.

Il vecchio maestro iniziò dunque a versare del tè nella tazza dell’uomo di scienza e quando la bevanda giunse al culmine del bicchiere, egli continuò a versarla fino a farla traboccare.

A quel punto l’uomo smise di parlare ed esclamò: «Basta, non vedi che è già piena?»

Il Maestro a questo punto parlò e con voce ferma ed inflessibile rispose: «Questa tazza è colma di tè come tu lo sei della tua conoscenza e dei tuoi meriti: se prima non svuoti la tua tazza dal suo contenuto, come posso io farti assaggiare il mio tè?»

 

 

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Mai prendere decisioni quando si è arrabbiati

Un giorno Buddha stava attraversando una foresta.
Era assetato, per cui disse ad Ananda, il suo primo discepolo: “Ananda, torna indietro. A qualche miglio da qui abbiamo attraversato un torrente. Portami un po’ d’acqua”.Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il torrente vide che alcuni carri che l’avevano attraversato ne avevano agitate le acque che erano ormai diventate fangose.
Ritornò da Buddha a mani vuote…
Ma Buddha insistette, e gli ripeté: “Torna indietro e portami dell’acqua da quel torrente”.
Ananda non comprendeva quell’insistenza, ma ritornò al torrente.
E mentre si stava incamminando, Buddha gli disse: “E non tornare, se l’acqua è ancora sporca. Se è sporca, siediti semplicemente sulla riva, in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel torrente. Siedi sulla riva in silenzio e osserva”.
Ananda tornò al torrente.
Buddha aveva ragione. L’acqua era ora quasi limpida, le foglie erano ridiscese sul fondo e il fango si era sedimentato. Ma il torrente ancora non era cristallino, per cui Ananda si sedette sulla riva e osservò semplicemente lo scorrere dell’acqua. Pian piano il torrente diventò limpido come cristallo.
Allora tornò, danzando, porse l’acqua a Buddha e lo ringraziò: “Ora riesco a comprendere il messaggio: era ciò di cui avevo effettivamente bisogno in questo momento. La stessa cosa infatti è vera per la mia mente. Se mi butto nell’acqua tornerò a renderla fangosa. Se mi tuffo nella mente nasceranno più problemi, altri torneranno in superficie. Sedendo di fianco al torrente ho appreso la tecnica… ora mi siederò di fianco alla mia mente, ne osserverò tutta la sporcizia e tutti i problemi e tutte le foglie morte e le ferite e i rancori e i ricordi e i desideri. Senza farmi coinvolgere, distaccato, siederò sulla riva e aspetterò il momento in cui ogni cosa sarà limpida come cristallo”

 

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Le donne difficili – di Mara Bagatella

LE DONNE DIFFICILI
Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente. Quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene prima di aprirti il cuore.
Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l’anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.
(Mara Bagatella)

Quando ho cominciato ad amarmi davvero… – dal discorso di Charlie Chaplin in occasione del suo 70° compleanno

Com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama “rispetto”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama “maturità”…
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama “stare in pace con se stessi”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama “sincerità”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso… all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”… ma oggi so che questo è “amore di sé”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama “semplicità”.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo “perfezione”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l’intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do il nome di “saggezza interiore”.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto questo è “la vita”.