L’abbandono di don Dolindo

Gesù alle anime:

 – Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.

Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, nell’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.

Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: “pensaci tu”, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete… Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: “Sia santificato il tuo nome”, cioè sii glorificato in questa mia necessità; “venga il tuo regno”, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; “sia fatta la tua volontà”, ossia PENSACI TU.

Se mi dite davvero: “sia fatta la tua volontà”, che è lo stesso che dire: “pensaci tu”, io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: “Sia fatta la tua volontà, pensaci tu”. Ti dico che io ci penso, che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di’: “Pensaci tu”. Ti dico che io ci penso.

E’ contro l’abbandono la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto. E’ come la confusione che portano i fanciulli, che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. 

Ci penso solo quando chiudete gli occhi. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, confidando solo negli uomini. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E’ questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi, e come mi accoro nel vedervi agitati! Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessuno pensiero di voi; io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà! Se avete vostre risorse, anche in poco, o, se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi. 

Opera divinamente chi si abbandona a Dio.

Quando vedi che le cose si complicano, di’ con gli occhi dell’anima chiusi: “Gesù, pensaci tu”. 

E distràiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male. Confida in me spesso, distraendoti da te stesso. Fa’ così per tutte le tue necessità. Fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore. Io ci penserò ve lo assicuro. Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi faccio la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore che impone la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e di’ con tutta l’anima: “Gesù pensaci tu”. Non temere ci penso io. E tu benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di fiducioso abbandono: ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa:

O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!

di Don Dolindo Ruotolo

Chiara Corbella

Chiara Corbella riceve in famiglia un’educazione cattolica e con la madre inizia a frequentare una comunità del Rinnovamento nello Spirito. Nell’estate del 2002, mentre si trova a Mediugorie con la sorella maggiore Elisa, incontra Enrico Petrillo, che si trova in pellegrinaggio con la comunità del Rinnovamento Carismatico.

I due iniziano a frequentarsi e si fidanzano; dopo sei anni, il 21 settembre 2008 si sposano ad Assisi. Al ritorno dal viaggio di nozze Chiara scopre di essere incinta, ma l’ecografia della bambina rivela un’anencefalia. I coniugi decidono che la gravidanza debba proseguire: il 10 giugno 2009 nasce Maria Grazia Letizia, che sopravvive al parto solo mezz’ora.

Dopo pochi mesi Chiara ha una nuova gravidanza ma il bambino, cui viene dato il nome di Davide Giovanni, presenta gravi malformazioni ed è privo degli arti inferiori. La gravidanza viene comunque portata a termine; il piccolo muore il 24 giugno 2010, poco dopo la nascita.[5][6]

Dopo essersi sottoposta insieme al marito a esami genetici, che escludono un collegamento fra le patologie di Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, Chiara ha una nuova gravidanza, ma al quinto mese[7] le viene diagnosticato un carcinoma alla lingua, e viene sottoposta a un primo intervento il 16 marzo 2011. Per la seconda parte dell’intervento è necessario attendere la nascita del bambino, ma nel frattempo Chiara non si sottopone ad alcuna terapia per non danneggiare il feto.[8]

Il 30 maggio 2011 nasce Francesco, completamente sano, e il 3 giugno successivo la madre affronta la seconda parte dell’intervento e inizia chemioterapia e radioterapia, ma ormai il tumore si è diffuso nell’organismo: Chiara muore il 13 giugno 2012 a Pian della Carlotta, località tra Cerveteri e Manziana, dove la coppia si era trasferita. La giovane lascia una preziosa testimonianza di fede, come il cardinale Agostino Vallini sottolinea al funerale, celebrato a Roma il 16 giugno 2012 nella chiesa di Santa Francesca Romana.[9] Chiara è sepolta nel cimitero del Verano a Roma, nella stessa tomba dove riposano i suoi altri due bambini.

Esercito del Cristo

Hai presente la messa il sabato sera
Intendo quella vera, intendo quella vera
Hai presente quel parroco con le sorelle,
Quelle che non ci rompono più, quelle che non rompono più
E se ti parlo di Cristo
E se ti suono un po’  il banjo
Dici che sono depresso, che non sto nel contesto, che sono un bigotto
Ma se ti porto in convento
Mi dici portami in centro

Perché lì non c’è campo, poi vai fuori di testa come l?ultima volta
Siamo l’esercito del Cristo
Di chi Lo prega con l?iPhone
Ma non abbiamo più contatti
Soltanto like a un altro post
Gesù mi manchi
Mi manchi
Mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa
Mi manchi nella Testa
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho
Hai presente la Chiesa nel sabato sera
Intendo quella vera, intendo quella vera

Hai presente la gente che prega in ginocchio
Dici che non esistono più, dici che non esistono più
E se ti parlo di Cristo
Carta forbice o sasso
Dici che sono depresso, che non sto nel contesto, che sono un bigotto

Ma se ti porto in convento

Mi dici portami in centro
Perché lì non c’è campo, poi vai fuori di testa come l?ultima volta
Siamo l?esercito del Cristo
Di chi Lo prega con l?iPhone

Ma non abbiamo più contatti. Soltanto like a un altro post
Gesù mi manchi
Mi manchi
Mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa
Mi manchi nella Testa
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho
Siamo l’esercito del Cristo
Di chi Lo prega con l?iPhone
vogliamo essere cristiani
abbiamo la Confermazionnnnn
Gesù mi Piaci
mi Piaci
mi Piaci
mi Piaci in carne ed ossa
ti voglio nella Testa
Adesso sei con me, sei con me, sei con me?. uhhhuuuuuuuuuuuuuuuuuuu”

Studiare la vita o togliere la vita?

Se decidi di vedere questo video o leggerne la trascrizione qui sotto farai la conoscenza di un uomo che, per una combinazione di eventi, ma soprattutto per una grande forza di volontà, passa il suo tempo a capire i più nascosti segreti della vita umana.

Quest’uomo è contemporaneo di un altro uomo che ha passato gli ultimi minuti della sua vita a togliere la vita ad uomini e bambini che avevano la sola colpa di essere considerati il suo “nemico”.

Questi due uomini abitano il nostro pianeta ma vivono in due mondi totalmente differenti.

Hai mai pensato che tu puoi fare molto affinchè questi due mondi siano più vicini? Condividi questo video e la ricerca del senso della vita perchè è solo con la cultura che si può capire e sconfiggere la violenza cieca che si fonda sull’ignoranza del valore sacro della vita.

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Nei prossimi 16 minuti, vi condurrò in un viaggio che è probabilmente il più grande sogno dell’umanità: comprendere il codice della vita.

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Per me tutto iniziò molti anni fa, quando incontrai la prima stampante 3D. Il concetto era affascinante. A una stampante 3D bastano tre elementi – un po’ di informazione, un po’ di materia prima e un po’ di energia – per creare qualsiasi oggetto prima inesistente.

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Studiavo fisica, e mentre tornavo a casa mi resi conto che in realtà avevo sempre conosciuto una stampante 3D. Tutti la conoscono. Era mia mamma.

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(Risate)

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Mia mamma ha usato tre elementi: un po’ di informazione, in questo caso sia sua che di mio padre, materia prima ed energia nello stesso supporto, cioè cibo, e dopo qualche mese produce me. Che non esistevo prima.

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Quindi al di là dello shock di mia madre quando ha scoperto di essere una stampante 3D, sono stato catturato fin da subito dal primo elemento, l’informazione. Quanta informazione serve per creare e assemblare un essere umano? Ne serve tanta? Ne basta poca? Quante chiavette USB potremmo riempire?

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All’inizio delle ricerca stavo ancora studiando fisica e ho approssimato un essere umano a un gigantesco pezzo di Lego. Immaginate che i mattoni da costruzione siano piccoli atomi: un idrogeno qui, un carbonio qui, un azoto qui. Come prima approssimazione, se riesco ad elencare il numero di atomi che compongono un essere umano, lo posso costruire. Se fate due conti, il numero che viene fuori è strabiliante. Il numero di atomi, il file che salverò sulla penna USB per assemblare un bebè, riempirebbe un intero Titanic di chiavette — moltiplicato per 2.000. Questo è il miracolo della vita. D’ora in poi, davanti a una donna incinta, notatelo: sta assemblando la più grande mole di dati che abbiate mai incontrato. Dimenticate i big data, e qualsiasi cosa abbiate mai sentito. È questa la più grande quantità di informazione che esista.

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(Applausi)

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Ma la natura, per fortuna, è molto più intelligente di un giovane fisico, e in 4 miliardi di anni è riuscita a concentrare questa informazione in un piccolo cristallo, che chiamiamo DNA. L’abbiamo visto per la prima volta nel 1950, quando Rosalind Franklin, una brillante scienziata, lo fotografò. Ma abbiamo impiegato più di 40 anni per poter finalmente curiosare dentro una cellula umana, estrarre il cristallo, srotolarlo e leggerlo per la prima volta. Il codice si è rivelato un alfabeto piuttosto semplice, composto da quattro lettere: A, T, C e G. Per costruire un essere umano, ne servono tre miliardi. Tre miliardi. Quanti sono tre miliardi?

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Non ha alcun senso come numero, vero? Stavo pensando a un modo di comunicare meglio, di farvi capire quando enorme sia questo codice. Ma c’è un modo — capiamoci, mi servirà un po’ di aiuto, e la persona perfetta per aiutarmi a presentarvi il codice è il primo uomo che l’ha sequenziato, Dr. Craig Venter.

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Benvenuto sul palco, Dr. Craig Venter.

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(Applausi) Non l’uomo in carne e ossa: per la prima volta nella storia, questo è il genoma di uno specifico uomo, stampato pagina per pagina, lettera per lettera: 262.000 pagine di informazioni, 450 chili, spediti dagli Stati Uniti al Canada grazie a Bruno Bowden, Lulu.com, una start-up, che ha fatto tutto.

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È stata un’impresa incredibile. Ma questa è la percezione visiva di ciò che è il codice della vita. Ora, per la prima volta, posso fare una cosa divertente: curiosarci dentro e leggerlo. Prendiamo un libro interessante… questo, per esempio. Ho messo una nota: è un libro piuttosto grande. Ma è per farvi vedere cos’è il codice della vita: migliaia e migliaia e migliaia e milioni di lettere. Che all’apparenza non hanno alcun senso. Andiamo a un punto specifico.

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Ve la leggo:

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(Risate)

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“AAG, AAT, ATA.” Per voi queste lettere non hanno alcun senso, ma questa sequenza dà a Craig il colore degli occhi. Vi mostrerò un’altra parte del libro.

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Questo è un po’ più complicato, in realtà.

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Cromosoma 14, libro 132:

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(Risate) Come forse vi aspettavate. (Risate)

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“ATT, CTT, GATT.”

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Questo essere umano è fortunato,

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perché se mancassero solo due lettere, in questo punto — due lettere su tre miliardi — sarebbe condannato ad una terribile malattia: fibrosi cistica. Non esiste una cura, non sappiamo come curarla, e bastano due lettere a fare tutta la differenza. Un libro bellissimo, potente,

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che mi ha aiutato a capire e mostrarvi qualcosa di notevole. Le lettere che identificano me, e ognuno di voi, sono solo 5 milioni circa, mezzo libro. Per il resto, siamo tutti assolutamente identici. 500 pagine è il miracolo della vita che solo voi siete. Il resto lo condividiamo tutti. Ripensateci, quando credete di essere tanto speciali. Questo è quanto abbiamo in comune. Adesso che ho la vostra attenzione, la prossima domanda è:

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come lo leggo? Come lo comprendo? Per quanto bravi possiate essere a montare mobili svedesi, questo libretto delle istruzioni è fuori dalla vostra portata. (Risate) Quindi nel 2014, due famosi TEDster,

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Peter Diamandis e lo stesso Craig Venter,

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decisero di creare una nuova azienda. Nacque Human Longevity, con una missione: fare tutto il possibile e imparare il massimo possibile da questi libri, con un obiettivo — realizzare il sogno della medicina personalizzata, capire cosa bisognerebbe fare per migliorare la salute e quali sono i segreti di questi libri. Un’incredibile squadra, 40 analisti dei dati e molte altre persone con cui è bello lavorare.

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Il concetto è, in realtà, molto semplice. Useremo una tecnologia chiamata apprendimento automatico. Da un lato ci sono i genomi — a migliaia. Dall’altro abbiamo collezionato il più grande database di esseri umani: fenotipi, scansione 3D, NMR — tutto ciò che vi viene in mente. Lì dentro, ai due estremi, c’è il segreto della traduzione. Nel mezzo costruiamo la macchina. Costruiamo una macchina e alleniamo la macchina – beh, non proprio una: molte, molte macchine – per capire e tradurre il genoma in un fenotipo. Cosa sono quelle lettere, e cosa fanno. È un metodo che può essere usato per qualsiasi cosa, ma applicarlo alla genomica è particolarmente complicato. Piano piano siamo cresciuti e cercavamo altre sfide. Abbiamo cominciato dalle basi, dai tratti comuni. I tratti comuni sono semplici perché sono comuni, tutti li hanno. Quindi abbiamo iniziato a porci un po’ di domande: possiamo predire l’altezza?

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Possiamo leggere quei libri e predire l’altezza? In effetti si, con un margine di precisione di 5 centimetri. L’IMC è abbastanza collegato allo stile di vita, ma ce la facciamo ancora, ci siamo vicini con un margine di errore di 8 chili. Il colore degli occhi? Sì, possiamo prevederlo. Con una precisione dell’80%. Possiamo predire il colore della pelle? Sì, possiamo, con una precisione dell’80%. Possiamo predire l’età? Si, perché sembra che il codice cambi nel corso della vita. Si accorcia, si perdono pezzi, compaiono delle aggiunte. Noi leggiamo i segnali e creiamo un modello. E ora una sfida interessante: possiamo prevedere un volto umano?

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È un po’ complicato, perché un volto umano è disperso tra milioni di queste lettere. E un volto umano non è un oggetto ben definito. Abbiamo dovuto quindi partire da zero per capire come insegnare alla macchina cos’è una faccia, e poi incorporare e compattare il codice. Se conoscete un po’ l’apprendimento automatico, potete immaginare che genere di sfida sia stata. Adesso, dopo 15 anni — 15 anni dalla lettura della prima sequenza — a ottobre abbiamo iniziato a ricevere dei segnali.

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È stato un momento emozionante. Qui vedete un soggetto del nostro laboratorio. Per noi questa è una faccia. Quindi prendiamo la vera faccia di un soggetto, riduciamo la complessità, perché i geni non spiegano tutto: molti tratti, difetti e asimmetrie derivano dalla vita. Rendiamo la faccia simmetrica e applichiamo il nostro algoritmo. Ora vi mostro i risultati: questa è la previsione che otteniamo dal sangue. (Applauso) Aspettate un attimo.

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In questo istante state guardando a sinistra e a destra, sinistra e destra,

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e il vostro cervello cerca di convincersi che sono uguali. Quindi ora vi chiederò di fare l’esercizio opposto: cercate le differenze, che sono molte. La maggiore parte di segnali deriva dal genere, poi dall’età, dall’IMC, dall’etnia di un essere umano. E fare meglio di quel segnale è molto più complicato. Ma quello che potete vedere, nonostante le differenze, vi fa capire che siamo sulla strada giusta, che ci stiamo avvicinando. E già ci impressiona. Questo è un altro soggetto analizzato, e questa è una previsione.

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Il viso è un po’ più piccolo, non abbiamo individuato la completa struttura del cranio, ma comunque è una buona approssimazione. Questo è un soggetto che viene al nostro laboratorio, e questa è la previsione. Queste persone non sono mai state viste durante la preparazione della macchina. Sono le cosiddette serie escluse. Ma probabilmente, non immaginereste mai chi sono. Stiamo pubblicando tutto su una rivista scientifica, che potrete leggere. Ma dato che siamo sul palco, Chris mi ha sfidato.

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Forse mi sono esposto nel cercare di fare una previsione di una persona che potreste riconoscere. In questa fialetta di sangue — e credetemi, non avete idea di cosa abbiamo fatto per potervela mostrare — in questa fialetta di sangue c’è sufficiente informazione biologica per permetterci di elaborare un’intera sequenza genomica. Ne basta davvero così poco. Abbiamo eseguito la sequenza, e ora lo rifarò con voi. Poi abbiamo iniziato ad accumulare tutta la conoscenza che avevamo. Dalla fialetta di sangue, abbiamo previsto che fosse maschio. E il soggetto è un maschio. Abbiamo previsto che fosse alto 1m e 76 cm. Il soggetto è alto 1m e 77cm. Abbiamo previsto che pesasse 76kg; il soggetto pesa 82kg. Abbiamo previsto la sua età, 38. Il soggetto ha 35 anni. Abbiamo previsto il colore dei suoi occhi. Troppo scuri. Abbiamo previsto il colore della sua pelle: più o meno ci siamo. Quella è la sua faccia. Adesso, la rivelazione: il soggetto è questa persona.

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(Risate) L’ho fatto intenzionalmente.

12:05
Faccio parte di un’etnia molto particolare:

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sudeuropea, italiani — che non corrispondono mai ai modelli. È particolare — questa etnia è un complesso caso limite per il nostro modello. Ma c’è un altro motivo. Una delle cose su cui ci basiamo molto per riconoscere le persone non sarà mai scritto nel genoma. È il nostro libero arbitrio, è il mio aspetto. Non il mio taglio di capelli, in questo caso, ma quello della mia barba. Allora trasferirò, in questo caso — solo con Photoshop, senza modelli 3D — la barba sul soggetto. Ed immediatamente siamo molto molto più vicini. Perché facciamo tutto questo? Di certo non lo facciamo per predire l’altezza

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o scattare una bella foto dal nostro sangue. Lo facciamo perché la stessa tecnologia e lo stesso approccio, l’apprendimento automatico di questo codice, ci sta aiutando a capire come funzioniamo, come funziona il nostro corpo, come invecchia il nostro corpo, come si generano le malattie, come il cancro nasce e si sviluppa, come funzionano i farmaci e se funzionano sul nostro corpo. È una sfida immensa. È una sfida che condividiamo

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con centinaia di altri ricercatori nel mondo. Si chiama medicina personalizzata. Ed è la capacità di passare da un approccio statistico, dove siete un puntino nell’oceano, a un approccio personalizzato, in cui leggiamo tutti questi libri e capiamo esattamente come siete. Ma è una sfida particolarmente complicata, perché di tutti questi libri, ad oggi, conosciamo solo il 2% circa: quattro libri su più di 175. Questo non è l’argomento del mio talk, perché impareremo più di questo.

14:04
Le migliori menti al mondo stanno lavorando su questo argomento. Le previsioni miglioreranno, il modello sarà più preciso. E più impareremo, più dovremo confrontarci con decisioni mai affrontate prima sulla vita, sulla morte, sull’essere genitori. Quindi, questa conversazione — stiamo indagando i meccanismi più profondi della vita. Ed è una rivoluzione che non può essere limitata al campo della scienza o della tecnologia. Deve diventare una conversazione globale.

14:46
Dobbiamo pensare al futuro che stiamo costruendo come umanità. Dobbiamo collaborare con i creativi, con gli artisti, con i filosofi, con i politici. Siamo tutti coinvolti, perché in ballo c’è il futuro della nostra specie. Senza timori, ma con la consapevolezza che le decisioni che prenderemo nel prossimo anno cambieranno il corso della storia per sempre. Grazie. (Applausi)

cristo sofferente

Non sono solo – Francesco Paolo Vinciguerra

Nel profondo della meditazione,

volgo lo sguardo alla statua del Cristo.

E mi accorgo di non essere solo…

Una sensazione di dolce brivido assale

la mia carne.

Un abbraccio profondo stringe il mio cuore.

Una carezza velata avvolge l’anima mia.

E sempre di più mi accorgo di non

essere solo…

Nell’aria si spande un profumo di comunicazione.

Il mio sguardo, il Suo sguardo…

Commosso sono caduto in ginocchio.

E, pervaso d’amore, molte lacrime rigano il mio

volto.

Ora mi accorgo che, certamente,

non sono solo.

 

cristo sofferente

Statua raffigurante Cristo sofferente – Castello di Morigerati – Ph. Marco Costanzo

 

Le emozioni di un padre per un miracolo avvenuto al figlio

La morte di una persona cara dona un senso nuovo alla vita. I miracoli donano senso alla vita (per chi ci crede).

Guarda questo video e spiegami se ci sono buoni motivi per non essere complici della gioia di questo scampato pericolo. E passa una buona domenica, con la gentilezza ritrovata dapprima nel tuo cuore.

 

 

 

Quelli che hanno sofferto di più,
spesso parlano con reticenza,
del momento in cui il dolore e la morte,
hanno smesso di dominarli,
ed è sopraggiunta la quiete….
Tutti quanti custodiscono quel silenzio vivente,
quella sorgente di pace,
al centro del loro essere.

Pam Brown – 1928

 

Emozioni – 20 anni dall’omicidio di Don Peppino Diana

Giuseppe Diana, chiamato anche Peppe Diana o Peppino Diana (Casal di Principe, 4 luglio 1958Casal di Principe, 19 marzo 1994), è stato un presbitero, scrittore e scout italiano, assassinato dalla camorra per il suo impegno antimafia[1][2].

Il suo impegno civile e religioso contro la camorra ha lasciato un profondo segno nella società campana. Il Liceo Scientifico di Morcone dal 21 aprile 2010 prende il suo nome.

http://www.digireale.com/2014/03/19/un-grande-uomo-spesso-non-fa-rumore/

 

 

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare
un sottile dispiacere.
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire.
Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere
se poi è tanto difficile morire.

E stringere le mani per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c’è…

capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni

Uscir nella brughiera di mattina dove non si vede un passo
per ritrovar se stesso.
Parlar del più e del meno con un pescatore per ore ed ore
e non sentir che dentro qualcosa muore…
E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa.
E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po’ scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese.

E chiudere gli occhi per fermare
qualcosa che
è dentro me
ma nella mente tua non c’è

capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni.

Battisti
Autori: Battisti-Mogol