Mi piacciono le cose semplici – Agostino Degas

Mi piacciono le cose semplici
come il sorriso dei bambini,
quelle che sono sotto gli occhi di tutti,
quelle che danno più sapore alla vita,
Mi piacciono le piccole cose di ogni giorno,
umili, vere, belle, profonde,
le sole capaci di darci grandi emozioni.
Le uniche che arrivano dritte al cuore
e ci resteranno a lungo.

(Agostino Degas)

Another Decoration
Grazie a Rita Costanzo

#auguri #natale #poesie-di-natale #poesie-per-auguri

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Natale – Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Non respingere i sogni – Pedro Salinas

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
“Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

La sala d’aspetto – Rodari

Chi non ha casa e non ha letto
si rifugia in sala d’aspetto.

Di una panca si contenta,
tra due fagotti s’addormenta.

Il controllore pensa: “Chissà
quel viaggiatore dove anderà?”

Ma lui viaggia solo di giorno,
sempre a piedi se ne va attorno:

cammina, cammina, eh, sono guai,
la sua stazione non la trova mai!

Non trova lavoro, non ha tetto,
di sera torna in sala d’aspetto:

e aspetta, aspetta, ma sono guai,
il suo treno non parte mai.

Se un fischio echeggia di prima mattina,
lui sogna d’essere all’officina.

Controllore non lo svegliare:
un poco ancora lascialo sognare.

E’ gia Natale – Biagio Antonacci

E’ già qui
è già qui
è già Natale
i bambini hanno cose da aspettare,
è già qui
e ho per te amore mio
non un dono ma qualcosa di speciale,
io vorrei essere un pò originale,
regalare con la testa e non a comprare,
scriverti una canzone
che mai sarà per radio
perchè rimanga tua
perchè rimanga sola
e che non potrà invecchiare mai
e nessun altro canterà,
usala quando non sarò o non potrò restar a te vicino.
è già qui,
è già qui,
è già Natale ,
dopo tutto è solo un giorno da aspettare
e di luci ho riempito il mio viale,
e la gente lascia in chiesa un ideale,
a mia madre non sapevo cosa dire, per non essere coinvolto stavo male…
ecco perchè ti scrivo quello che mai ti dico in questo giorno lento, tutto mi torna dentro ed io mi rivendo perchè ho te e in te la mia canzone rivivrà,
usala quando non sarò o non potrò restar a te vicino.
E’ già qui
è già qui
è già Natale

https://twitter.com/#!/digireale/status/145921324752179201

Poesie di Natale: A Gesù bambino – Saba

La notte è scesa
e brilla la cometa
che ha segnato il cammino.
Sono davanti a Te, Santo Bambino!
Tu re dell’Universo,
ci hai insegnato
che tutte le creature sono uguali,
che le distingue solo la bontà,
tesoro immenso,
dato al povero e al ricco.
Gesù fa che io sia buono,
che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono
s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda,
nel tuo nome.

Umberto Saba

 

Hai vinto!

Il mistero di Natale – L. Hausman

La Luce guardò in basso
e vide le Tenebre:
“Là voglio andare”
disse la Luce.

La Pace guardò in basso
e vide la Guerra:
“Là voglio andare”
disse la Pace.

L’Amore guardò in basso
e vide l’Odio:
“Là voglio andare”
disse l’Amore.

Così apparve la Luce
e risplendette.
Così apparve la Pace
e offrì riposo.
Così apparve l’Amore
e portò vita;
questo è il mistero del Natale.

La Notte Santa – Guido Gozzano

La Notte Santa
di Guido Gozzano

Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno
d’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!

Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

Poesie di Natale “MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA”

“MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA”

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a meta’ del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
i! n solitudine e piu’ alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio e’ piu’ fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
piu’ che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesu’, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio.
(David Maria Turoldo)