Cosa cerchi in questa vita?

Una riflessione presa dalla Bibbia:
(Eb 11,32-40)
Per fede conquistarono regni.
Dio per noi aveva predisposto qualcosa di meglio.

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Lo scoglio innamorato – Laura Bruschini

Aspetto l’onda che mi lambisce il fianco

Mentre il vento mi sussurra un canto

Del sole ne catturo i raggi innamorato

Scorrono momenti tra profumi e sapori

Tra voci indistinte e lontani suoni

Un tocco d’erba su questo scoglio

Di bellezza rara, prima dell’imbrunire

E’ lo spettacolo che si ripete ogni sera

Quando il sole poggiandosi

Va dietro Favignana a scomparire

Dei più bei tramonti qui resto

Ammirato e incantato

(Laura Bruschini)

Le più belle poesie per San Valentino

Abbiamo selezionato queste poesie

Se saprai starmi vicino… Poesia di Pablo Neruda

Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perchè insieme è gioia…

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

Pablo Neruda

Non ho bisogno di tempo… poesia di Pedro Salinas

 

Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:

conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere
là dove taci, o nelle
parole con cui taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all’indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azione a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanni conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile

 

E tu quali poesie hai dedicato al tuo amore?

 

Amai – poesia di Angelo Baiunco

Amai i ricordi come sperato
Riverbero di un incanto qualsiasi;

Amai i passi che furono fiato
E colore alla mia anima in pausa:

E’ adesso questo canto, macerato
Assòlo di quieti per sempre mie:

E’ quando me ne sto solo, riamato
Da un intimo firmamento di addii.
              A.B.

Fai i complimenti ad Angelo qui

Il senso della vita per Massimiliano Marino

Ha la vita senso?
Qual’è il senso della vita?
È forse il vivere perpetuo?
È irrazionale dar logica a ciò che non si conosce
La vita è per l’appunto un celato che assaggiamo a bocconi di minuti
Il domani, che in molti ha spiegazione nella pianificazione, può aver mutamenti repentini
Ed a volte neanche ciò che fu per definizione divina, indivisibile, gli sopravvivere
Ecco il senso della vita è per me l’accettare dell’evolversi
Un padre non è un figlio che ora affronta ciò che egli stesso per prima provocò?
E lo ieri non è stato per un breve tempo il domani?
Non è importante perciò perdersi nel ragionamento di ciò che potrà essere accumulando tristezze e sperando in fine che poi non deludano le speranze,
L’intelligente vive ogni suo istante facendone l’attimo felice
Egli
Girandosi indietro non avrà rimorsi e guardando il domani troverà scuse per essere di nuovo gaudio.

Massimiliano Marino

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Mi avevano promesso il paradiso – Ali Ağca – Leggi un capitolo per capire il libro

“Non ho paura di morire perché andrò diritto in paradiso. allah mi accoglierà a braccia aperte perché ho ucciso per lui. È una fresca alba di maggio a Roma, mercoledì 13, anno 1981.”

Nel link seguente potete leggere il primo capitolo del libro dell’attentatore del Papa Ali Ağca.

Interessante osservare come la cultura dell’odio non sia lontana dal nostro mondo e spesso siamo noi con la nostra indifferenza ad aumentarla.

http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/mi-avevano-promesso-il-paradiso-9788861904040.php?s=n20110217

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Marco

Lontano – poesia di Simo

Da lontano

ti sorride il mio amore,

dolce piuma

trattenuta dal respiro del vento.

Ti cercherà fino all’alba,

fino ai sogni,

fino alle porte del cuore,

oltre ogni limite.

Tu sei il mio confine lontano,

che contiene le mie piene impetuose,

forti braccia che circondano la mia pelle.

Chiudo gli occhi e tu sei lì

nel cielo immenso dei miei pensieri

per tendermi la tua mano forte e sicura,

così che io non possa più perdermi

e riesca a tirar fuori

tutto il mio coraggio

fatto solo di stelle.

Simo

Originale qui http://ospiteincallita.wordpress.com/2013/01/16/lontano/

La crisi secondo Einstein

"…Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E‘ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E‘ nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro!
L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla…"

Albert Einstein

La ballata del Cerutti – canzone di Giorgio Gaber

Io ho sentito molte ballate
quella di Tom Dooley
quella di Davy Crocket
e sarebbe piaciuto anche a me
scriverne una così
invece invece niente
ho fatto una ballata
per uno che sta a Milano
al Giambellino
il Cerutti Cerutti Gino
Il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
vent’anni biondo mai una lira
per non passare guai
fiutava intorno che aria tira
e non sgobbava mai
il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
una sera in una strada scura
occhio c’e’ una lambretta
fingendo di non aver paura
il Cerutti monta in fretta
ma che rogna nera quella sera
qualcuno vede e chiama
veloce arriva la pantera
e lo vede la madama
il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
ora è triste e un poco manomesso
si trova al terzo raggio
e’ lì che attende il suo processo
forse vien fuori a Maggio
s’e’ beccato un bel tre mesi il Gino
ma il giudice è stato buono
gli ha fatto un lungo verborino
è uscito col condono
il suo nome era
Cerutti Gino
ma lo chiamavan drago
gli amici al bar del Giambellino
dicevan che era un mago
è tornato al bar Cerutti Gino
e gli amici nel futuro
quando parleran del Gino
diran che è un tipo duro

Come potrò realizzarmi di Frere Roger Schutz

Chi ti spianerà la via per raggiungere le sorgenti zampillanti? Solo là e non altrove si sviluppano le forze vive del rischio. Quando ti interroghi dicendo: “Come potrò realizzarmi?”, sai di aspirare ad un’esistenza di completezza e non ad una vita inquadrata e senza rischi. Non attardarti in situazioni senza via d’uscita perché vi bruceresti energie vitali. Niente compiacenze con te stesso. Va oltre, senza esitare. E scoprirai che il tuo cuore s’allarga: solo alla presenza di Dio l’uomo si realizza.

Auschwitz poesie di Salvatore Quasimodo

Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola,
amore, lungo la pianura nordica,
in un campo di morte: fredda, funebre,
la pioggia sulla ruggine dei pali
e i grovigli di ferro dei recinti:
e non albero o uccelli nell’aria grigia
o su dal nostro pensiero, ma inerzia
e dolore che la memoria lascia
al suo silenzio senza ironia o ira.
Da quell’inferno aperto da una scritta
bianca: ” Il lavoro vi renderà liberi ”
uscì continuo il fumo
di migliaia di donne spinte fuori
all’alba dai canili contro il muro
del tiro a segno o soffocate urlando
misericordia all’acqua con la bocca
di scheletro sotto le doccie a gas.
Le troverai tu, soldato, nella tua
storia in forme di fiumi, d’animali,
o sei tu pure cenere d’Auschwitz,
medaglia di silenzio?
Restano lunghe trecce chiuse in urne
di vetro ancora strette da amuleti
e ombre infinite di piccole scarpe
e di sciarpe d’ebrei: sono reliquie
d’un tempo di saggezza, di sapienza
dell’uomo che si fa misura d’armi,
sono i miti, le nostre metamorfosi.

Sulle distese dove amore e pianto
marcirono e pietà, sotto la pioggia,
laggiù, batteva un no dentro di noi,
un no alla morte, morta ad Auschwitz,
per non ripetere, da quella buca
di cenere, la morte.