Poesia sul lavoro di Gianni Rodari: Gli odori dei mestieri

Gli odori dei mestieri

lo so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c’è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po’.

Gianni Rodari.

Buon Primo Maggio

 

 

Bolla d’Amore

Mi diceva
Tu lo sai
Vivere è come fiorire
Nasci e cresci
Nutrirsi è d’amore
Poi si sboccia
Si sparge l’essenza
A chiudere le crepe del cuore
A lenire le ferite dell’anima
A rallegrare la mente
A distogliere i pensieri
A sollecitare il cammino
Mi diceva
Tu lo sai
Poi il vento
Ti porterà via
Ma i segni
Lasciati dalla tua essenza
Saranno indelebili
Chiusi un una bolla
Di eterno Amore

(Laura Bruschini)

Non ancora

Quante sfide

Su questa strada

Di sola andata

La corsia preferenziale

E’ la più ambita

Ma veloce e solitaria

Nessuna freccia

Non c’è sorpasso

Sulla corsia centrale

Si viaggia in buona compagnia

Tanti orizzonti da osservare

Condividere

Ammirare

Il piazzale di emergenza

Una forzatura di necessità

Qualche lunga sosta

Nessuna fermata

Il viaggio riprende

Tra corse

Salite

E infine discese

Lungo il tempo

Un viaggio

Nel tempo infinito

Ma non finito

Non ancora

(Laura Bruschini)

Specchio riflesso

Nello specchio si riflette una luce tenue

Nel buio lenta si muove un ombra

La fiammella di una candela

Disegna nell’aria figure e cerchi

Suscita ricordi passati

L’ombra prosegue il cammino

Lungo lo stretto corridoio

Prima di scomparire

La fiammella si spegne

Nello specchio resta impressa

Una luce sospesa

(Laura Bruschini)

Veste d’autunno

Con un vestito di verde autunno

Vorrei vestirmi dell’odore dei campi

Tra i capelli le foglie trasportate dal vento

Mentre l’erba mi sfiora le gambe

Le braccia sono protese al cielo

In un canto di gioia

Nel percorrere sentieri

Vallate e monti

Tra storia e natura

Il cuore gioisce

La voce sussurra appena

La quiete non si interrompe

Il canto si leva

Internamente trattenuto

Un grido muto al vento di felicità

(Laura Bruschini)

Mare – Giovanni Pascoli

M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare:
un guizzo chiama, un palpito risponde.

Ecco sospira l’acqua, alita il vento:
sul mare è apparso un bel ponte d’argento.

Ponte gettato sui laghi sereni,
per chi dunque sei fatto e dove meni?

Elogio dei piedi – Erri De Luca

Erri De Luca @ Trento Film Festival
Erri De Luca @ Trento Film Festival (Photo credit: Niccolò Caranti)

 

Perché reggono l’intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

 

 

Erri De Luca

« Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. »
(Erri De Luca, Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi, Torino 2002)

Definito “lo scrittore del decennio”[2] da Giorgio De Rienzo, critico letterario del “Corriere della Sera“.

Dopo gli studi al Liceo Umberto, nel 1968, a diciotto anni, raggiunge Roma, dove prende parte al Gaos (Gruppo di Agitazione Operai e Studenti), gruppo che fonderà Lotta Continua a Roma. Erri diventerà in seguito il responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua.[3]

In seguito svolge numerosi mestieri in Italia ed all’estero, come operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore.[4] Durante la guerra in ex-Jugoslavia è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni. Studia da autodidatta diverse lingue, tra cui lo yiddish e l’ebraico antico dal quale traduce alcuni testi della Bibbia. Lo scopo di queste traduzioni, che De Luca chiama “traduzioni di servizio”, non è quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico.

Pubblica il primo romanzo nel 1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli.

Regolarmente tradotto in francese, spagnolo, inglese, tra il 1994 e il 2002 riceve il premio France Culture per Aceto, arcobaleno, il Premio Laure Bataillon per Tre Cavalli e il Femina Etranger perMontedidio. È del 1999 il libro Tu, mio.

Collabora a diversi giornali (La RepubblicaIl Corriere della SeraIl ManifestoAvvenireGli Altri) e oltre ad articoli d’opinione, scrive occasionalmente anche di montagna. Come dichiara in alcune interviste televisive Erri De Luca è un grande amante della montagna.

 

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo – Cecco Angiolieri

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse Dio, mandereil’ en profondo;
s’i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s’i fosse ‘mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.
S’i fosse morte, andarei a mi’ padre;
s’i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi’ madre.
Si fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

 

Alle donne da Madre Teresa

Donna

Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni…
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’euna linea di partenza.
Dietro ogni successo c'e
un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!!!

Madre Teresa di Calcutta

 

Quando l’alba si colora – testo di canzone

Quando l’alba si colora,
quando il cielo si innamora,
del suo mare calmo tutto blu.
Quando il sole fa le fusa
fra le nuvolette rosa,
sento che la vita è tutta qui.
Sento l’universo tutto quanto dentro me
e se guardo intorno tutto è grande più di me.
Quando stringo delle mani
o se abbraccio dei bambini
vedo cosa sono e cosa sei
Siamo sabbia fra le dita
che va via come la vita
che mi ha fatto vivere tra noi.
E se chiudo gli occhi tutto quanto vive in me,
piccolo granello che nell’aria vola via.
Ecco cos’è questa vita che non sa
cosa le succederà.
Forse non è solo un caso che sta qua,
solo un gioco o chi lo sa.
Quando morirò domani
conterò tutti i ricordi
di quell’universo che c’è in me
Mille voli di farfalle
da inseguire in mezzo ai prati
senza domandarsi mai perché,
ma per catturare cosa c’è dentro di te:
è soltanto amore e c’è Dio che pensa a me?
Ecco cos’è questa vita che ci dà
questa sua specialità.
Ecco perché quando non ci sarò più
questo amore sarai tu.
Questo amore sarai tu
per amare sempre più
per amare quella che è la vita che sarà.
Ecco cos’è. Ecco perché.
Questo amore tu sarai.