Poesia per una morte improvvisa

Questa canzone di Guccini ci restituisce l’interrogativo sul senso della vita che spesso cerchiamo di dimenticare.

Questo è l’interrogativo numero uno di ogni essere pensante. Dalla cui risposta (o non risposta) discendono le nostre azioni.

Lunga e diritta correva la strada,
l’auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata,
vicino a lei sorrideva.
Forte la mano teneva il volante,
forte il motore cantava
non lo sapevi che c’era la morte
quel giorno che t’aspettava.

Non lo sapevi che c’era la morte,
quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte
venga e ci prenda per mano.

Non lo sapevi ma cosa hai pensato
quando la strada è impazzita
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un’altra è finita.

Non lo sapevi ma cosa hai sentito
quando lo schianto ti ha uccisa
quando anche il cielo di sopra è crollato
quando la vita è fuggita.

Dopo il silenzio soltanto è regnato
tra le lamiere contorte
sull’autostrada cercavi la vita
ma ti ha incontrato la morte.

Vorrei sapere a che cosa è servito
vivere, amare e soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire.

Voglio però ricordarti com’ eri,
pensare che ancora vivi
voglio pensare che ancora mi ascolti
e come allora sorridi.

“Non avrete il mio odio”, il pensiero di Antoine Leiris dopo i fatti di Parigi

“Venerdì sera avete rubato la vita di un essere eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio ma voi non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio saperlo, siete delle anime morte. Se questo Dio per il quale voi uccidete ciecamente ci ha fatto a sua immagine, ogni proiettile nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore.

Allora non non vi farò questo regalo di odiarvi. L’ avete cercato tuttavia ma rispondere all’odio con la rabbia sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi ciò che siete. Voi volete che io abbia paura, che guardi i miei concittadini con un occhio diffidente, che sacrifichi la mia libertà per la sicurezza. Perso. Lo stesso giocatore gioca ancora.

L’ho vista stamattina. Infine, dopo notti e giorni d’attesa. Era così bella come quando è uscita questo venerdì sera, così bella come quando me ne sono innamorata perdutamente più di 12 anni fa. Naturalmente io sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di breve durata. So che lei ci accompagnerà ogni giorno e che ci ritroveremo in quel paradiso delle anime libere a cui non avrete mai accesso.

Siamo due, io e mio figlio, ma siamo più forte di tutti gli eserciti del mondo. Non ho peraltro non più tempo da dedicarvi, devo raggiungere Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha 17 mesi appena, mangerà la sua merenda come tutti i giorni, poi andremo a giocare come tutti i giorni e per tutta la sua vita questo piccolo ragazzo vi farà l’affronto di essere felice e libero. Perché no, non avrete nemmeno il suo odio”

einstein

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