Peppino Impastato – La storia

Quanti ragazzi oggi conoscono Peppino Impastato? Quante persone sanno che alto valore abbia dato questo ragazzo alla vita rifiutando la logica mafiosa?

In 60 minuti un ottimo ritratto della figura di un vero eroe civile…

Buon Natale ai parenti delle vittime

Lo Stato siamo noi. Noi terrestri che parteggiamo per la verità. I neopartigiani che credono che la verità debba ancora venire fuori e che la macchina politica nasconda persone che sanno e che non parlano. Buon Natale a tutti i militanti antimafia che veramente nei fatti cercano di sconfiggere questo mostro generato dall’assenza dello Stato in territori chiave del nostro Paese.

Buon Natale a chi da 25 anni è stato privato degli affetti più cari e che noi non dimentichiamo.

#neopartigiani Prima i terrestri!

Edulibera

Se sei un leghista devi conoscere questa storia

Massacro di Pontelandolfo e Casalduni

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Massacro di Pontelandolfo e Casalduni
Stato Italia Italia
Luogo Pontelandolfo e CasalduniProvincia di Benevento
Obiettivo Popolazione civile dei due comuni
Data 14 agosto 1861
Morti 13, secondo le fonti parrocchiali ed una lettera d’epoca ritrovata nel 2016[1][2]; stimato da 100 a più di 1000 da alcuni autori contemporanei[3]
Responsabili Bersaglieri italiani
Motivazione Precedente strage di soldati italiani a opera di “briganti” e cittadini del posto

Il massacro di Pontelandolfo e Casalduni fu una strage di rappresaglia compiuta dal Regio Esercito italiano ai danni della popolazione civile dei due comuni in data 14 agosto 1861.

La decisione di eseguire la rappresaglia fu presa in seguito al precedente massacro di 45 militari dell’esercito unitario (un ufficiale, quaranta fanti del 36° e quattro carabinieri), catturati alcuni giorni prima da alcuni briganti e contadini del posto. I due piccoli centri vennero quasi rasi al suolo, lasciando circa 3.000 persone senza dimora[4]. Il numero di vittime è tuttora incerto, ma Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella riportano che alcuni autori lo stimano compreso fra il centinaio e il migliaio[3].

Sulla base della lettura dei registri parrocchiali della chiesa della Santissima Annunziata ove sarebbero annotati dal canonico Pietro Biondi e dal canonico Michelangelo Caterini (firmatario degli atti di morte) i nomi dei morti, le modalità della loro morte e il luogo del seppellimento: 13 persone (undici uomini e due donne) sarebbero morte durante il giorno stesso della strage (dieci direttamente uccisi e due nel rogo delle case) e una tredicesima morì il giorno seguente.[2]

Il numero di 13 morti viene confermato nel 2016 dalla scoperta di una lettera d’epoca datata 3 settembre 1861 pubblicata sulla rivista Frammenti del Centro culturale per lo studio della civiltà contadina nel Sannio con sede in Campolattaro. L’autrice della lettera è la signora Carolina Lombardi, originaria di Pontelandolfo, sposata con don Salvadore Tedeschi, speziale in Campolattaro.[1]

La vera storia di Serpico

Oggi ho imparato che gli italiani in tutto il mondo sono degli Eroi quando scelgono la strada della legalità e riescono a modificare da soli anche i sistemi più corrotti. Frank Serpico in questo documentario meraviglioso ci ricorda che sono le azioni personali che fanno il destino degli uomini. Come Joe Petrosino prima, anche Frank Serpico lotta contro un sistema marcio diffuso. Frank Serpico mette a repentaglio la propria vita convinto della bontà delle proprie azioni. Frank Serpico è un’icona di giustizia a cui guardare soprattutto in questo momento in cui in Italia la classe politica è talmente corrotta che puoi parlare con persone appartenenti al ceto borghese che considerano normale trattare con la mafia. Pensando a Falcone e Borsellino, eroi italiani, non dobbiamo dimenticare tutti gli italiani che sono andati all’estero e che si sono contraddistinti combattendo la via facile al denaro per la quale purtroppo spesso siamo conosciuti all’estero. Insegna a tuo figlio ad essere un antimafioso militante soprattutto combattendo la corruzione degli ambienti politici italiani.

Grazie a Giovanni Parbonetti

Visita eccellenze.org/kaizen

D’Avenia racconta padre Pino Puglisi #antimafia

“Ciò che inferno non è”, il libro contro la mafia di Alessandro D’Avenia raccontanto alle telecamere di TV2000.

Ottimo consiglio di libro da leggere per l’estate e per ogni stagione in cui vogliamo scoprire il senso della vita diffondendo la bellezza e sperimentando l’uso della coscienza anche verso problemi che sembrano lontani.

 

#società – Il giornalista aggredito, una “guerra” di mafia e il silenzio di media e politica

Le catene che è utile condividere:

In Italia troppo silenzio sulle mafie. Forse è il caso che i cittadini inizino a far vedere da che parte stanno. Se i media e la politica non ne parlano, ne possiamo parlare noi sui nostri profili social.

«La domanda ora è: un omicidio di mafia ogni 11 giorni dall’aprile scorso è o no una guerra di mafia da raccontare? È un tema o no che la mafia garganica stia devastando un territorio attraverso l’utilizzo di estorsioni a tappeto dalle quali sfuggono pochissimi imprenditori che hanno il coraggio di denunciare? È una notizia o no che saltano in aria auto per intimidire gli imprenditori? È una notizia o no che si ammazzano le persone in pieno centro in una località tra le più belle d’Italia?». Per Trocchia, inoltre, a ciò si aggiunge «una ridondanza stantia: ci occupiamo cioè di certi temi, in occasione degli anniversari o di fenomeni mediatici che possono essere collegati a fiction, a film, a libri, però poi la complessità del quotidiano è completamente abbandonata». Ecco perché per il giornalista bisogna creare le condizioni, con un lavoro e un impegno lento, perché certe cose non accadano, a partire dalla violenza subita.


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www.valigiablu.it/aggressione-giornalista-nello-trocchia-vieste/

Auguri per un 2016 di speranza con Roberto Saviano

Io credo che in qualche modo i sogni più privati possano coincidere con quelli più nobili, i sogni sociali, quando iniziano ad assomigliarsi. Uno dei miei sogni era stato quello di rimanere nella mia terra, raccontarla, e continuare, come dire, a resistere. Mi piace usare una frase di un vecchio barbuto che scrisse questa cosa in un vecchio libro: Tutto ciò che io desidero non è possibile identificarlo e quindi preferisco dire che io voglio il sogno di una cosa. E quindi anche io sogno una cosa

La scrittura è stata ed è medicina, piacere, casa, riconferma che esisto, ma anche straordinaria – forse unica per me – possibilità d’incontro, e non penso solo a libri e articoli ma anche a Facebook, che è la mia piazza, il mio bar, il mio ristorante, il mio giardino pubblico e la mia passeggiata a mare.

#impegno-civile #impegno-sociale #camorra #mafia #politica #guerra