Ecosofia

Ascoltando questa intervista puoi iniziare a conoscere i principi dell’ecologia profonda o ecosofia. La tua opinione, al solito, è sempre gradita

Ascolta “”Ecologia profonda: il sogno dell’uomo ecocentrico” – Intervista a Selene Calloni Williams”

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Buddismo

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Il buddismo zen spiegato semplicemente

 

 

 

Buddismo in breve spiegato da un monaco buddista

 

 

 

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Il motore del mondo secondo Kierkegaard

Cos’è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero; cos’è che lo rende debole, più debole di un bambino?
 Cos’è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia; cos’è che lo rende molle, più molle della cera? 

Cos’è che è più vecchio di tutto? Cos’è che sopravvive a tutto? Cos’è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto? 

Cos’è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto?

 Cos’è che sussiste, quando tutto frana? 

Cos’è che consola, quando ogni consolazione viene meno? Cos’è che dura, quando tutto subisce una trasformazione? Cos’è che rimane, quando viene abolito l’imperfetto?

 Cos’è che non scompare, quando cessa la visione? 

Cos’è che chiarisce, quando ha fine il discorso oscuro?

Cos’è che rende saggio il discorso del semplice? 

Cos’è che non muta mai, anche se tutto muta?

 È l’amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos’altro.
Søren Kierkegaard

Higge: la via danese alla felicità

Hygge è una parola danese e norvegese che esprime un concetto simile a quella della parola tedesca Gemütlichkeit. Hygge è un sostantivo usato per definire un sentimento, un’atmosfera sociale, un’azione correlata al senso di comodità, sicurezza, accoglienza e familiarità. Secondo un sondaggio dell’Unione Europea, i cittadini danesi sono i più felici del mondo, visto che passano più tempo con la famiglia e con gli amici e si sentono più rilassati degli altri.

Luce

Uno degli elementi essenziali per realizzare l’atmosfera hygge è la luce (illuminazione artificiale, visto che da ottobre a marzo i danesi non hanno accesso alla luce naturale). L’85% dei danesi afferma che per creare un’atmosfera hygge bisogna usare le candele; il 28 % dei danesi le accende ogni giorno, il 23% 4-6 volte alla settimana, il 23% 1-3 volte alla settimana, mentre solo il 4% non accende mai candele. Inoltre, il 31% dei danesi accende più di cinque candele in contemporanea. Per quanto riguarda la luce artificiale, molto importante è la collocazione della lampada, ma anche la potenza della lampadina che dovrebbe essere debole per dare una luce fioca.

Stare insieme

Passare il tempo con gli amici e con la famiglia in un’atmosfera simpatica e rilassante, in cui tutti sono uguali e nessuno ha bisogno di essere al centro dell’attenzione, descrive un altro punto fondamentale di una situazione di hygge, lo stare insieme. Circa il 60% degli europei si incontra con gli amici o con la famiglia almeno una volta alla settimana, ma, seguendo le regole di hygge, in Danimarca lo fa il 78% della popolazione. Ci sono anche degli svantaggi nell’atteggiamento hygge che limitano la possibilità di presentare e introdurre nuove persone in un gruppo di amici. È difficile stringere amicizia perché non è abbastanza hyggeligt portare con sé a una festa troppe persone sconosciute.

Cibo e bevande

Lo stare insieme si associa al mangiare e al bere e alla convivialità. Secondo le regole di hygge, non si deve rinunciare alle cose buone da mangiare, anche se sono poco sane. Allora, tra i prodotti più consumati ci sono: carne, caffè, dolci, cioccolato. Molto hygge è anche il cucinare insieme tra amici e l’odore della torta fatta in casa. Tra le bevande adatte a tale atmosfera ci sono il tè, la cioccolata, o il vin brulé (Gløgg), ma quella considerata più hygge è il caffè.

#filosofia Pico della Mirandola e la dignità dell’uomo

Già il Sommo Padre, Dio creatore, aveva foggiato secondo le leggi di un’arcana sapienza questa dimora del mondo quale ci appare, tempio augustissimo della divinità. Aveva abbellito con le intelligenze la zona iperurania [1], aveva avvivato di anime eterne gli eterei globi, aveva popolato di una turba di animali d’ogni specie le parti vili e turpi del mondo inferiore. Senonché, recato il lavoro a compimento, l’artefice desiderava che ci fosse qualcuno capace di afferrare la ragione di un’opera sì grande, di amarne la bellezza, di ammirarne la vastità. Perciò, compiuto ormai il tutto, come attestano Mosè e Timeo [2], pensò da ultimo a produrre l’uomo. Ma degli archetipi non ne restava alcuno su cui foggiare la nuova creatura, né dei tesori uno ve n’era da largire in retaggio al nuovo figlio, né dei posti di tutto il mondo uno rimaneva in cui sedesse codesto contemplatore dell’universo. Tutti ormai erano pieni, tutti erano stati distribuiti nei sommi, nei medi, negli infimi gradi. Ma non sarebbe stato degno della paterna potestà venir meno, quasi impotente, nell’ultima fattura [3]; non della sua sapienza rimanere incerto in un’opera necessaria per mancanza di consiglio; non del suo benefico amore, che colui che era destinato a lodare negli altri la divina liberalità fosse costretto a biasimarla in se stesso. Stabilì finalmente l’ottimo artefice che a colui cui nulla poteva dare di proprio fosse comune tutto ciò che aveva singolarmente assegnato agli altri. Perciò accolse l’uomo come opera di natura indefinita e postolo nel cuore del mondo così gli parlò: «Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine». O suprema liberalità di Dio padre! O suprema e mirabile felicità dell’uomo! A cui è concesso di ottenere ciò che desidera, di essere ciò che vuole. I bruti nel nascere seco [4] recano dal seno materno tutto quello che avranno. Gli spiriti superni [5] o dall’inizio o poco dopo furono ciò che saranno nei secoli dei secoli. Nell’uomo nascente il Padre ripose semi d’ogni specie e germi d’ogni vita. E secondo che ciascuno li avrà coltivati, quelli cresceranno e daranno in lui i loro frutti. E se saranno vegetali sarà pianta; se sensibili, sarà bruto; se razionali, diventerà animale celeste; se intellettuali, sarà angelo e figlio di Dio. Ma se, non contento della sorte di nessuna creatura, si raccoglierà nel centro della sua unità, fatto uno spirito solo con Dio, nella solitaria caligine del Padre colui che fu posto sopra tutte le cose starà sopra tutte le cose.

Giovanni Pico della Mirandola

“Orazione sulla dignità dell’uomo”

Dentro ad ogni cosa… testi di canzoni – Audio 2

Mi fa piacere di rivedere

costantemente te

poche parole dette così

fare I’amore sì

d’accordo son difficile

ricordati che facile non sei

ma che piacere all’improvviso

accendo piano il tuo sorriso

ruota il volante è leggero e costante

c’era una casa non ricordi?

Forse un po’ a destra lungo il viale

I’insegna vacante andiamoci a piedi

graffiandoci le mani con i rami ancora appesi

Dentro a ogni cosa

meglio entrarci dentro sì

e toccar con mano tutto

è pericoloso solo quando sai che tu

non hai soldi per la spesa

se si è innamorati

non vuol dire «amore»

Un filo di lana

sulle tue labbra

levarlo con le dita

prepari le mani

le passi sul viso

magnetici i tuoi occhi

la neve poi si poserà

sulle nostre più brillanti idee

Ma che piacere all’improvviso

tu come un libro appena letto

all’ultimo rigo mi sono disperso

spero che io non parli inglese

e che tu sia un po’ più cortese

di te sono intriso come I’acqua al cotone

comunque sia

con te proverò sì sì più di prima

Dentro a ogni cosa

meglio entrarci dentro sì

e toccar con mano tutto

è pericoloso solo quando sai che tu

non hai soldi per la spesa

se si è innamorati

non vuol dire «amore»

sì disperderò I’ultima emozione

e la conserverò come una canzone

E tu mi sembri viva

e tu mi sembri viva

viva sola in mezzo al mare

lontano dalla riva

e tu mi sembri viva

dentro a ogni cosa

e tu mi sembri viva

e tu mi sembri viva

viva sola in mezzo al mare

lontano dalla riva

dentro a ogni cosa…

#perlina #amore #dentroadognicosa #filosofia

Il primo coach della storia: Lucio Anneo Seneca

 

Lucius Annaeus Seneca, sculpture by Puerta de ...
Lucius Annaeus Seneca, sculpture by Puerta de Almodóvar in Córdoba. (Photo credit: Wikipedia)

Lucio Anneo Seneca era, tra le altre cose, un coach. Nelle epistole morali a Lucilio, usa lo strumento della posta (non elettronica) come strumento per la crescita filosofica del suo corrispondente.

 

Questa rimane una delle letture più affascinanti sull’arte di vivere ed oggi è bene riscoprirla, visto l’importanza di tornare ad avere un rapporto autentico con tutte le persone che attraversano il nostro spazio vitale.

Buona lettura.

Marco

 

1 Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto. 2 Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va. 3Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.

4 Ti chiederai forse come mi comporti io che ti do questi consigli. Te lo dirò francamente: tengo il conto delle mie spese da persona prodiga, ma attenta. Non posso dire che non perdo niente, ma posso dire che cosa perdo e perché e come. Sono in grado di riferirti le ragioni della mia povertà. Purtroppo mi accade come alla maggior parte di quegli uomini caduti in miseria non per colpa loro: tutti sono pronti a scusarli, nessuno a dar loro una mano. 5 E allora? Una persona alla quale basta quel poco che le rimane, non la stimo povera; ma è meglio che tu conservi tutti i tuoi averi e comincerai a tempo utile. Perché, come dice un vecchio adagio: “È troppo tardi essere sobri quando ormai si è al fondo.” Al fondo non resta solo il meno, ma il peggio. Stammi bene.

2

1 Da quanto mi scrivi e da quanto sento, nutro per te buone speranze: non corri qua e là e non ti agiti in continui spostamenti. Questa agitazione indica un’infermità interiore: per me, invece, primo segno di un animo equilibrato è la capacità di starsene tranquilli in un posto e in compagnia di se stessi. 2 Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po’ segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte. Quando uno passa la vita a vagabondare, avrà molte relazioni ospitali, ma nessun amico. Lo stesso capita inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta. 3 Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. Niente ostacola tanto la guarigione quanto il frequente cambiare medicina; non si cicatrizza una ferita curata in modo sempre diverso. Una pianta, se viene spostata spesso, non si irrobustisce; niente è così efficace da poter giovare in poco tempo. Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne. 4 “Ma,” ribatti, “a me piace sfogliare un po’ questo libro, un po’ quest’altro.” È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica. Leggi sempre, perciò autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi. Procurati ogni giorno un aiuto contro la povertà, contro la morte e, anche, contro le altre calamità; e quando avrai fatto passare tante cose, estrai un concetto da assimilare in quel giorno. 5 Anch’io mi regolo così; dal molto che leggo ricavo qualche cosa. Il frutto di oggi l’ho tratto da Epicuro (è mia abitudine penetrare nell’accampamento nemico, ma non da disertore, se mai da esploratore); dichiara Epicuro: “È nobile cosa la povertà accettata con gioia.” 6Ma se è accettata con gioia, non è povertà. Povero non è chi ha poco, ma chi vuole di più. Cosa importa quanto c’è nel forziere o nei granaî, quanti sono i capi di bestiame o i redditi da usura, se ha gli occhi sulla roba altrui e fa il conto non di quanto ha, ma di quanto vorrebbe procurarsi? Mi domandi quale sia la giusta misura della ricchezza? Primo avere il necessario, secondo quanto basta. Stammi bene.

Leggi il resto qui

http://spazioinwind.libero.it/latinovivo/Lettere%20a%20Lucilio.htm

 

 

 

Elogio della lentezza – La Tartaruga di Bruno Lauzi

La bella tartaruga che cosa mangerà
chi lo sa
chi lo sa
due foglie di lattuga e poi si riposerà
ah ah ah
ah ah ah

La tartaruga
un tempo fu
un animale che correva a testa in giù
come un siluro filava via
che mi sembrava un treno sulla ferrovia
ma avvenne un incidente
un muro la fermò
si ruppe qualche dente
e allora rallentò

La tartaruga
dall’ora in poi lascia
che a correre pensiamo solo noi
perché quel giorno poco più in là
andando piano lei trovò
la felicità

un bosco di carote
un mare di gelato
che lei correndo troppo
non aveva mai notato
e un biondo tartarugo corazzato
che ha sposato un mese fa!

La bella tartaruga nel mare va perché
ma perché
ma perché
fa il bagno e poi si asciuga dai tempi di Noè
eh eh eh
eh eh eh

 

Amami solo per amore dell’amore – Elizabeth Barret Browning

Sonetto XIV

E se mi devi amare per null’altro sia

che per amore. Non dire “L’amo per il

suo sorriso, il suo sguardo, il modo

gentile di parlare, per le sue idee

che si accordano alle mie e che un giorno

mi resero sereno”. Queste cose possono

Amato, in sé mutare o mutare per te.

Così fatto un amore può disfarsi.

E ancora non amarmi per la pietà che

le mie guance asciuga. Può scordare

il pianto chi ebbe a lungo il tuo

conforto, e perdere così il tuo amore.

Ma amami solo per amore dell’amore,

che cresca in te, in un’eternità d’amore!

Elizabeth Barrett Browning