Discorso di José Mujica sul senso della vita

​Di seguito riportiamo il discorso del presidente dell’Uruguay, José Mujica, al summit Rio+20 che si è tenuto nei giorni 20-22 giugno 2012 a Rio de Janeiro.
“Autoritá presenti di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua Presidentessa, Dilma Rousseff. Mille grazie alla buona fede che, sicuramente, hanno avuto tutti gli oratori che mi hanno preceduto.
Esprimiamo la profonda volontá come governanti di sostenere tutti gli accordi che, questa, nostra povera umanitá, possa sottoscrivere. Comunque, permettetteci di fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si é parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalle povertá. 
Che cosa svolazza nella nostra testa? Il modello di sviluppo e di consumo, che è quello attuale delle società ricche? Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe al pianeta se gli indù in proporzione avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi?
Quanto ossigeno resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: possiede il Mondo oggi gli elementi materiali per rendere possibile che 7 o 8 miliardi di persone possano sostenere lo stesso grado di consumo e sperpero che hanno le più opulente società occidentali? Sarà possibile tutto ciò? O dovremmo sostenere un giorno, un altro tipo di discussione?
Perché abbiamo creato questa civilizzazione nella quale stiamo: figlia del mercato, figlia della competizione e che ha portato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Ma l’economia di mercato ha creato società di mercato. E ci ha rifilato questa globalizzazione, che significa guardare in tutto il pianeta. Stiamo governando la globalizzazione o la globalizzazione ci governa?

É possibile parlare di solidarietà e dello stare tutti insieme in una economia basata sulla competizione spietata? Fino a dove arriva la nostra fraternità?
Non dico queste cose per negare l’importanza di quest’evento. Ma al contrario: la sfida che abbiamo davanti é di dimensioni colossali e la grande crisi non é ecologica, é politica! L’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo… e la vita! Perché non veniamo alla luce per svilupparci solamente, cosí, in generale. Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita é corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo é elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo é il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo é lo stesso che sta aggredendo il pianeta.
Però loro devono generare questo iper consumo, producono le cose che durano poco, perché devono vendere tanto. Una lampadina elettrica, quindi, non può durare più di 1000 ore accesa. Però esistono lampadine che possono durare 100mila ore accese! Ma questo non si può fare perché il problema é il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere una civilizzazione dell’usa e getta, e così rimaniamo in un circolo vizioso.
Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno indicando che é ora di cominciare a lottare per un’altra cultura. Non si tratta di immaginarci il ritorno all’epoca dell’uomo delle caverne, né di erigere un monumento all’arretratezza. Però non possiamo continuare, indefinitamente, governati dal mercato, dobbiamo cominciare a governare il mercato. Per questo dico, nella mia umile maniera di pensare, che il problema che abbiamo davanti é di carattere politico. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: “povero non é colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di piú e piú”.
Questa é una chiave di carattere culturale. Quindi, saluterò volentieri lo sforzo e gli accordi che si fanno. E li sosterrò, come governante. So che alcune cose che sto dicendo, stridono.

Ma dobbiamo capire che la crisi dell’acqua e dell’aggressione all’ambiente non é la causa. La causa é il modello di civilizzazione che abbiamo montato. E quello che dobbiamo cambiare é la nostra forma di vivere!
Appartengo a un piccolo paese molto dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono poco più di 3 milioni di abitanti. Ma ci sono anche 13 milioni di vacche, delle migliori al mondo. E circa 8 o 10 milioni di meravigliose pecore. Il mio paese é un esportatore di cibo, di latticini, di carne. É una semipianura e quasi il 90% del suo territorio é sfruttabile.
I miei compagni lavoratori, lottarono tanto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le 6 ore. Ma quello che lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si vuole ricordare … é un vecchio reumático – come me – al quale già gli passò la vita davanti!
E allora uno si fa questa domanda: questo é il destino della vita umana?

Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché é questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!
Quando lottiamo per l’ambiente, dobbiamo ricordare che il primo elemento si chiama felicità umana!”
Link del video dell’intervento del presidente uruguaiano José Mujica:

Senso della vita

La geografia dell’anima di Josephine Hart

“C’è un paesaggio interiore, una geografia dell’anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita. Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l’acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa. Alcuni lo trovano nel luogo di nascita; altri possono andarsene, bruciati, da una città di mare, e scoprirsi ristorati nel deserto. Ci sono quelli nati in campagne collinose che si sentono veramente a loro agio solo nell’intensa e indaffarata solitudine della città. Per qualcuno è la ricerca dell’impronta di un altro; un figlio o una madre, un nonno o un fratello, un innamorato, un marito, una moglie o un nemico. Possiamo vivere la nostra vita nella gioia o nell’infelicità, baciati dal successo o insoddisfatti, amati o no, senza mai sentirci raggelare dalla sorpresa di un riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro ritorto che si sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto.”

Josephine Hart.

#perlina #anima #felicità #senso-della-vita

Solo insieme saremo felici – testi di canzoni – Gianni Morandi

Io che ero un passo avanti e due indietro
Una foglia sospesa lì, così
Tipo un pesce dietro
un vetro, io
Che osservavo le nuvole e il cielo
Aspettavo un segnale o chissà

Ma poi arrivi tu e scegli me,
sorridi e mandi via le nuvole
perché mai niente è impossibile
Solo insieme saremo felici

Tu trasparente sorgente per me
Mi disegni come un’ oasi in città
Prima era una vita a metà

Ma poi arrivi tu e scegli me,
sorridi e vanno via le nuvole
perché mai niente è impossibile
In questo viaggio con te
Se io dovessi un giorno perdermi
o diventare pazzo, insegnami
le strade che comunque uniscono
Solo insieme saremo felici

Senti nelle mani ho il sapore di te
Prendi tutto il cielo, l’ho rubato per te
Puoi farne ciò che vuoi

Ma poi arrivi tu e scegli me,
sorridi e mandi via le nuvole
perché mai niente è impossibile
In questo viaggio con te
E se dovessi un giorno perdermi
o diventare pazzo, insegnami
le strade che comunque uniscono
Solo insieme saremo felici

Noi, solo insieme saremo felici

Un pensiero di Paulo Coelho sulla felicità

il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione paulo coelho
il mondo cambia con il tuo esempio non con la tua opinione paulo coelho

“Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
Invece di trovare un sant’uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un’attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c’era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d’olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l’olio.
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?’
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d’olio che il Saggio gli aveva affidato.
Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.
Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d’arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d’arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.
Ma dove sono le due gocce d’olio che ti ho affidato? domandò il Saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
Ebbene, questo è l’unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi.
Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d’olio nel cucchiaino”.

Paulo Coelho: L’Alchimista

Aforismi – Sogno e realtà – Roberto Vecchioni

“C’e una discrepanza fra sogno e realtà notevole. Può anche succedere che qualche sogno non si avveri, non è una tragedia, è un dolore. La vera tragedia è quando abbiamo lo stesso amore, la stessa passione, nello stesso medesimo tempo per un sogno e per una realtà che si escludono a vicenda. La tragedia è quando si mischiano e non sappiamo più a cosa dare ragione. La felicità invece è poter abitare queste due stanze separatamente e voler bene sia alla realtà che al sogno insieme e divise.”

Veste d’autunno

Con un vestito di verde autunno

Vorrei vestirmi dell’odore dei campi

Tra i capelli le foglie trasportate dal vento

Mentre l’erba mi sfiora le gambe

Le braccia sono protese al cielo

In un canto di gioia

Nel percorrere sentieri

Vallate e monti

Tra storia e natura

Il cuore gioisce

La voce sussurra appena

La quiete non si interrompe

Il canto si leva

Internamente trattenuto

Un grido muto al vento di felicità

(Laura Bruschini)

La felicità – Hermann Hesse

La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare.
Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa senta se stessa e percepisca la propria vita.
Felice è dunque chi è capace di amare molto.
Ma amare e desiderare non è la stessa cosa.
L’amore è il desiderio fattosi saggio.
L’amore non vuole avere; vuole soltanto amare.

Il Catechismo morale – Immanuel Kant

maestro- Qual è il tuo più grande, anzi il tuo unico desiderio nella vita?
allievo- (Tace.)

maestro- Che tutto vada sempre
secondo il tuo desiderio e il tuo volere.

maestro- Come si chiama tale condizione?
allievo- (Tace.)

maestro- Si chiama felicità(una stabile prosperità, una vita piacevole, piena di soddisfazione per il proprio stato).

maestro- Se tu in questo momento avessi nelle tue mani tutta la felicità (possibile al mondo), vorresti tenerla tutta per te oppure condividerla con i tuoi simili?
allievo- Vorrei condividerla, rendere anche gli altri felici e contenti.

maestro- Questo dimostra che hai un cuore buono, vediamo se dimostri anche un intelletto altrettanto buono. Daresti al pigro soffici cuscini affinché possa vivere in un dolce far niente, o all’ubriacone daresti vino a volontà e tutto quello che contribuisce all’ebbrezza, e all’ingannatore daresti un aspetto e maniere seducenti per raggirare gli altri, e all’uomo violento temerarietà e forza per poter sopraffare gli altri? Questi sono per l’appunto i mezzi che ognuno di essi desidera per essere felice a modo suo.
allievo- No, questo no.

maestro- Vedi allora che, se tu avessi anche tutta la felicità nelle tue mani e la migliore volontà, non accorderesti senza scrupolo a tutti quello che chiedono, ma cercheresti per prima cosa di sapere quanto ognuno di essi sia degno della felicità.
Per te stesso invece non avresti comunque alcuno scrupolo a procurarti subito tutto quello che ritieni opportuno per la tua felicità?
allievo- Certo.

maestro- Ma non ti viene in mente di chiederti se anche tu sia degno della felicità?
allievo- Effettivamente sì.

maestro- Ebbene, ciò che in te tende alla felicità è l’inclinazione, mentre ciò che subordina la tua inclinazione alla condizione di essere prima degno di questa felicità è la ragione, e il fatto che tu possa limitare e dominare con la ragione l’inclinazione costituisce la libertà della tua volontà.

maestro- Ora, la regola e la direttiva per sapere cosa fare per partecipare alla felicità e per non dimostrartene indegno, si trovano esclusivamente nella tua ragione.
Ciò vuol dire che non hai bisogno di apprendere questa regola di condotta dall’esperienza o dall’insegnamento degli altri: è la tua stessa ragione a insegnarti e a comandarti ciò che devi fare. Per esempio, se avessi l’opportunità di trarre un grande vantaggio per te o per i tuoi amici con una bugia ben studiata, che oltretutto non recherebbe danno ad alcuno, cosa ti direbbe la ragione a questo proposito?
allievo- Che non devo mentire, per quanto grande sia il vantaggio per me e per i miei amici. Mentire è vile e rende l’uomo indegno di essere felice. In questo caso c’è una costrizione incondizionata derivante da un comando della ragione (o un divieto), a cui devo obbedire e di fronte al quale tutte le mie inclinazioni devono tacere.

maestro- Come si chiama questa necessità che la ragione impone immediatamenteall’uomo, di agire in conformità alla legge della ragione?
allievo- Si chiama dovere.

maestro- Dunque l’adempimento del dovere è per l’uomo la condizione universale e unica che lo rende degno di essere felice, e questa dignità è una cosa sola con il dovere.

maestro- Ma anche se abbiamo coscienza di una tale volontà buona e attiva, per mezzo della quale riteniamo di essere degni (o almeno non indegni) della felicità, possiamo basare su questo la sicura speranza di partecipare a questa felicità?
allievo- No, non basta, perché non è sempre nostra facoltà procurarcela, e il corso della natura non segue di per sé il merito. Piuttosto, la felicità della vita (e il nostro benessere in generale) dipende dalle circostanze, che sono lontane dall’essere in potere dell’uomo. Dunque la nostra felicità resta sempre soltanto un desiderio, senza mai diventare una speranza se non interviene una qualche altra forza.

maestro- La ragione non ha in sé buoni motivi per ammettere come reale una forza che distribuisce la felicità in base al merito o demerito, che comanda su tutta la natura e domina il mondo con suprema saggezza, vale a dire buoni motivi per credere in Dio?
allievo- Sì, perché noi vediamo nelle opere della natura che possiamo giudicare una saggezza così estesa e profonda che non siamo in grado di spiegarci senon per mezzo dell’arte incommensurabile di un creatore dell’universo, dal quale abbiamo ragione di riprometterci, per quanto riguarda l’ordinamento etico che costituisce pure il più magnifico ornamento dell’universo, un governo altrettanto saggio. In altri termini, se non ci rendiamo noi stessi indegni della felicità, cosa che accade quando trasgrediamo il nostro dovere, possiamo anche sperare di partecipare a tale felicità

Link: http://online.scuola.zanichelli.it/lezionidifilosofia/files/2010/01/U10-L06_zanichelli_Kant.pdf

Il tuo sorriso – Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

Pablo Neruda

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