Sei padrone del tuo tempo?

La brutta notizia è che il tempo vola. La buona è che il pilota sei tu. (Michael Altshuler)

Se vuoi imparare un metodo per avere il pieno controllo dei tuoi giorni. Un metodo da imparare comodamente a casa, con il solo ausilio del tuo smartphone, lascia un messaggio. Garanzia soddisfatto o rimborsato.

#edulibera #timemanagement #corsi #crescitapersonale

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Buon Natale ai parenti delle vittime

Lo Stato siamo noi. Noi terrestri che parteggiamo per la verità. I neopartigiani che credono che la verità debba ancora venire fuori e che la macchina politica nasconda persone che sanno e che non parlano. Buon Natale a tutti i militanti antimafia che veramente nei fatti cercano di sconfiggere questo mostro generato dall’assenza dello Stato in territori chiave del nostro Paese.

Buon Natale a chi da 25 anni è stato privato degli affetti più cari e che noi non dimentichiamo.

#neopartigiani Prima i terrestri!

Edulibera

Apple rallenta gli iPhone: vergogna

Apple, class action per iPhone lenti 0.46 E’ bufera su Apple: tre class action sono state avviate negli Usa dopo che Cupertino ha ammesso di rallentare deliberatamente la perfomance dei vecchi iPhone con gli aggiornamenti. “Apple sapeva che la sostituzione della batteria avrebbe migliorato la performance dei dispositivi più vecchi”, si legge in una delle azioni avviata in una corte federale dell’Illinois. Nella causa avviata a Los Angeles invece si mette in evidenza come Apple abbia “interferito” con la proprietà privata rallentando gli iPhone consapevolmente.

#pergraziella

#permario

Il mondo che verrà secondo Google

Grazie a Byoblu per questo

Questo canale, in dieci anni, ha fatto la storia dell’informazione libera in Italia. Oggi, tuttavia, la censura morbida della politica sta attuando un oscuramento invisibile, che penalizza tutti i giornalisti indipendenti nei risultati delle ricerche e che toglie loro i fondi, eliminando gli annunci o diminuendo la loro resa. Per questo, se voi che voci indipendenti continuino ad esistere, il tuo aiuto oggi più che mai è fondamentale. Fare informazione seriamente costa, ma ripaga sempre. Dona oggi, e resta libero domani. Scopri come: https://goo.gl/MHigmg

Supera qualunque censura morbida dei social network. Installa Telegram, unisciti al canale “ByobluOfficial” e ricevi tutte le notifiche in tempo reale: 1. se non l’hai già fatto, installa Telegram (funziona sia su pc desktop che su smartphone. info: https://telegram.org/); 2. Entra nel Canale e nel mega-gruppo Telegram: – Canale: https://t.me/ByobluOfficial – Gruppo: https://t.me/IoSonoUnLettoreLibero

 

 

 

 

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Walter longo e la vita lunga

Valter Longo, biochimico e dir. Longevity Institute University Southern California, e i suoi consigli per una vita lunga e in buona salute.

 

 

Orgoglio di Calabria

sensodellavita.com/edulibera

 

 

 

L’intervista di Nadia Toffa per le iene la trovi qui

 

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-una-dieta-che-allunga-la-vita_652365.html

Come far crescere il canale youtube – Edoardo De Luca

3 steps per far crescere il tuo canale di youtube. Un video tutorial realizzato grazie agli studi che sto portando avanti in questi ultimi anni. A prova dell’efficacia di queste informazioni ci sono canali youtube dei miei clienti che stanno ottenendo ottimi risultati velocemente. Far crescere un canale youtube significa seguire dei modi/metodi o steps strutturati. Un tip che voglio darti è questo: Se vuoi che youtube sia un lavoro, inizia a prenderlo come tale. Far crescere il canale youtube richiede impegno e costanza oltre che una buona struttura teorica. Spero che questo video ti sia di aiuto e che ti dia informazioni e punti di vista innovativi su cui non avevi già riflettuto. Se hai intenzione di lavorare con me manda una mail a : ed.deluca.coaching@gmail.com Insieme inizieremo il percorso di miglioramento del tuo canale youtube. Ragazzi, vi auguro un bellissimo natale, divertitevi durante queste feste!

 

Iscriviti al suo canale 

 

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Le regole per i social firmate Hi Performance – azienda per la formazione d’impresa

Molte aziende falliscono perchè non sanno usare i social. Molte famiglie vivono difficoltà economiche perchè imprenditori non fiutano il cambiamento. Se conosci qualche imprenditore che ancora non usa internet nel modo giusto puoi condividere con lui questo articolo.

 

Ecco alcuni spunti da tenere a mente per avvicinarci ai nostri potenziali clienti sui social:
• Le persone vogliono autenticità e non essere prese in giro con informazioni poco chiare
• Le persone non vogliono essere oggetto di una sterile propaganda.
• Le aziende devono guidare le persone nel processo di acquisto offrendo ai clienti contenuti di valore
• Le aziende devono capire in che modo i propri clienti preferiscono essere informati …attraverso video, ebook, blog, ebook
• L’azienda di successo cerca di adattare ogni processo di vendita in base al cliente con cui si trova a trattare.
• Oggi è il cliente a condurre e decidere I tempi del proprio processo di acquisto
• Quando un cliente si dichiara pronto a comprare, l’azienda deve rispondere in tempo reale ad ogni tipo di richiesta.
• Oggi la vendita inizia quando siamo capaci di fornire al nostro potenziali cliente le informazioni di cui ha bisogno e nel momento in cui le desidera
• Le aziende devo trattare le persone come individui e non come clienti.
• Quando i clienti riescono ad avere le informazioni che di cui hanno bisogno con un semplice click del mouse, il lavoro dei venditori è molto agevolato.
#davidmeermanscott #regoledivendita

 

Fonte: https://www.facebook.com/Hi.Performance.Italia/

Giorgio Cremaschi lascia la CGIL

Leggi tutta la sua lettera ed arriva fino a quando chiede di rompere con il PD.

Il Pd non è più un partito di sinistra.

Giorgio Cremaschi integrale

La ragioni per le quali ho restituito dopo 44 anni la tessera della Cgil sono semplici e brutali. Oramai mi sento totalmente estraneo a ciò che realmente è questa organizzazione e non sono in grado minimamente di fare sì che essa cambi.

La mia è quindi la presa d’atto di una sconfitta personale: ci ho provato per tanto tempo e credo con rigore e coerenza personale, non ci sono riuscito. Anzi la Cgil è sempre più distante da come avrei voluto che fosse. Non parlo tanto dei proclami e delle dichiarazioni ufficiali, ma della pratica reale, della vita quotidiana che per ogni organizzazione, in particolare per un sindacato, è l’essenza. Non è questo il sindacato che vorrei e di cui credo ci sia bisogno, e soprattutto non vedo in esso la volontà di diventarlo.

Naturalmente mi si può giustamente rispondere: chi ti credi di essere? Certo la mia è la storia di un militante come ce ne sono stati tanti, che ha speso tanto nell’organizzazione ma che non può pretendere di essere al centro del mondo. Giusto, tuttavia credo che la mia fuoriuscita possa almeno essere registrata come un pezzetto della più vasta e diffusa crisi sindacale di cui tanto si parla, e che come tale possa essere collocata e spiegata.

Nei primissimi anni 70 del secolo scorso a Bologna come lavoratore studente ho preso con orgoglio la mia prima tessera Cgil. Poi sono stato chiamato a Brescia per cominciare a lavorare a tempo pieno nella Fiom. Nella quale sono rimasto fino al 2012. Ho visto cambiare il mondo, ma se tornassi indietro con la consapevolezza di oggi rifarei tutte le scelte di fondo. Scherzando penso che io ed il mondo siamo pari, io non sono riuscito a cambiarlo come volevo, ma pure lui non ce l’ha fatta con me.

Quando ho cominciato a fare il “sindacalista” a tempo pieno questa parola suscitava rispetto. Io la maneggiavo con un po’ di timore. Il sindacalista era una persona giusta e disinteressata che raddrizzava i torti, era il difensore del popolo. Oggi se dici che sei un sindacalista ti vedi una strana espressione intorno, molto simile a quella che viene rivolta ai politici di professione. Sindacalista eh? Allora sai farti gli affari tuoi…

Questo discredito del sindacato è sicuramente alimentato da una disegno del potere economico e delle sue propaggini politiche ed intellettuali. Ma è anche frutto della burocratizzazione e istituzionalizzazione delle grandi organizzazioni sindacali. Paradossalmente oggi è proprio il sindacalismo moderato della concertazione, che ho contrastato per quanto ho potuto, ad essere messo sotto accusa. Negli anni 80 e 90 è stata la mutazione genetica del sindacato più forte d’Europa, la sua scelta di accettare tutti i vincoli e le compatibilità del mercato e del profitto, che ha permesso al potere economico di riorganizzarsi e riprendere a comandare. In cambio le grandi organizzazioni sindacali hanno chiesto compensazioni per se stesse.

Questo è stato il grande scambio politico che ha accompagnato trent’anni di politiche liberiste contro il lavoro. I grandi sindacati accettavano la riduzione dei diritti e del salario dei propri rappresentati e in cambio venivano riconosciuti ed istituzionalizzati. Partecipavano ai fondi pensione, a quelli sanitari, agli enti bilaterali, firmavano contratti che costruivano relazioni burocratiche con le imprese, stavano ai tavoli dei governi che tagliavano lo stato sociale, insomma crescevano mentre I lavoratori tornavano indietro su tutto.

Quando il mondo del lavoro è precipitato nella precarietà e nella disoccupazione, quando si è indebolito a sufficienza, il potere economico reso più famelico dalla crisi, ha deciso che poteva fare a meno dello scambio della concertazione. Ha dato il via Marchionne e tutti gli altri lo hanno seguito. Quelle concessioni sul ruolo e sul potere della burocrazia, che le stesse imprese ed il potere politico elargivano volentieri in cambio della “responsabilità” sindacale, son state messe sotto accusa. Coloro che più si sono avvantaggiati dei “privilegi” sindacali ora sono i primi a lanciare lo scandalo su di essi. I vecchi compagni da cui ho imparato l’abc del sindacalista mi dicevano: se al padrone dai una mano poi si prende il braccio e tutto il resto.

Ma nel mondo moderno certe massime sono considerate anticaglie, e quindi i gruppi dirigenti dei grandi sindacati son rimasti sconvolti e travolti dalla irriconoscenza di un potere a cui avevano fatto così ampie concessioni. Hanno così finito per fare propria la più grande delle falsificazioni sul loro operare. I sindacati hanno difeso troppo gli occupati e abbandonato i giovani ed i precari, questo è passato nei mass media. Mentre al contrario non si sono trasmessi diritti alle nuove generazioni proprio perché si è rinunciato a difendere coloro che quei diritti tutelavano ancora. I grandi sindacati han subito la catastrofe del precariato non perché troppo rigidi, ma perché troppo subalterni e disponibili verso le controparti. Questa è la realtà rovesciata rispetto all’immagine politica ufficiale, realtà che qualsiasi lavoratrice o lavoratore conosce perfettamente sulla base della proprie amare esperienze.

La condizione del lavoro in Italia oggi è intollerabile e dev’essere vissuta come un atto di accusa da ogni sindacalista che creda ancora nella propria funzione. Non è solo lo perdita di salari e diritti, il peggioramento delle condizioni di lavoro, lo sfruttamento brutale che riemerge dal passato di decenni. Sono la paura e la rassegnazione diffuse, il rancore, la rottura di solidarietà elementari, che mettono sotto accusa tutto l’operato sindacale di questi anni. Di Vittorio rivendicò alla Cgil il merito di aver insegnato al bracciante che non ci si toglie il cappello quando passa il padrone. Di chi è la colpa se ora chi lavora deve piegarsi e sottomettersi come e peggio che nell’800? È chiaro che la colpa è del potere economico e di quello politico ad esso corrivo, oggi ben rappresentato da quella figura trasformista e reazionaria che è Matteo Renzi. È chiaro che c’è tutto un sistema culturale e mediatico che educa il lavoro alla rassegnazione e alla subordinazione all’impresa. Ma poi ci son le responsabilità da questo lato del campo, quelle di chi non organizza la contestazione e la resistenza.

Lascio la Cgil perché non vedo nei gruppi dirigenti alcuna volontà di cogliere il disastro in cui è precipitato il mondo del lavoro e le responsabilità sindacali in esso. Vedo una polemica di facciata contro le politiche di austerità e del grande padronato, a cui corrispondono la speranza e l’offerta del ritorno alla vecchia concertazione. E se le dichiarazioni ufficiali, come sempre accade, fanno fuoco e fiamme sui mass media, la pratica reale è di aggiustamento e piccolo cabotaggio, nell’infinita ricerca del minor danno.

Il corpo burocratico della Cgil è più rassegnato dei lavoratori posti di fronte ai ricatti del mercato e delle imprese, come può comunicare coraggio se non ne possiede? Certo ci sono tante compagne e compagni che non si arrendono , che fanno il loro dovere, che rischiano, ma la struttura portante dell’organizzazione va da un’altra parte, è dominata dalla paura di perdere il residuo ruolo istituzionale e quando ci sono occasioni di rovesciare i giochi, volge lo sguardo da un’altra parte. Quando la FIOM nel 2011 si è opposta a Marchionne, quando Monti ha portato la pensione alla soglia dei 70 anni, quando si è tardivamente ripristinato lo sciopero generale contro il governo, in tutti quei momenti si è vista una forza disposta a non arrendersi. Quei momenti non sono lontani, eppure sembrano distare già decenni perché subito dopo di essi i gruppi dirigenti son tornati al tran tran quotidiano. E temo che lo stesso accada ora nel mondo della scuola ove un grande movimento di lotta non sta ricevendo un adeguato sostegno a continuare.

Non si può ripartire se l’obiettivo è sempre solo quello di trovare un accordo che permetta all’organizzazione di sopravvivere. Così alla fine si firma sempre lo stesso accordo in condizioni sempre peggiori. In fondo è una resa continua. Il 10 gennaio 2014 CGiL CISL UIL hanno firmato con la Confindustria un’intesa che scambia il riconoscimento del sindacato con la rinuncia alla lotta quotidiana nei luoghi di lavoro. Una volta che la maggioranza dei sindacati firma un contratto la minoranza deve obbedire e non può neppure scioperare. Se non accetti questa regola non puoi presentarti alle elezioni dei delegati. Se negli anni 50 del secolo scorso la Cgil, in minoranza nelle grandi fabbriche, avesse accettato un sistema simile non avremmo avuto l’autunno caldo e lo Statuto dei Lavoratori. Che non a caso oggi il governo cancella sicuro che le grida sindacali non siano vera opposizione.

Il movimento operaio nella sua storia ha incontrato spesso dure sconfitte, ma le ha superate solo quando le ha riconosciute come tali e quando ha cambiato la linea politica, la pratica e, a volte, i gruppi dirigenti. Invece nulla oggi viene davvero rimesso in discussione.

La Cgil ha sempre avuto una dialettica interna. Tra linee politiche, tra esperienze, tra luoghi di lavoro, territori e centro, tra categorie e confederazione. Dagli anni 90 il confronto tra maggioranza e minoranze si è intrecciato con quello tra la FIOM e la confederazione. In questi confronti e conflitti si aprivano spazi di esperienze ed iniziative controcorrente.

Oggi tutto questo non c’è più. Una normalizzazione profonda percorre tutta l’organizzazione e l’ultimo congresso le ha conferito sanzione formale. Non facciamoci ingannare dalle polemiche televisive e dalle imboscate di qualche voto segreto. Fanno parte di scontri di potere tra cordate di gruppi dirigenti, mentre tutte le decisioni più importanti son state assunte all’unanimità, salvo il voto contrario della piccola minoranza di cui ho fatto parte e di cui non si è mai tenuto alcun conto. Una piccola minoranza che al congresso ha raggiunto successi insperati là dove c’erano le persone in carne ed ossa, ma che nulla ha potuto contro i tanti risultati bulgari per partecipazione e consenso verso i vertici, costruiti a tavolino. Con l’ultimo congresso la struttura dirigente della Cgil ha deciso di ingannare se stessa. La partecipazione bassissima degli iscritti è stata innalzata artificialmente per mascherare una buona salute che non c’è. Ed il resto è venuto di conseguenza. A differenza che nel passato non ci son più problemi nella vita interna della Cgil, tutto è pacificato a parte i puri conflitti di potere. Ma forse anche per questo la Cgil non ha mai contato così poco nella vita sociale e politica del paese.

A questo punto non bastano rinnovamenti di facciata, sono necessarie rotture di fondo con la storia e la pratica degli ultimi trenta anni.

Bisogna rompere con un sistema Europa che è infame con i migranti mentre si genuflette di fronte all’euro. I diritti del lavoro sono incompatibili con una moneta unica i cui vincoli,come ha ricordato il ministro delle finanze tedesco, sono tutt’uno con le politiche di austerità.

Bisogna rompere con il PD ed il suo sistema di potere se non se ne vuol venire assorbiti e travolti.

Bisogna rompere con le relazioni subalterne con le imprese e ripartire dalla condizione concreta dei lavoratori .

Questo rotture non sono facili, ma sono indispensabili per ripartire e sono impossibili nella Cgil di oggi.

Certo fuori dalla Cgil non c’è una alternativa di massa pronta. Ci sono lotte, movimenti, sindacati conflittuali generosi e onesti, ma spesso distanti se non in contrasto tra loro. Ma questa situazione frantumata per me non giustifica il permanere in un’organizzazione che sento indisponibile anche solo a ragionare su queste rotture.

So bene che la svolta positiva per il mondo del lavoro ci sarà quando tutte le organizzazioni sindacali, anche le più moderate, saranno percorse da un vento nuovo. Ho vissuto da giovane quei momenti. Ma ho anche imparato che nell’Italia di oggi questo cambiamento sarà possibile solo se promosso da una spinta organizzata esterna a CGIL CISL UIL. A costruirla voglio dedicare il mio impegno.

Per questo lascio la Cgil da militante del movimento operaio così come ci sono entrato. Saluto con grande affetto le compagne e compagni di tante lotte che non condividono questo mio giudizio finale. Siccome li conosco e stimo, so che ci ritroveremo in tanti percorsi comuni. Saluto anche tutte e tutti gli altri compagni, perché ho fatto mio l’insegnamento di Engels di avere avversari, ma mai nemici personali.

Grazie soprattutto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che hanno insegnato a me, intellettuale piccolo borghese come si diceva una volta, cosa sono le durezze e le grandezze della classe operaia. Spero di poter apprendere ancora.

#edulibera

Vivi! Charlie Chaplin

IMG_20171218_171531_659.jpgHo perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante! [Charlie Chaplin]

 

#perluigi

Esistono più soldi che buone idee

Se vuoi dedica 8 minuti della tua vita ad ascoltare questa esperienza. Scoprirai che il mondo non è un posto migliore perché ci sono persone cattive che tengono innovazioni nel cassetto. Scoprirai anche che ci sono persone che non si fanno fermare da questo e che vanno avanti. E scoprirai che anche tu puoi contribuire con le tue idee a migliorare il mondo. Lascia un commento e partecipa ad #edulibera

#edulibera Consapevolezza sull’uso di internet (video 20 minuti)

LEGGI: “WEB e manipolazione delle MASSE: Come Social e Motori di ricerca alterano la percezione cognitiva ” http://amzn.to/2a5gYdR “Google, Facebook, i motori di ricerca e i grossi social network filtrano il mondo in base ai tuoi gusti. E così, ti privano della possibilità di conoscere cose nuove. Questa è la speranza tradita di internet.” Intervista a Valerio Lo Monaco di ilribelle.com —o Il secondo video della serie, di Valerio Lo Monaco, che estende e approfondisce le riflessioni di questo, rispondendo anche alla critica degli specialisti del settore: https://www.youtube.com/watch?v=4IL2k… Il libro menzionato da Valerio è “IL FILTRO”, di “Eli Parisier”, e si può trovare qui: http://amzn.to/1W74Tqt

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Se vuoi approfondire edulibera