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Poesie per la memoria della Shoah – La valle delle ossa secche

LA VALLE DELLE OSSA SECCHE

In ricordo del mio amato zio Eugenio,
dello zio Jacob e di sua moglie Ilona,
dello zio Ernesto e di sua moglie Ethel, della zia Rachele,
e di tutti i miei familiari uccisi
dai nazisti ad Auschwitz

Nella valle delle ossa secche
Non vi sono tombe, non vi sono lapidi —
I resti pietrificati
Di vittime innocenti della persecuzione
Coperti da macchie di sangue
Sono disseminati ovunque,
Incutendo orrore e sgomento
Sul terreno argilloso.
Fui testimone della loro ingiusta esecuzione —
Vennero portati a forza
Nelle camere di sterminio,
Presi a calci e picchiati da pugni crudeli —
Avevano numeri tatuati sui polsi
E lo Scudo di David sui petti —
Andarono incontro alla morte
Pronunciando la preghiera sacra
Con l’ultimo respiro:
“ASCOLTA ISRAELE, IL SIGNORE È NOSTRO DIO
IL SIGNORE È UNO —”
Martiri coraggiosi della stirpe ebraica,
Membri della mia famiglia,
Compagni di prigionia,
Son passati tanti anni
Da quando ve ne siete andati —
Ma io ricordo ancora il vostro grido disperato:

“Decadranno i nostri corpi,
Marcirà la nostra carne,
Se sopravvivrai ad Auschwitz
Non lasciare, per favore, che su di noi cada l’oblio!”

La mia vita fu risparmiata
Per l’intervento di Dio,
Conosco lo scopo di quella protezione celeste:
Far ritorno con il ricordo
Della vostra sofferenza e del vostro dolore,
Far sì che non siate morti invano,
Esaudire il vostro ultimo desiderio,
Non lasciar mai perire i vostri spiriti coraggiosi —

Magda Herzenberger

http://www.la-shoah-e-la-memoria.it/mostre/poesie.htm

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Notte su Birkenau – poesia di Tadeus Borowski

 

Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora 
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo —
pallida come un cadavere.

E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione — fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.

È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.

Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.

Tadeusz Borowski, KL Auschwitz