Basta violenza sulle donne

Le mie donne” di Renato Zero

“Le mie donne
non cambiano
hanno un’anima sola
mille bocche si schiudono
soffiando sulla mia vela
Nell’insieme
sono il centro perfetto
fra la terra e la luna
sono donne speciali le mie
perché non hanno paura
La mia bussola
il mio orientamento
sono sempre felici con poco
sono autentiche attrici per gioco
molto meglio se gli resti amico
Loro ridono
pensano e inventano
con disarmante candore
finché di quell’intrigante invadenza
non sarà sazio il tuo cuore
Ci vuole altro per essere maschio
ci vuole altro che i muscoli qui
per confondere queste mie donne
e sentirsi al sicuro così
Qualche volta le temo
e ho paura
mi domando, sopravviverò
all’inverno dei miei sentimenti
senza di loro che alibi avrò
Le mie donne
hanno un fiuto speciale
sotto un cielo che cambia colore
e non sprecano il tempo in inganni
per trascinarti diritto all’altare
Quelle donne mie sanno aspettare
quelle donne mi crederai o no
quando passano lasciano il segno
sono le uniche donne che ho
Amici miei
voi che pace non trovate mai
tante manovre ma poi, fallite.
Possibile che
fra tante donne la vostra non c’è
un problema d’età,
timidezza o apatia
sfiducia insincerità allergia
Odio le mamme carnivore
e le sorelle asfissianti
ma quelle che ti maltrattano
alla fine sono quelle importanti.
Le mie donne mi adorano
me le sposerei tutte
hanno tutte quel che di speciale
non riescono ad essere brutte”

Non serve ora – contro la violenza sulle donne

Non fu per gioco
che ascoltai la tua voce.
Mi giunse dal remoto
l’ eco violento della guerra
Temevo, ma ti comprendevo!
Ad ogni tua richiesta
non fu amore,
scambiavo la realta’.
Quanto ti avevano tolto, pensavo!
Restavo li’ a studiarti,
il mio cuore voleva aiutarti!
Cresceva in filo d’ obbligo, l’ amore!
Come un ciliegio
che perde in pazienza i suoi frutti
e alla stagione si piega,
posi ai tuoi piedi piccolezze
ed ambizioni.
Volevo solo curarti.
Intanto, ti gonfiavi di ossessioni!
Ho rotto in casa gli specchi,
ora ch’ e’ tardi!
M’ abbraccia una calma mai vista!
L ‘ultima cosa riflessa
di cui ho memoria
e’ il mio volto sfigurato
col quale adesso convivo.
E sui vetri appannati
resiste la scritta
che non si pieghi mai l’ amore
ai divieti,
che non si alieni
al possesso ammalato!

DIRITTI RISERVATI, Anna DE FILPO @ COPYRIGHT. 23/11/2018. FHOTOWEB

Sorridi donna -Alda Merini

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti.

Alda Merini

Le donne difficili – di Mara Bagatella

LE DONNE DIFFICILI
Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente. Quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene prima di aprirti il cuore.
Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l’anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.
(Mara Bagatella)

Digitale Purpurea – Giovanni Pascoli

Siedono. L’una guarda l’altra. L’una
esile e bionda, semplice di vesti
e di sguardi; ma l’altra, esile e bruna,

 

l’altra… I due occhi semplici e modesti
fissano gli altri due ch’ardono. «E mai
non ci tornasti?» «Mai!» «Non le vedesti

più?» «Non più, cara.» «Io sì: ci ritornai;
e le rividi le mie bianche suore,
e li rivissi i dolci anni che sai;

quei piccoli anni così dolci al cuore…»
L’altra sorrise. «E di’: non lo ricordi
quell’orto chiuso? i rovi con le more?

i ginepri tra cui zirlano i tordi?
i bussi amari? quel segreto canto
misterioso, con quel fiore, fior di…?»

«morte: sì, cara». «Ed era vero? Tanto
io ci credeva che non mai, Rachele,
sarei passata al triste fiore accanto.

Ché si diceva: il fiore ha come un miele
che inebria l’aria; un suo vapor che bagna
l’anima d’un oblìo dolce e crudele.

Oh! quel convento in mezzo alla montagna
cerulea!» Maria parla: una mano
posa su quella della sua compagna;

e l’una e l’altra guardano lontano.

II

Vedono. Sorge nell’azzurro intenso
del ciel di maggio il loro monastero,
pieno di litanie, pieno d’incenso.

Vedono; e si profuma il lor pensiero
d’odor di rose e di viole a ciocche,
di sentor d’innocenza e di mistero.

E negli orecchi ronzano, alle bocche
salgono melodie, dimenticate,
là, da tastiere appena appena tocche…

Oh! quale vi sorrise oggi, alle grate,
ospite caro? onde più rosse e liete
tornaste alle sonanti camerate

oggi: ed oggi, più alto, Ave, ripete,
Ave Maria, la vostra voce in coro;
e poi d’un tratto (perché mai?) piangete…

Piangono, un poco, nel tramonto d’oro,
senza perché. Quante fanciulle sono
nell’orto, bianco qua e là di loro!

Bianco e ciarliero. Ad or ad or, col suono
di vele al vento, vengono. Rimane
qualcuna, e legge in un suo libro buono.

In disparte da loro agili e sane,
una spiga di fiori, anzi di dita
spruzzolate di sangue, dita umane,

l’alito ignoto spande di sua vita.

III

«Maria!» «Rachele!» Un poco più le mani
si premono. In quell’ora hanno veduto
la fanciullezza, i cari anni lontani.

Memorie (l’una sa dell’altra al muto
premere) dolci, come è tristo e pio
il lontanar d’un ultimo saluto!

«Maria!» «Rachele!» Questa piange, «Addio!»
dice tra sé, poi volta la parola
grave a Maria, ma i neri occhi no: «Io,»

mormora, «sì: sentii quel fiore. Sola
ero con le cetonie verdi. Il vento
portava odor di rose e di viole a

ciocche. Nel cuore, il languido fermento
d’un sogno che notturno arse e che s’era
all’alba, nell’ignara anima, spento.

Maria, ricordo quella grave sera.
L’aria soffiava luce di baleni
silenzïosi. M’inoltrai leggiera,

cauta, su per i molli terrapieni
erbosi. I piedi mi tenea la folta
erba. Sorridi? E dirmi sentia: Vieni!

Vieni! E fu molta la dolcezza! molta!
tanta, che, vedi… (l’altra lo stupore
alza degli occhi, e vede ora, ed ascolta

con un suo lungo brivido…) si muore!»

da Pianissimo – Camillo Sbarbaro

Magra dagli occhi lustri, dai pomelli

accesi,

la mia anima torbida che cerca

chi le somigli
trova te che sull’uscio aspetti gli uomini.

Tu sei la mia sorella di quest’ora.

Accompagnarti in qualche trattoria
di bassoporto

e guardarti mangiare avidamente!

E coricarmi senza desiderio

nel tuo letto!
Cadavere vicino ad un cadavere

bere dalla tua vista l’amarezza

come spugna secca beve l’acqua!

Toccare le tue mani i tuoi capelli

che pure a te qualcuno avrà raccolto
in un piccolo ciuffo sulla testa!

E sentirmi guardato dai tuoi occhi

ostili, poveretta, e tormentarti
domandandoti il nome di tua madre…

Nessuna gioia vale questo amaro:

poterti fare piangere, potere
pianger con te.

 

 

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Ave Maria – Buona Novella (1970)

E te ne vai, Maria, fra la gente

che si raccoglie intorno al tuo passare,

siepi di sguardi che non fanno male

nella stagione di essere madre.

Sai che fra un’ora forse piangerai

poi la tua mano nasconderà un sorriso:

gioia e dolore hanno il confine incerto

nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,

ave alle donne come te, Maria,

femmine un giorno per un nuovo amore

povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre

nella stagione che stagione non sente.

Fabrizio De Andrè

Al mio amante che torna da sua moglie – Ann Sexton

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Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costrutta.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro
poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti do libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
– alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa –

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso
sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera – per il richiamo –

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

 

Le ragazze sono come le mele sugli alberi – autori vari

Le ragazze sono come le mele sugli alberi.

Le migliori sono sulla cima dell’albero.

Gli uomini non vogliono arrivare alle migliori, perché

hanno paura di cadere e ferirsi.

In cambio, prendono le mele marce che sono cadute

a terra, e che, pur non essendo così buone,

sono facili da raggiungere.

Perciò le mele che stanno sulla cima dell’albero, pensano

che qualcosa non vada in loro, mentre in realtà

“Esse sono grandiose”. Semplicemente devono essere

pazienti e aspettare che l’uomo giusto arrivi, colui che sia

cosi coraggioso da arrampicarsi fino alla cima

dell’albero per esse.

Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, chi avrà

bisogno di noi e ci ama farà

di tutto per raggiungerci.

La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per

essere calpestata, né dalla testa per essere superiore.

Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere

protetta e accanto al cuore per essere amata.