Vorrei essere con te di Ilaria Zof

Vorrei essere con te,

per poter sentire il profumo del vento,

per assaporare la salsedine

che si posa sulle tue labbra,

per vedere nei tuoi occhi scuri

il riflesso del tramonto,

di quel cielo trafitto

da lunghe pennellate d’oro,

che si fondono col rosa delle nuvole

e scompaiono, perdendosi

nel blu della notte.

Vorrei essere con te,

per accarezzare l’argentea luna,

per contare le stelle,

grevi di desideri inespressi.

Vorrei essere con te,

per guardare i germogli

sbocciare dopo il lungo inverno,

per ascoltare le foglie

stormire nella brezza mattutina.

Vorrei essere con te,

per lasciare che un raggio di sole

baci delicatamente i miei occhi chiusi,

e poi svegliarmi e scoprire,

con meraviglia di fanciulla,

che no ho bisogno di desiderare,

perché io sono già con te.

(Ilaria Zof)

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Quando tu eri un desiderio errante – poesia di Gibran

Quando tu eri un desiderio errante nella nebbia,
c’ero anch’io, desiderio errante.
Andammo in cerca l’uno dell’altro,
e dalla nostra ansia d’incontrarci
nacquero i sogni.
E i sogni erano tempo senza limiti,
e i sogni erano spazio senza misura.
E quando tu eri una parola silenziosa
sulle labbra tremanti della Vita,
c’ero anch’io,
altra parola silenziosa.
Allora la vita ci pronunciò
e noi attraversammo gli anni
palpitando per i ricordi di ieri
e il desiderio del domani,
poichè il giorno di ieri
era la morte sconfitta
e il giorno di domani
era la nascita bramata.
Tu sei il precursore di te stesso,
sei lo sconosciuto
che passa davanti al cancello
del mio giardino.
E anch’io sono il precursore
di me stesso,
sebbene io sieda all’ombra
dei miei alberi e sembri immobile.

Gibran

Amami solo per amore dell’amore – Elizabeth Barret Browning

Sonetto XIV

E se mi devi amare per null’altro sia

che per amore. Non dire “L’amo per il

suo sorriso, il suo sguardo, il modo

gentile di parlare, per le sue idee

che si accordano alle mie e che un giorno

mi resero sereno”. Queste cose possono

Amato, in sé mutare o mutare per te.

Così fatto un amore può disfarsi.

E ancora non amarmi per la pietà che

le mie guance asciuga. Può scordare

il pianto chi ebbe a lungo il tuo

conforto, e perdere così il tuo amore.

Ma amami solo per amore dell’amore,

che cresca in te, in un’eternità d’amore!

Elizabeth Barrett Browning

Il tuo sorriso – Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

Pablo Neruda

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Potessero le mie mani sfogliare – Federico Garcia Lorca

Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.

Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.

T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!!
(Federico García Lorca;
traduzione di Claudio Rendina)

grazie a www.poetare.it

Così approdo – Lucia Schiano

Così approdo
alla sponda più alta
Barcolla il desiderio
Affondo le mani artigli
Su viscide pareti
Di alghe ammuffite
Il corpo abbandonato
Nella coperta di mare
Annegata
Vago seguendo
L’azzurro cielo condiviso
Di amore strappato All’incauto destino
Affidato
Vana ogni certezza
Preludio di ogni caduta
Ammutolisce la luna
Nell’imbrunito cielo.

L.SCHIANO (I paesaggi dell’anima)

Esposto – Giò Lauria

Nel torpore odiato
nella notte confusa
velando
i pensieri
volando
il cielo stellato;
concupiscenza
di doni inaccessibili,
desiderio
della controparte
anelata:

ci sceglie
e si scaglia
contro le pareti
ferrate del nostro
egoismo.

Finalmente
il tempo
di esporsi
al rischio
d’innamorarsi.

Fatalmente reciso
il bordo
della bolla
dove siamo separati
dal mondo tutto
che guarda
inorridito
la nostra complicità
malriuscita
deperita.

Come avviene
all’alba del capire,
un guizzo
un gesto
profondo
come squarcio,
finalmente
restituito
il tempo
e il senso
alle parole,
esposto
alla luce del vero.

Altre poesie dell’autore sul suo blog gestoeparola.wordpress.com

Dimentica – Raf

Luoghi inviolabili della memoria
Soltanto gli orli un po’ sfocati ma così indissolubili
e così troppo intensi da dirsi
dimentica quello che è stato comunque non ritornerà
dimentica le mie parole se puoi perdonaci
non sempre c’è un lieto fine
dimentica l’amore forse anche il dolore passerà
dimentica le cose belle e tutto il male sai di colpo sparirà
ovunque io sarò comunque mi resterà qualcosa di te
forse attimi ma eterni
dimentica tutti quei giorni perché l’amore è fisico
gli addio e i ritorni era una storia che viveva in bilico
un sentimento così forte che spesso passa il limite
non vuoi lasciarlo andare perché in fondo sai che non ti lascerà
dimentica il dolore forse l’amore ti ripagherà
dimentica tu fallo per me che ancora non so dimenticare te
dimentica perché io ancora non so dimenticare dimenticare…

E’ come una marea – Pablo Neruda

E’ come una marea, quando lei fissa su me
i suoi occhi neri,

quando sento il suo corpo di creta bianca e mobile
tendersi a palpitare presso il mio,
è come una marea, quando lei è al mio fianco.

Disteso davanti ai mari del Sud ho visto
arrotolarsi le acque ed espandersi
incontenibilmente
fatalmente

nelle mattine e nei tramonti.

Acqua delle risacche sulle vecchie orme,
sulle vecchie tracce, sulle vecchie cose,
acqua delle risacche che dalle stelle
s’apre come una rosa immensa,
acqua che va avanzando sulle spiagge come
una mano ardita sotto una veste,
acqua che s’inoltra in mezzo alle scogliere,
acqua che s’infrange sulle rocce,
e come gli assassini silenziosa,
acqua implacabile come i vendicatori
acqua delle notti sinistre
sotto i moli come una vena spezzata,
o come il cuore del mare
in una irradiazione tremante e mostruosa.

E’ qualcosa che dentro mi trasporta e mi cresce
immensamente vicino, quando lei è al mio fianco,
è come una marea che s’infrange nei suoi occhi
e che bacia la sua bocca, i suoi seni, le mani.

Tenerezza di dolore e dolore d’impossibile,
ala dei terribili
che si muove nella notte della mia carne e della sua
come un’acuminata forza di frecce nel cielo.

Qualcosa d’immensa fuga,
che non se ne va, che graffia dentro,
qualcosa che nelle parole scava pozzi tremendi,
qualcosa che, contro tutto s’infrange, contro tutto,
come i prigionieri contro le celle!

Lei, scolpita nel cuore della notte,
dall’inquietudine dei miei occhi allucinati:
lei, incisa nei legni del bosco
dai coltelli delle mie mani,
lei, il suo piacere unito al mio,
lei, gli occhi suoi neri,
lei, il suo cuore, farfalla insanguinata
che con le due antenne d’istinto m’ha toccato!

Non sta in questo stretto altopiano della mia vita!
E’ come un vento scatenato!

Se le mie parole trapassano appena come aghi
dovrebbero straziare come spade o come aratri!

E’ come una marea che mi trascina e mi piega,
è come una marea, quando lei è al mio fianco!

Il cielo in una stanza – Gino Paoli

Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti
ma alberi,
alberi infiniti
quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più.
Io vedo il cielo sopra noi
che restiamo qui
abbandonati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo.
Suona un’armonica
mi sembra un organo
che vibra per te e per me
su nell’immensità del cielo.
Per te, per me:
nel cielo.

Tu non hai affatto capito – Evgenij A. Evtusenko

Tu non hai affatto capito,
mia coscienza esigente, che è solo per debolezza
se adesso ho bisticciato con te.

E non hai affatto capito,
quando con disprezzo ti sei vendicata,
che causa di debolezza
non impudenza fu – stanchezza.

E non mi hai capito,
e forse io non ho capito te,
quando ti ho porto la mano
e tu non mi hai porto la tua.

Ma molto bene hai capito
che è la disperazione a portarci
alla perdita del confine, fatale,
tra le forze del bene e del male…

Per il mio cuore… – Pablo Neruda

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.

E in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.