L’amianto ed il cittadino struzzo

Possiamo far finta che non sia successo niente. Possiamo continuare a non ribellarci per una generazione di politici che non hanno a cura la salute dei cittadini. Oppure possiamo cominciare, con la cultura, a prendere coscienza che bisogna trovare una soluzione politica al problema amianto.

Qui sotto cerchiamo di capire perché l’ignoranza (soprattutto politica) uccide.

Negli anni ottanta 3.000 carrozze dei treni delle Ferrovie dello Stato italiane vennero portate nella fabbrica Isochimica di Avellino, per rimuovere l’amianto che vi si trovava all’interno. Respirare una sola fibra di amianto può provocare il cancro ai polmoni. I circa 300 operai della Isochimica hanno lavorato per anni senza protezioni in mezzo a migliaia di tonnellate di amianto, lavorando a mani nude, senza tute e senza maschere. Oggi il 90% degli operai dell’Isochimica ha malattie polmonari, la fabbrica è sotto sequestro e c’è un processo in corso contro l’imprenditore Elio Graziano titolare dello stabilimento. Alle telecamere di Fanpage gli operai della Isochimica ci raccontano la strage silenziosa, ci mostrano dove lavoravano ed in quali condizioni entravano a contatto con l’amianto. Grazie alle foto di Rossella Fierro, gentilmente concesse dal giornale “Il Ciriaco” (http://www.ilciriaco.it/), siamo in grado di mostrare cosa c’era all’interno della fabbrica prima del sequestro e come gli operai seppellivano l’amianto all’interno di una fossa scavata dentro lo stabilimento. Dei 300 operai solo in 9 sono riusciti ad andare in pensione, tutti gli altri combattono quotidianamente con le malattie polmonari, tra la paura di morire e la rabbia di una giustizia che forse non arriverà mai.

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da Pianissimo – Camillo Sbarbaro

Magra dagli occhi lustri, dai pomelli

accesi,

la mia anima torbida che cerca

chi le somigli
trova te che sull’uscio aspetti gli uomini.

Tu sei la mia sorella di quest’ora.

Accompagnarti in qualche trattoria
di bassoporto

e guardarti mangiare avidamente!

E coricarmi senza desiderio

nel tuo letto!
Cadavere vicino ad un cadavere

bere dalla tua vista l’amarezza

come spugna secca beve l’acqua!

Toccare le tue mani i tuoi capelli

che pure a te qualcuno avrà raccolto
in un piccolo ciuffo sulla testa!

E sentirmi guardato dai tuoi occhi

ostili, poveretta, e tormentarti
domandandoti il nome di tua madre…

Nessuna gioia vale questo amaro:

poterti fare piangere, potere
pianger con te.

 

 

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Se Questo è un Uomo – Primo LEVI

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no
Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via
Coricandovi alzandovi
Ripetetele ai vostri figli
O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

Bisogna – Alfonso Gatto

Bisogna pronunciare l’evidenza,
forse per tutti basterà tacere.
Per l’uomo, sacro alfine, la presenza
dell’essere l’escluda dal parere
un simbolo stregato.

Se la speranza è senza via d’uscita,
la morte è senza fiato:
e bisogna allenarla alla pazienza
di vincere il passato,
darle tutti i traguardi della vita.

Alfonso Gatto

via Atlantide: la città sommersa