Uscire da se stessi.

E come avrai qualcosa da raccontare, qualche cosa che sia nuovo se non ti butti oltre te stessa?

Non è che il viaggiare produca automaticamente l’effetto anti solitudine, ma è l’atteggiamento di andare, di mettersi in cammino che ti costringe ad uscire da te stessa, a guardare oltre al vuoto che ti porti dentro.

Dico viaggiare nel senso di assumere vita e storia degli altri, penetrare nell’esistenza di altri popoli, usi, costumi, culture.

Uscire da se stessi è un’operazione purificatrice.

Qualche cosa che arricchisce e sfama la nostra fame di umanità.

Ma come mettere sulla carta e farci stare in misere parole quello che provo e vorrei comunicarti?

sempre tuo zio.

(Fausto Marinetti da lettere per una nipote)

Il cammino ed il senso della vita

“Il cammino è il luogo di un’etica elementare ad altezza d’uomo.
Uomini e donne si incontrano e in un attimo si riconoscono gli
uni con gli altri nella loro essenzialità, si salutano, si scambiano
un sorriso, un’osservazione, si danno notizie sul sentiero o sulla
loro destinazione, rispondono alle richieste di informazioni di chi
si è smarrito. Il cammino è un universo della reciprocità. A
volte l’incontro abbozzato qualche ora prima prosegue nell’ostello
o al bar. Prendere le strade traverse equivale a lasciarsi alle
spalle un mondo fatto di competizione, di disprezzo, di disimpegno, di velocità, di comunicazione, a favore di un mondo dell’amicizia, della parola, della solidarietà. Un ritorno alle origini
di una comune umanità in cui l’altro non è più un avversario ma
un uomo o una donna con cui ci si sente solidali. Camminare,
metodo tranquillo per restituire incanto al tempo e allo spazio
dell’esistenza, richiede di uscire di casa e abbandonare la strada
battuta dove talvolta si disperde il gusto di vivere. Significa
percorrere strade o sentieri, andare su e giù per boschi o montagne, inerpicarsi sulle colline per avere il piacere di ridiscenderle, sempre restando ad altezza d’uomo, affidandosi esclusivamente alle proprie risorse fisiche, immersi nella percezione continua di sé e del mondo. Camminare, che appare anacronistico nel mondo contemporaneo che privilegia la velocità, l’utilità, il rendimento, l’efficienza, è un atto di resistenza che favorisce la lentezza, la disponibilità, la conversazione, il silenzio, la curiosità, l’amicizia, l’inutilità e molti altri valori risolutamente
opposti rispetto alle sensibilità neoliberali che condizionano
ormai le nostre vite.” (da “Camminare. Elogio dei sentieri e della lentezza” di David Le Breton, Edizioni dei Cammini, 2015)

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