Il motore del mondo secondo Kierkegaard

Cos’è che rende un uomo forte, più forte del mondo intero; cos’è che lo rende debole, più debole di un bambino?
 Cos’è che rende un uomo saldo, più saldo della roccia; cos’è che lo rende molle, più molle della cera? 

Cos’è che è più vecchio di tutto? Cos’è che sopravvive a tutto? Cos’è che non può essere tolto, ma toglie lui stesso tutto? 

Cos’è che non può essere dato, ma dà lui stesso tutto?

 Cos’è che sussiste, quando tutto frana? 

Cos’è che consola, quando ogni consolazione viene meno? Cos’è che dura, quando tutto subisce una trasformazione? Cos’è che rimane, quando viene abolito l’imperfetto?

 Cos’è che non scompare, quando cessa la visione? 

Cos’è che chiarisce, quando ha fine il discorso oscuro?

Cos’è che rende saggio il discorso del semplice? 

Cos’è che non muta mai, anche se tutto muta?

 È l’amore, e amore è solo quello che mai si muta in qualcos’altro.
Søren Kierkegaard

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Chiedo silenzio – Pablo Neruda

Chiedo silenzio

Ora, lasciatemi tranquillo.
Ora, abituatevi senza di me.
Io chiuderò gli occhi
E voglio solo cinque cose,
cinque radici preferite.
Una è l’amore senza fine.
La seconda è vedere l’autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.
La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.
La quarta cosa è l’estate
rotonda come un’anguria.
La quinta cosa sono i tuoi occhi.
Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io muto la primavera
perché tu continui a guardarmi.

Amici, questo è ciò che voglio.
E’ quasi nulla e quasi tutto.
Ora se volete andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.
Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.
Accade che sono e che continuo.
Non sarà dunque che dentro
di me cresceran cereali,
prima i garni che rompono
la terra per vedere la luce,
ma la madre terra è oscura:
e dentro di me sono oscuro:
sono come un pozzo nelle cui acque
la notte lascia le sue stelle
e sola prosegue per i campi.
E’ che son vissuto tanto
e che altrettanto voglio vivere.
Mai mi son sentito sé sonoro,
mai ho avuto tanti baci.
Ora, come sempre, è presto.
La luce vola con le sue api.
Lasciatemi solo con il giorno.
Chiedo il permesso di nascere.

L’amore costa

Costa dire “hai ragione”. Costa dire “perdonami”. ed anche dire “Ti perdono” costa. Costa la confidenza, costa la pazienza. Costa fare una cosa che non hai voglia di fare ma che lui o lei vuole. Costa cercare di capire. Costa tenere il silenzio. La fedeltà costa e sorridere al cattivo umore e trattenere le lacrime che fanno soffrire. A volte costa impuntarsi, a volte cedere. Costa dir sempre “è colpa mia”. Costa confidarsi e ricevere confidenze. Costa sopportare i difetti, costa cancellare le piccole ombre, costa condividere i dolori. Costa la lontananza e costano i distacchi. Costano le nubi passeggere. Costa avere opinioni differenti, costa dir sempre di “sì”. Eppure a questo prezzo si genera l’amore. Gli spiccioli non servono. Ci vuole un legno pesante come la Croce.

Invincibile amore – Albert Camus


Mia cara,

nel bel mezzo dell’odio
ho scoperto che vi era in me
un invincibile amore.
Nel bel mezzo delle lacrime
ho scoperto che vi era in me
un invincibile sorriso.
Nel bel mezzo del caos
ho scoperto che vi era in me
un’ invincibile tranquillità.
Ho compreso, infine,
che nel bel mezzo dell’inverno,
ho scoperto che vi era in me
un’invincibile estate.
E che ciò mi rende felice.
Perché afferma che non importa
quanto duramente il mondo
vada contro di me,
in me c’è qualcosa di più forte,
qualcosa di migliore
che mi spinge subito indietro.

(Albert Camus)

La semplicità.

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.

E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.

Abbiamo timore di essere fraintesi,

di apparire fragili,

di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.

Non ci esponiamo mai.

Perché ci manca la forza di essere uomini,

quella che ci fa accettare i nostri limiti,

che ce li fa comprendere,

dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.

Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.

Mi piacciono i barboni.

Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,

sentire gli odori delle cose,

catturarne l’anima.

Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.

Perché lì c’è verità,

lì c’è dolcezza,

lì c’è sensibilità,

lì c’è ancora amore.

Alda Merini