DAMMI, SIGNORE UN’ALA DI RISERVA – Gibran

 

Voglio ringraziarti Signore, per il dono della vita.

Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

 

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore,

che anche tu abbia un’ala soltanto.

L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche Tu non vuoi volare senza di me.

 

Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi Tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con te.

Perché vivere non è trascinare la vita, non è strappare la vita, non è rosicchiare la vita.

 

Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento.

Vivere è amare le cose che non piacciono per poterle cambiare.

Vivere è assaporare l’avventura della libertà.

 

Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo

un partner grande come Te!

Ma non basta saper volare con Te, Signore tu mi hai dato il compito di abbracciare

anche il mio fratello e di aiutarlo a volare.

 

Ti chiedo perdono per ogni peccato contro la vita e per tutte le ali che non

 ho aiutato a distendersi.

Non farmi lasciare il prossimo nel vestibolo malinconico della vita dove si

 “tira a campare”, dove si vegeta solo.

 

Non farmi passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala,

inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine e si è ormai

persuaso di non essere più degno di volare con Te.

 

Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva.

Non tutti riusciremo ad esprimerci ma tentare sarebbe già essere sulla strada

per divenire uomini.

A cosa serve la guerra – E. Bennato

A cosa serve la guerra diciamo la verità
serve soltanto a vincer la gara dell’inutilità

La guerra non dice niente guardati intorno e ci arrivi
Perché la vincono sempre i buoni la perdono sempre i cattivi

Ogni soldato che parte ogni soldato del re
vorrei raggiungerlo con questo valzer fargli cantare con me

A cosa serve la guerra diciamo la verità
serve soltanto a vincer la gara dell’inutilità

La guerra è sempre la stessa e ognuno la perderà
e a ogni soldato che muore si perde un po’ di umanità

La guerra è sempre la stessa devi partire e non sai
se è una minaccia o se è una promessa che è l’ultima guerra che fai

Come uno stupido valzer la storia non cambierà
ma è sempre meglio cantarla ogni tanto – questa canzone che fa

La guerra non dice niente guardati intorno e ci arrivi
Perché la vincono sempre i buoni la perdono sempre i cattivi

La guerra è un caso irrisolto è perché la sua soluzione
è che il più debole ha sempre torto e il più forte ha sempre ragione

A cosa serve la guerra diciamo la verità
serve soltanto a vincer la gara dell’inutilità

CITTADINO DEL MONDO

Il tuo Cristo è ebreo

e la tua democrazia è greca.

La tua scrittura è latina

e i tuoi numeri sono arabi.

La tua auto è giapponese

e il tuo caffè è brasiliano.

Il tuo orologio è svizzero

e il tuo walkman è coreano.

La tua pizza è italiana

e la tua camicia è hawaiana.

Le tue vacanze sono turche,

tunisine o marocchine.

Cittadino del mondo,

non rimproverare il tuo vicino

di essere … straniero.

 

 
Graffito Munich
 
 
 
 
 

girotondo intorno al mondo

Invocazione alla mummia – Antonin Artaud

Queste narici di pelle e d’ossa
dove iniziano le tenebre
dell’assoluto e il dipinto di queste labbra
che tu chiudi come un tendaggio

E quest’oro che ti scivola in sogno
spogliandoti la vita delle ossa
e i fiori di questo sguardo finto
da cui raggiungi la luce

Mummia le mani affusolate
ti rivoltano i visceri,
queste mani in cui l’ombra spaventosa
prende figura d’uccello

Tutto ciò di cui s’adorna la morte
come per un rito vago,
queste chiacchiere d’ombra e l’oro
in cui nuotano i tuoi neri visceri

E’ là che ti raggiungo,
lungo la strada calcinata di vene
e il tuo oro è come le mie pene,
peggiore testimone e più sicuro.

 

Per conoscere di più di questo autore leggi la pagina a lui dedicata su Wikipedia

Angina Pectoris – Nazim Hikmet

Se qui c’è la metà del mio cuore, dottore,
l’altra metà sta in Cina
nella lunga marcia verso il Fiume Giallo.
E poi ogni mattina, dottore,
ogni mattina all’alba
il mio cuore lo fucilano in Grecia.
E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno
quando gli ultimi passi si allontanano
dall’infermeria
il mio cuore se ne va, dottore,
se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul.
E poi sono dieci anni, dottore,
che non ho niente in mano da offrire al mio popolo
niente altro che una mela
una mela rossa, il mio cuore.
E’ per tutto questo, dottore,
e non per l’arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione,
che ho quest’angina pectoris.
Guardo la notte attraverso le sbarre
e malgrado tutti questi muri
che mi pesano sul petto
il mio cuore batte con la stella più lontana.