Italo Cillo: la ricerca della felicità

Italo Cillo è stato uno studioso della felicità. Molti lo conoscono ed hanno imparato a capire quanto serio sia stato il suo impegno. Si possono non condividere tutte le sue posizioni ma sicuramente ascoltarlo direttamente può aiutarci a porre le domande giuste.

Qui una sua interessante lezione.

Padova – Ottobre 2013, Italo Cillo parla di:

  • Il principale motivo di rimpianto degli esseri umani, alla fine dei loro giorni…
  • Introduzione al “Ritiro rigeneratore”, detto anche “il Reset”, un ritiro individuale di 36 ore che fa ripartire la tua vita con un nuovo senso di Libertà e Felicità.

  • L’idea – inconscia – più distruttiva in assoluto per la nostra felicità

  • Pensa: la tua vita sta migliorando o sta peggiorando?

  • Che immagine mentale hai della tua vecchiaia?

  • Una Visione di Gioia e Libertà – ne abbiamo assoluto bisogno!

  • Le “Sei Qualità Illuminate” – 6 qualità della realizzazione

  • Fiducia, Libertà, Virtù, Amore, Gratitudine, Saggezza

  • “Spiritual Hacking”: come la tecnologia può favorire la tua felicità e la tua crescita spirituale

  • Tanti spunti di riflessione per la tua Realizzazione in ambito personale, sociale e spirituale.

Per proseguire, scarica gratuitamente i 12 esercizi del “Ritiro rigeneratore”: http://italocillo.it/reset/

Italo Cillo è ricercatore e insegnante spirituale, padre di famiglia, autore, imprenditore creativo, blogger e libero pensatore.

 

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Ho 422 amici eppure sono solo

Gary Turk è un poeta moderno!

Qui sotto il video in inglese ed in basso quello con i sottotitoli in italiano.

Ricordiamoci che la vita digitale, privata della propria componente reale è assolutamente inutile.

Gary ci mette in guardia dal problema che molti di noi sottovalutano. Non dobbiamo sostituire ma integrare la nostra esperienza di vita con la sua controparte virtuale. Per questo è importante fare proprio il concetto di “digirealtà”: lo strato di atomi arricchito dallo strato di bit.

 

Ho 422 amici… eppure sono solo.

Parlo con loro ogni giorno, ma nessuno mi conosce davvero.

Il mio problema è la differenza tra il guardare nei loro occhi o un nome sullo schermo.

Ho fatto un passo indietro ed ho aperto gli occhi.

Questi media che chiamano “social” sono tutto fuorchè sociali quando accendiamo il computer e chiudiamo la porta tutta questa tecnologia è solo un’illusione, comunità, solidarietà, spirito di gruppo, ma quando ti allontani da questa delusione, ti svegli e vedi un mondo di confusione, un mondo in cui siamo schiavi della tecnologia che abbiamo creato, in cui l’informazione è venduta da qualche ricco ingordo bastardo, un mondo di interessi personali, “selfie” e autocelebrazioni, in cui tutti condividiamo i nostri momenti migliori lasciando fuori l’emozione.

Siamo felicissimi di condividere un’esperienza, ma è lo stesso quando non c’è nessuno con noi? State vicini fisicamente ai vostri amici ed anche loro lo faranno, ma nessuno lo farà se invierete un messaggio di gruppo.

Pubblichiamo sul profilo, esageriamo, ricerchiamo adulazione, fingiamo di non notare l’isolamento sociale, sistemiamo le parole per far brillare le nostre vite (virtuali) e non sappiamo nemmeno se qualcuno le leggerà.

Stare soli non è un problema, lasciate lo stress, leggiamo un libro, dipingiamo, facciamo esercizi fisici, cosi saremo produttivi, presenti, non riservati e reclusi, sarete svegli ed attenti spendendo bene il vostro tempo.

Quando siete in pubblico e vi sentite soli, mettete le mani dietro la testa e lontani dallo smartphone. Non fissate il menù o la lista dei contatti, apritevi all’altro, imparate a coesistere.

E’ insopportabile il silenzio dei treni di pendolari, nessuno parla per paura di sembrare matto.

Stiamo diventando asociali. non parliamo più con gli altri, non guardiamo più negli occhi qualcuno. Siamo circondati da bambini che fin dalla nascita ci vedono vivere come dei robot e pensano che sia normale, non sarai il miglio padre del mondo se non sai intrattenere un bimbo senza un iPod.

Da bimbo non stavo mai in casa, stavo con gli amici sulla bici, avevamo buchi sulle scarpe e sbucciature sulle ginocchia, costruivamo le case sugli alberi. Ora i parchi sono silenziosi, è impressionante quasi inquietante… non ci sono bambini, le altalene non dondolano.. non si salta la corda, non si gioca a campana, siamo una generazione di idioti, smartphone e stupidi.

Non guardare il telefono, spegni il display, fatti una passeggiata approfittando del bel tempo, basta solo un incontro per fare la differenza.

Siate presenti nel momento in cui vi guarda in quel modo che ricorderete per sempre… quando nasce un amore, la prima volta che vi tiene per mano o che vi baciate, il primo litigio.. ma la amerete comunque.

Non dite a centinaia di persone quello che avete fatto, condividete certi momenti solo con lei, quando venderai il computer per comprarle l’anello.. a lei che è una cosa vera e non virtuale!

Quando formerete una famiglia, quando terrai fra le braccia la tua bimba e ti innamorerai di nuovo… quando ti terrà sveglio e vorresti solo riposare, quando ti asciugherai le lacrime perchè la tua bimba andrà per la sua strada, quando tornerà con un figlio da farti tenere in braccio, ti chiamerà nonno e tu ti sentirai ancora più felice anzichè vecchio, e quando ripenserai a ciò che hai fatto, a quanto sei felice di non aver buttato via il tempo fissando uno schermo.

Quando stringerai la mano a tua moglie seduto accanto al letto, e le dirai quanto la ami baciandola sulla fronte, e lei ti sussurrerà mentre il cuore le si ferma.. quanto è stata fortunata che quel ragazzo l’abbia fermata per strada quella mattina.

Ma niente di tutto questo potrà accadere se sei troppo impegnato a guardare il cellulare, non vedrai le opportunità che perdi.

Non guardate il telefono, spegnetelo, abbiamo una vita limitata, un certo numero di giorni, non passate la vostra vita intrappolati su internet, i risultati saranno solo rimpianti.

Anch’io sono colpevole e faccio parte del sistema, in questo mondo digitale in cui ci scriviamo ma non ci vediamo e non ci sentiamo, parliamo digitando, leggiamo chattando, passiamo ore insieme senza guardarci negli occhi. Non arrendetevi a questa vita virtuale, date amore alla gente non i vostri “mi piace”! Disconnettetevi dal bisogno di essere ascoltati e definiti, uscite per strada e lasciate a casa le distrazioni (smartphone).

Non guardare il cellulare, spegnilo. Smetti di vedere questo video, vivi la vita vera!

 

Il testo in inglese

 

have 422 friends yet I am lonely
I speak to all of them everyday yet none of them really know me
The problem I have sits in the space in-between
Looking into their eyes or at a name on a screen

I took a step back and opened my eyes
I looked round and realised
This media we call social is anything but
when we open our computers and it’s our doors we shut

All this technology we have it’s just an illusion
Community, companionship, a sense of inclusion
When you step away from this device of delusion
You awaken to see a world of confusion

A world where we’re slaves to the technology we mastered
Where information gets sold by some rich, greedy bastard
A world of self-interest, self-image, self-promotion
Where we all share our best bits but leave out the emotion

We’re at our most happy with an experience we share
But is it the same if no one is there?
Be there for your friends and they’ll be there too
But no one will be if a group message will do

We edit and exaggerate, crave adulation
We pretend not to notice the social isolation
We put our words into order till our lives are glistening
We don’t even know if anyone is listening

Being alone isn’t the problem let me just emphasise
If you read a book, paint a picture, or do some exercise
You’re being productive and present not reserved and reclused
You’re being awake and attentive and putting your time to good use

So when you’re in public and you start to feel alone
Put your hands behind your head, step away from the phone
You don’t need to stare at your menu or at your contact list
Just talk to one another, learn to co-exist

I can’t stand to hear the silence of a busy commuter train
When no one wants to talk for the fear of looking insane
We’re becoming unsocial, it no longer satisfies
To engage with one another and look into someone’s eyes.

We’re surrounded by children who since they were born
Have watched us living like robots and think it’s the norm
It’s not very likely you’ll make world’s greatest Dad
If you can’t entertain a child without using an iPad

When I was a child I’d never be home
I’d be out with my friends, on our bikes we’d roam
I’d wear holes in my trainers and graze up my knees
Or build our own clubhouse high up in the trees

Now the park is so quiet it gives me a chill
See no children outside and the swings hanging still
There’s no skipping, no hopscotch, no church and no steeple
We’re a generation of idiots, smart phones and dumb people

So look up from your phone, shut down the display
Take in your surroundings, make the most of today
Just one real connection is all it can take
To show you the difference that being there can make

Be there in the moment as she gives you the look
That you remember forever as when love overtook
The time she first held your hand or first kissed your lips
The time you first disagreed but still loved her to bits

The time you don’t have to tell hundreds of what you’ve just done
Because you want to share this moment with just this one.
The time you sell your computer so you can buy a ring
For the girl of your dreams who is now the real thing

The time you want to start a family and the moment when
You first hold your little girl and get to fall in love again
The time she keeps you up at nights and all you want is rest
And the time you wipe away the tears as your baby flees the nest

The time your baby girl returns with a boy for you to hold
And the time he calls you Grandad and makes you feel real old
The time you take in all you’ve made when you’re giving life attention
And how you’re real glad you didn’t waste it by looking down at some invention

The time you hold your wife’s hand, sit down beside her bed.
You tell her that you love her, lay a kiss upon her head.
She then whispers to you quietly as her heart gives a final beat
That she’s lucky she got stopped by that lost boy in the street

But none of these times ever happened. You never had any of this
When you’re too busy looking down, you don’t see the chances you miss

So look up from your phones, shut down those displays
We have a finite existence, a set number of days
Don’t waste your life getting caught in the net
because when the end comes, nothing’s worse than regret

I am guilty too of being part of this machine
this digital world we are heard but not seen
where we type as we talk and read as we chat
where we spend hours together without making eye-contact

So don’t give in to a life where you follow the hype
Give people your love, don’t give them your “like”
Disconnect from the need to be heard and defined
Go out into the world, leave distractions behind

Look up from your phone, shut down the display
Stop watching this video, live life the real way.

 

 

Il perdono

non perdere la speranza

non perdete la speranza,
se nessuno si ricorda di voi,
fate un lungo respiro e pensate

alla bellezza del creato,
il respiro del vento, dona coraggio
l’abbraccio di un albero, dona energia,

il raggio del sole, dona calore,
il profumo di un fiore, dona dolcezza,
la carezza dell’acqua, dona gioia e freschezza,

e Dio parla a noi attraverso l’orizzonte,
di cosa avete bisogno?
ignorate coloro che ignorano voi,

vivete con voi stessi e sarete felici,
perchè la vita sulla terra,
è solo un breve passaggio, veloce e faticoso,

prima di arrivare nella dimensione,
di amore, pace, tenerezza,
del completo nostro benessere.

daniela cesta

Poiché l’alba si accende

Poiché l’alba si accende, ed ecco l’aurora,

poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l’imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,

facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l’ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz’anima trionfava.

E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s’incontrano;
basta con l’abominevole rancore! basta
con l’oblìo ricercato in esecrate bevande!

Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,

io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.

(Paul Verlaine)

Ti meriti un amore

spettinata, con tutto e le ragioni che ti fanno
alzare in fretta,

con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare
con te,

che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi,

che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti,

che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le
bugie
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

La vita è troppo bella

Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch’io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l’eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante…! -Charlie Chaplin-

Conoscere trasforma l’essere

Noi diciamo di non conoscere, perché da ogni parte la verità ultima ci sfugge: e nondimeno sentiamo che il processo del conoscere non è un tentativo irragionevole e disperato, ma un tendere infinito, che ha la sua ragione nei compiti più gravi della nostra natura. Ogni grado del conoscere non è per sé, ma per elevarci verso un grado più alto: e questa elevazione è possibile solo per una trasformazione di tutto l’essere nostro. Il conoscere non è solo un processo quantitativo di accrescimento, ma una continua trasformazione del soggetto stesso: come la fenice, il conoscere arde, traducendosi in una nuova personalità ed in una nuova vita, da cui continuamente risorge rinnovato ed elevato.
David face.png Piero Martinetti

​EMMANUELE 

La scena è stupenda e dolorosa. Due corpi che si abbracciano, si avvinghiano, per non lasciarsi più. Lei, Chiara, la mamma, è una donna ancora giovane. Lui, Emmanuele, ha sedici anni appena: l’età dei primi appuntamenti, del primo amore. È sfinito, stravolto, stanco. Lotta da anni con la leucemia. Alla fine il corpo a corpo lo ha stremato. Sembrava che avesse vinto la battaglia, come un fiume carsico invece, la iena è ritornata. Ha combattuto con la grinta di un leone, insieme ai genitori e ai fratellini. Oggi la sua voce è un rantolo, e gli occhi già non vedono. Arde per la febbre che gli brucia nelle carni. Si lamenta, stringendo tra le mani la corona del Rosario; sul comodino il Bambinello gli tiene compagnia. Sotto il guanciale l’immaginetta del Crocifisso con la preghiera tante volte ripetuta: “ Gesù crocifisso, sempre ti porto con me. A tutto ti preferisco. Quando cado, Tu mi risollevi. Quando piango, Tu mi consoli. Quando soffro, Tu mi guarisci…”. Ieri l’abbiamo pregata insieme, oggi non riesce nemmeno a sussurrarla. La croce si è fatta più pesante e il sentiero più ripido e tortuoso. Emmanuele  tenta di salire; arranca, si trascina, ma inciampa,  barcolla, cade. Come Gesù. Come Maria, la sua mamma gli sta accanto. Se lo stringe al petto. Col suo corpo lo ripara dalla morte che sente aggirarsi per la casa. Sta in agguato come una leonessa. L’aspetta per invocar pietà, per offrirsi al posto del ragazzo. Lo bacia mille volte. Come un’ape appollaiata sulla rosa, vuole succhiarne il nettare, prima che appassisca. Non piange: Emmanuele  capirebbe. Domani, forse… Oggi deve rassicurare il figlio: “ Sta sereno, Manu … Non ti preoccupare, non è niente… Mamma tua sta qui vicino a te. Passerà anche questa volta, vero? Come il mese scorso in ospedale… Ricordi? Il dottore sta per arrivare. Guarda Manu, guarda chi è venuto a farti visita…”. Non sempre la bugia è peccato. A volte nasconde un amore senza limiti. Le guance si accarezzano, si sfiorano. Quelle scavate della mamma e quelle paffute, gonfie del cucciolotto suo. È divenuta una cosa sola con il figlio, questa donna coraggiosa e fragile. Come quando lo portava in grembo. Vive dei suoi respiri. Prega. Non inveisce mai. Ritorna la domanda antica: “ Dio dove sei?”. Bisogna resistere alla tentazione di dare risposte improvvisate. Niente deve andar perduto di questo tesoro acquistato a caro prezzo. Il Signore è lì che geme e soffre insieme a loro. Discreto, attento, silenzioso, non li ha mai lasciati soli. Il dolore gli uomini non lo sconfiggeranno mai. Hanno invece il dovere di alleviarlo. O di assumerlo. Come Gesù che prende su di sé i peccati e le pene di tutti gli uomini di tutti i tempi. Come Chiara che ha fuso la sua vita con quella del figliolo. Dobbiamo farci cirenei per caricarci sulle spalle una croce che non è nostra; per risollevare chi non può rialzarsi; per accogliere chi, dopo tre notti passate su un barcone malandato in balia delle onde, teme di essere ricacciato in mare. Occorre ridare fiato alla pietà: fiamma capace di riaccendere gli stoppini fumiganti di tante vite spente. Occorre farla circolare per le brutte e malfamate periferie del mondo e per le città opulenti e contraddittorie; piantarla nei campi che fioriranno a primavera. Quanta solidarietà attorno al piccolo Emmanuele ; quante lacrime, quanta fede. Quanto amore, quanta preghiera. Emmanuele  è un maestro e il suo giaciglio una cattedra eloquente. Accanto a lui non c’è posto per l’ipocrisia; la menzogna tace e l’odio mostra il suo volto sciocco e inopportuno. A questa scuola s’impara a vivere e a morire. Cristo ci chiama a risorgere con lui. Emmanuele ha finito di soffrire. Ha accolto l’invito ed è volato via. Chiara, la sua mamma ha sofferto le doglie del parto per aiutarlo a rinascere alla vita.  Alla vita vera che non muore più. 

Padre Maurizio Patriciello.

Barcarolle – Offenbach

La barcarola è una composizione vocale o strumentale, originariamente (anche se con altro nome, per esempio: Canzone da battello) usata da barcaioli e gondolieri.

È caratterizzata da:

  • tempo binario composto (due accenti all’interno dei quali vi è una suddivisione ternaria)
  • movimento moderato
  • ritmo uniforme che richiama il movimento ondulatorio di una imbarcazione
  • Mi come nota che viene ripetuta più volte

È utilizzata nella musica da camera e nell’opera ma anche in composizioni per strumento solista.

 

Les contes d’Hoffmann (in italiano: I racconti di Hoffmann) è un’opera fantastica in cinque atti di Jacques Offenbach su libretto di Jules Barbier, tratto da una pièce scritta nel 1851 assieme a Michel Carré.

È la seconda opera composta da Offenbach, compositore dedito al genere dell’operetta, che tuttavia morì prima di completarne la strumentazione, terminata in seguito da Ernest Guiraud. La prima rappresentazione assoluta avvenne all’Opéra-Comique di Parigi il 10 febbraio 1881.