Categoria: scelte

Le emozioni di un padre per un miracolo avvenuto al figlio

La morte di una persona cara dona un senso nuovo alla vita. I miracoli donano senso alla vita (per chi ci crede).

Guarda questo video e spiegami se ci sono buoni motivi per non essere complici della gioia di questo scampato pericolo. E passa una buona domenica, con la gentilezza ritrovata dapprima nel tuo cuore.

 

 

 

Quelli che hanno sofferto di più,
spesso parlano con reticenza,
del momento in cui il dolore e la morte,
hanno smesso di dominarli,
ed è sopraggiunta la quiete….
Tutti quanti custodiscono quel silenzio vivente,
quella sorgente di pace,
al centro del loro essere.

Pam Brown – 1928

 

Veste d’autunno

Con un vestito di verde autunno

Vorrei vestirmi dell’odore dei campi

Tra i capelli le foglie trasportate dal vento

Mentre l’erba mi sfiora le gambe

Le braccia sono protese al cielo

In un canto di gioia

Nel percorrere sentieri

Vallate e monti

Tra storia e natura

Il cuore gioisce

La voce sussurra appena

La quiete non si interrompe

Il canto si leva

Internamente trattenuto

Un grido muto al vento di felicità

(Laura Bruschini)

Il primo coach della storia: Lucio Anneo Seneca

 

Lucius Annaeus Seneca, sculpture by Puerta de ...
Lucius Annaeus Seneca, sculpture by Puerta de Almodóvar in Córdoba. (Photo credit: Wikipedia)

Lucio Anneo Seneca era, tra le altre cose, un coach. Nelle epistole morali a Lucilio, usa lo strumento della posta (non elettronica) come strumento per la crescita filosofica del suo corrispondente.

 

Questa rimane una delle letture più affascinanti sull’arte di vivere ed oggi è bene riscoprirla, visto l’importanza di tornare ad avere un rapporto autentico con tutte le persone che attraversano il nostro spazio vitale.

Buona lettura.

Marco

 

1 Comportati così, Lucilio mio, rivendica il tuo diritto su te stesso e il tempo che fino ad oggi ti veniva portato via o carpito o andava perduto raccoglilo e fanne tesoro. Convinciti che è proprio così, come ti scrivo: certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto. 2 Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Ecco il nostro errore: vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata. Dunque, Lucilio caro, fai quel che mi scrivi: metti a frutto ogni minuto; sarai meno schiavo del futuro, se ti impadronirai del presente. Tra un rinvio e l’altro la vita se ne va. 3Niente ci appartiene, Lucilio, solo il tempo è nostro. La natura ci ha reso padroni di questo solo bene, fuggevole e labile: chiunque voglia può privarcene. Gli uomini sono tanto sciocchi che se ottengono beni insignificanti, di nessun valore e in ogni caso compensabili, accettano che vengano loro messi in conto e, invece, nessuno pensa di dover niente per il tempo che ha ricevuto, quando è proprio l’unica cosa che neppure una persona riconoscente può restituire.

4 Ti chiederai forse come mi comporti io che ti do questi consigli. Te lo dirò francamente: tengo il conto delle mie spese da persona prodiga, ma attenta. Non posso dire che non perdo niente, ma posso dire che cosa perdo e perché e come. Sono in grado di riferirti le ragioni della mia povertà. Purtroppo mi accade come alla maggior parte di quegli uomini caduti in miseria non per colpa loro: tutti sono pronti a scusarli, nessuno a dar loro una mano. 5 E allora? Una persona alla quale basta quel poco che le rimane, non la stimo povera; ma è meglio che tu conservi tutti i tuoi averi e comincerai a tempo utile. Perché, come dice un vecchio adagio: “È troppo tardi essere sobri quando ormai si è al fondo.” Al fondo non resta solo il meno, ma il peggio. Stammi bene.

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1 Da quanto mi scrivi e da quanto sento, nutro per te buone speranze: non corri qua e là e non ti agiti in continui spostamenti. Questa agitazione indica un’infermità interiore: per me, invece, primo segno di un animo equilibrato è la capacità di starsene tranquilli in un posto e in compagnia di se stessi. 2 Bada poi che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non sia un po’ segno di incostanza e di volubilità. Devi insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se vuoi ricavarne un profitto spirituale duraturo. Chi è dappertutto, non è da nessuna parte. Quando uno passa la vita a vagabondare, avrà molte relazioni ospitali, ma nessun amico. Lo stesso capita inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta. 3 Non giova né si assimila il cibo vomitato subito dopo il pasto. Niente ostacola tanto la guarigione quanto il frequente cambiare medicina; non si cicatrizza una ferita curata in modo sempre diverso. Una pianta, se viene spostata spesso, non si irrobustisce; niente è così efficace da poter giovare in poco tempo. Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne. 4 “Ma,” ribatti, “a me piace sfogliare un po’ questo libro, un po’ quest’altro.” È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica. Leggi sempre, perciò autori di valore riconosciuto e se di tanto in tanto ti viene in mente di passare ad altri, ritorna poi ai primi. Procurati ogni giorno un aiuto contro la povertà, contro la morte e, anche, contro le altre calamità; e quando avrai fatto passare tante cose, estrai un concetto da assimilare in quel giorno. 5 Anch’io mi regolo così; dal molto che leggo ricavo qualche cosa. Il frutto di oggi l’ho tratto da Epicuro (è mia abitudine penetrare nell’accampamento nemico, ma non da disertore, se mai da esploratore); dichiara Epicuro: “È nobile cosa la povertà accettata con gioia.” 6Ma se è accettata con gioia, non è povertà. Povero non è chi ha poco, ma chi vuole di più. Cosa importa quanto c’è nel forziere o nei granaî, quanti sono i capi di bestiame o i redditi da usura, se ha gli occhi sulla roba altrui e fa il conto non di quanto ha, ma di quanto vorrebbe procurarsi? Mi domandi quale sia la giusta misura della ricchezza? Primo avere il necessario, secondo quanto basta. Stammi bene.

Leggi il resto qui

http://spazioinwind.libero.it/latinovivo/Lettere%20a%20Lucilio.htm

 

 

 

L’ultima lezione di Randy Pausch: realizzare i sogni dell’infanzia

10 minuti di una intensità che difficilmente si trova in altri video. La lezione di quest’uomo coraggioso dovrebbe guidare tutte le nostre azioni quotidiane.

Troppo spesso dimentichiamo che la nostra vita è decisa dalle nostre azioni. Le nostre azioni sono decise dai nostri valori e dal senso che diamo alla nostra vita.

Pausch ha tenuto la sua ultima lezione pubblica, la “Last Lecture” intitolata “Realizzate i Vostri Sogni d’Infanzia” (“Really Achieving Your Childhood Dreams”), presso la Carnegie Mellon University il 18 settembre 2007. Pausch ha tenuto la sua “Last Lecture” in seguito ad una serie di lezioni in cui prestigiosi accademici hanno dibattuto sul tema di un ipotetico “esposto finale” sulla base della precisa domanda “quale massima provereste a comunicare al mondo se sapeste di avere un’ultima possibilità di farlo?”.

 

 

Randy Pausch, nome completo Randolph Frederick Pausch (Baltimore, 23 ottobre 1960Chesapeake, 25 luglio 2008), è stato un informatico statunitense.

Era professore di informatica, interazione uomo-computer e design presso la Carnegie Mellon University (CMU) di Pittsburgh, Pennsylvania.

Il 19 settembre 2006, gli è stato diagnosticato un cancro al pancreas metastatizzato. Sottoposto a intervento chirurgico palliativo e chemioterapia, è rimasto attivo e vigoroso fino alla fine del 2007. È morto all’alba del 25 luglio 2008.

fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Randy_Pausch

 

 


corso internet

 

 

Il Treno di Angela Petriccione

Illuso, percorre libero
il treno della vita
i binari dell’esistenza
guidati dal destino

Attraversa curioso
lentamente il paesaggio
Si inerpica per i colli
delle diverse età

Si tuffa fischiando
nelle ameni valli
dei periodi felici
Incontra snodi incidenti
di altre storie

Si incrociano i treni
germani di gioventù
per un tratto paralleli
verso la stessa meta

Si diramano poi
lamentosi nel vento
in opposte direzioni
o per lontane dimensioni.

Si ritroveranno polverosi
sbuffanti d’affanni
alfine al capolinea dell’ultima stazione.

ANGELA PETRICCIONE