La ragione di un viaggio – D.A.M.

“Viviamo come se non dovessimo mai morire,
e moriamo, così, inutilmente spendendoci,
senza avere mai completamente vissuto:
un verso che non troverà l’ultima rima.

Rimandiamo a domani un ‘ti amo’, un ‘mi manchi’
a un amore sentito, un ‘ti voglio bene’ a un amico ,
certi che ci sia il domani per farlo,
ma la certezza è spesso solo il rimpianto
di un abbraccio mancato e di un non esserci stato,
di un non aver tentato, oltre te stesso averci provato.

Serbiamo rancori e costruiamo belle menzogne,
feriamo indolenti con parole di carta vetrata
credendo che basti a far tabula rasa
l’ inflazionata parola ‘perdono’.

Corriamo scorrendo la vita
con la pretesa di colmare gli attimi di un senso
riempiendo le trancianti lancette di un orologio già fermo;
ma il senso qual è se non quello
di spegnersi sereni negli occhi di un figlio
cui lasciare la propria più grande eredità d’affetti
e d’aver dato come foglia d’autunno anche l’ultimo colore.

Urliamo i pensieri
nelle brevi distanze che separano i cuori,
basterebbe ascoltarne il sussurro
e da irredenti saremmo oltre i loro confini.

Avevo solo questo da dirti,
e volevo dirtelo oggi!”

© Domenico Antonio Matalone – DAM
Copyright © 2014 – Tutti i diritti riservati L. 633/1941

DAM – Io voglio del ver la donna laudare”

Io voglio del ver la mia donna laudare è un sonetto di Guido Guinizzelli.

In questo sonetto Guinizzelli tesse un elogio della donna e, nelle quartine, la paragona alle bellezze della natura come i fiori, idealmente rappresentati dalla rosa e dal giglio, che possono simboleggiare una vasta gamma di sentimenti, in particolare l’amore e la purezza; i corpi celesti, che già trasferiscono le virtù della donna su un piano soprannaturale; le bellezze della natura con i colori, compresi quelli cangianti delle pietre preziose. L’elenco dei paragoni sublimi è fatto su modello del plazer provenzale.

Resilienza – Domenico Antonio Matalone

“Avere consapevolezza del significato del vivere è alquanto arduo, né l’interpretazione della parzialità di un vissuto può permettere di cogliere l’indefinito che si rende percepibile solo nel preciso attimo speso.
E’ necessario azionarsi, lasciare l’ inanismo stazionale contemplativo, il pedissequo rovistare con parole nuove, andare verso una qualche direzione.
Si conosce il rumore delle acque chete solo nel momento in cui il remo le increspa, così dell’aria la compattezza a muro, nella caduta che dispiega forzatamente le ali. Non tutti i fuochi ardono con l’intensità con cui appaiono in fervide fiamme, così non tutti i cuori scaldano nelle notti che gelano l’anima.
Bisogna dare le spalle alla terra delle credute certezze e inabissarsi verso orizzonti di nebbia. Bisogna andare, andare verso una qualche direzione che porti lontano dal silenzio partorito dalla quotidiana costanza e spendersi sui remi fino a lasciarci il sangue.
Ma prima di ogni altra cosa bisogna crederci.
Solo cosi ne sarà valsa la pena.
Bisogna credere in un sogno, fosse anche un sogno matto, e ci vuole coraggio, tanto coraggio. Perchè quando comprendi che la vita è appesa a un filo di vento, un solo fazzoletto di vela può bastare a farti approdare al senso di tutto questo necessario andare.”

© Domenico Antonio Matalone – DAM Copyright © 2018 – Tutti i diritti riservati L. 633/1941

Buddismo

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