Il segreto per avere successo sempre

A volte sono i cartoni animati a rivelarci esattamente come possiamo migliorare la nostra vita.

Guarda questo video fino in fondo ed arrenditi alla sua sconvolgente verità.

Lascia un commento con il nome del tuo “guerriero dragone” preferito.

Se poi vuoi avere un coach che ti aiuti a costruire le strategie per autoaggiornarti in ogni campo in cui ti vuoi applicare segui il link.

Eccellenze.org/kaizen

 

Siamo impreparati a combattere il crimine online

Sai cosa è un virus? Sai come guadagna un criminale informatico? Guarda questo video con sottotitoli in italiano per capire meglio perché occorre avere una classe politica migliore di quella che abbiamo. La maggior parte dei nostri amministratori non conosce nulla del mondo informatico e di come occorra realmente difendere i cittadini dalle minacce presenti e future.

Se qualcosa non è chiaro lascia un commento.

Il consumo critico in informatica

Ogni computer ha bisogno di un sistema operativo.
Il problema è che sui computer acquistati vi è quasi sempre una versione di windows preinstallata.
Molte persone non sanno che esiste un’alternativa a Microsoft così ben sviluppata da essere un sistea operativo completo.
Personaggi principali della rivoluzione sono:
Richard Stallman che fonda la free software foundation
Linus Torvalds che sviluppa un kernel (Nucleo centrale del sistema operativo)che va ad integrarsi perfettamente con il sistema.
Mark Shutterwold è il fondatore di ubuntu, una distribuzione GNU-linux fondata sulla semplicità e l’assistenza di esperti per le aziende che vogliono passare a linux
La legge impone che le pubbliche amministrazioni usino formati aperti e quindi la logica del software libero dovrebbe entrare negli enti locali.
Constatiamo che putroppo ancora non esiste una cultura del software libero nelle scuole e nelle altre organizzazioni pubbliche.
Educhiamo diffondendo questi video al rispetto dela pluralità dell’informatica attraverso internet.

 

Linux è il miglior sistema operativo al mondo.

Se ancora qualcuno viene a dirti che ciò che è gratis non vale nulla allora potete contrapporre questo articolo che spiega come i 500 computer più potenti al mondo (molti sono in Cina) usano tutti una distribuzione new linux che giornalisti maldestri chiamano solamente linux.

La Cina ha per la prima volta ottenuto la leadership nel campo dei supercomputer sia in termini di supercomputer più potente in assoluto sia in termine di quantità di supercomputer presenti nella lista Top500. Tra le altre novità, Linux è diventato il sistema operativo usato da tutti i supercomputer nella lista.

La Cina continua a detenere il primo posto con il supercomputer Sunway TaihuLight, che è in grado di raggiungere i 93,01 petaflop. Al secondo posto è presente un altro sistema cinese, Tianhe-2, che arriva a 33,86 petaflop. Terzo posto spetta invece allo svizzero Piz Daint, che arriva a 19,59 petaflop.

Se nella scorsa edizione della lista, che viene pubblicata ogni sei mesi, venivano annoverati ben 169 sistemi statunitensi contro i 160 cinesi, ora la Cina ha il predominio con 202 sistemi contro i 143 statunitensi. Al terzo posto viene il Giappone con 35 supercomputer, al quarto la Germania con 20, al quinto la Francia con 18 e al sesto il Regno Unito con 15.

Continua a leggere l’articolo qui

http://www.hwupgrade.it/news/sistemi-operativi/linux-e-ora-l-unico-sistema-operativo-dei-primi-500-supercomputer-del-mondo_72379.html

La nascita dell’informatica etica

Esiste un’ informatica commerciale e un’ informatica etica.

Gli hacker etici sono persone, spesso programmatori, che fanno del bene all’umanità, regalando i software o altro materiale che amplia la libertà del genere umano.

Guarda questi due video e lascia un commento se non hai mai capito che il sistema operativo GNU Linux è un grandissimo dono all’umanità di cui anche tu puoi godere liberamente.

Revolution OS 1

 

Revolution OS 2

Gnu/Linux non prende virus

La sicurezza informatica parte dalla consapevolezza che esistono sistemi che non prendono virus e sistemi che hanno bisogno di antivirus perché intrinsecamente deboli come Microsoft Windows.

Come esempio basta ricordarti che quando installi un programma in windows non ti vengono richiesti quasi mai i privilegi di amministratore.

Questo video ti spiega come mai linux non prende virus e se qualcosa non ti è chiara puoi lasciare un commento.

Internet non è libera e lo sarà sempre meno. A meno che…

… gli utenti di internet non si rendono conto che la loro libertà è viziata da un sistema che cerca di governare le informazioni che arrivano alla popolazione.

Questo è il documento ufficiale del progetto Winston Smith che tutti dovrebbero leggere per capire che occorre votare politici che scrivano leggi a favore della libertà di parola e non politici che con la scusa delle “fake news” mirano al controllo delle informazioni su cui la gente prende decisioni.

Documento integrale

 

Introduzione

Credo che questo documento sia di gran lunga il più difficile di tutto il Progetto, e chiedo la comprensione del lettore per le inevitabili pecche che conterrà in termini di cose dette e cose non dette, di terminologia e di ideologia.

La mail list del Progetto sarà perciò il posto giusto dove esprimere critiche, dare consigli, fare richieste di informazioni o chiarimenti.

 

 

Perché la privacy, perché l’anonimità …

… se non hai niente da nascondere ?

Cominciamo a dire che rovesciare i termini del problema è un modo quantomeno singolare di affrontare la questione.

Partiamo invece da principi fondamentali, postulati che non necessitano di dimostrazione, giustificazione od approvazione.

“La privacy è un diritto fondamentale ed inalienabile dell’individuo, esattamente come libertà di parola e di pensiero.”

Non si tratta di idee originali od estremistiche; due secoli fa questi principi erano già scolpiti nel pensiero illuministico, e sono stati ben recepiti in quello splendido (ed individualistico) sogno che è la Costituzione degli Stati Uniti, ed in misura minore, ma comunque fondamentale, nella Costituzione Italiana.

È facile anche spiegare perché i due principi sono strettamente interconnessi e si pongono in contrasto con la pervasività dei poteri “forti”, economici, politici e religiosi.

La libertà di parola richiede, in generale la possibilità di anonimato poiché espone l’individuo a forme di pressione che non possono essere equilibrate in maniera formalizzata; d’altra parte forme limitate di “pubblico anonimato” sono ricorrenti nella storia, dai Greci a Pasquino, e dimostrano l’esistenza di questa esigenza fondamentale.

La privacy, cioè la possibilità di limitare l’accesso alle proprie idee, alle proprie informazioni, è l’altra faccia della medaglia; la libertà di decidere cosa esternare implica la possibilità di mantenere riservate o segrete alcune informazioni, a sola discrezione degli individui.

La libertà individuale è la forza equilibratrice di tutti i poteri sovra-individuali; in assenza di essa questi poteri tendono, storicamente ed inevitabilmente ad occupare tutta la sfera del sociale, riducendo od annullando le libertà individuali.

Perché ci sia equilibrio, mediazione, perché possa esistere un contratto sociale ci deve essere una spinta equilibratrice a questa invadenza, che non può che venire dagli individui.

Non devono quindi essere gli individui a giustificare una richiesta di privacy e di anonimato, come non devono giustificare altre richieste di libertà ed autodeterminazione; al contrario sono i poteri forti che, in regimi che si dicono democratici e libertari, devono avere il consenso dei singoli per ottenere anche piccole e brevi eccezioni a questi principi generali.

 

 

E perché l’esigenza di “nascondersi” in Internet ?

Perché Internet, che rappresenta un potere enorme per l’individuo in termini di possibilità di informarsi ed informare, mette un potere ancora più grande nelle mani di chi voglia spiare, controllare, censurare e reprimere.

Ciascuno di noi, quando pubblica pagine web, scrive mail, chatta o semplicemente naviga tra i siti web, diffonde intorno a sé una quantità incredibile di informazioni, fatte di file di log, controllo di accessi, messaggi su mail list e su news, ma anche (purtroppo) intercettazioni, selezioni ed archiviazioni permanenti del traffico di rete.

Il fatto che ogni individuo che si muove in internet, come del resto in qualunque altra parte della società dell’informazione, produca e diffonda dati personali attorno a sé ha ispirato la creazione di un nuovo temine informatico,

 

 

Infosmog

L’infosmog descrive apponto la “nuvola” di dati personali che l’individuo produce e diffonde, quasi sempre in maniera inconsapevole, attorno a sé. L’analogia però finisce qui; non si tratta infatti di inquinamento; chi produce infosmog produce e cede informazioni personali, che sono ricercate ed ambite da una quantità di organizzazioni ed individui, che ne fanno una preziosa merce di scambio e di arricchimento, spesso a danno dell’individuo.

Prendiamo ad esempio le carte fedeltà, comunissime in tutti i supermercati, ed analizziamone le conseguenze.

La percezione e la giustificazione formale di queste carte è che l’utente viene fidelizzato all’ente che emette la carta, e riceve in cambio sconti e/o un migliore servizio, personalizzato sulle esigenze individuali; questo è senz’altro vero, ma si tratta solo di una faccia della medaglia.

Pochi si soffermano a pensare che utilizzare una carta fedeltà vuol dire informare un ente delle proprie dettagliate abitudini; che cosa mangiamo, cosa leggiamo, quanto beviamo, quanti preservativi compriamo (o non compriamo) e quando, quali farmaci (e quindi quali sono i problemi di salute) e così via.

Ancora meno persone si rendono conto che questi dati vengono acquisiti direttamente in forma digitale, e possono essere trattati, elaborati, sommati, incrociati con altri dati, e permettere così di scoprire, in maniera automatica, economica ed incontrollabile particolari incredibili sulle nostre vite.

Negli Stati Uniti sono già stati documentati casi di persone ammalate (e guarite) di un tumore che non sono più riuscite ad avere mutui da banche, o a trovare lavoro perché ospedali e case farmaceutiche avevano venduto i loro dati personali, che erano serviti a banche, assicurazioni ed agenzie di informazioni, per costruire database di persone “a rischio” che non rappresentavano buoni affari.

Possiamo quindi affermare, senza possibilità di smentita che

 

I dati personali, questi mi-sconosciuti

sono frequentemente un pericolo per gli individui, ed un utile strumento, ed anche una lucrosa merce di scambio, per le organizzazioni.

Una ulteriore dimensione del problema, che sfugge ad un’analisi superficiale come quella che abbiamo esposto, è quella della durata e della diffusione dei dati.

I dati digitali, contrariamente a quelli cartacei nei faldoni e nei fascicoli conservati dalle anagrafi, dai dottori, dalle assicurazioni, dai Carabinieri, dalle circoscrizioni elettorali, dagli investigatori privati e dalla portinaia (che non usa carta ma ha una memoria lunga) sono naturalmente eterni, liberamente ed economicamente duplicabili ed elaborabili in qualsiasi momento e per qualsiasi scopo.

I principi di riservatezza che la legge 675/96 (la famosa Legge sulla Privacy) pone a tutela dell’individuo (possibilità di richiedere la correzione o la distruzione dei dati personali archiviati) sono praticamente inapplicabili in situazioni reali in cui i dati sono stati copiati, trasmessi, elaborati e venduti in un numero ignoto di copie e di archivi.

Almeno, in Italia ed in buona parte dell’Europa vige il principio generale che i dati individuali sono e rimangono sempre di proprietà dell’individuo, che ha quantomeno la possibilità teorica di far valere questi suoi diritti in un’improbabile causa civile.

Al contrario, nell’ombelico della società dell’informazione, gli Stati Uniti, i dati non appena trasmessi ad un ente qualsiasi, cessano di essere proprietà dell’individuo e diventano proprietà dell’ente che li ha raccolti, che può legittimamente farne l’uso che ritiene. Non esiste quindi neppure una teorica possibilità di impedirne l’uso, a meno di dimostrare dolo o danno diretto.

La durata dei dati digitali rispetto a quelli cartacei è un ‘altra fonte di preoccupazione per gli individui; infatti, almeno in generale

 

I dati digitali sono eterni

Il sistema socio-economico “perde” la capacità di dimenticare e di cancellare; in questo contesto i dati personali, accumulandosi, possono arrivare a schiacciare e distruggere la privacy individuale. L’accumulazione dei dati, nel senso di

 

Aggregazione di dati

da fonti diverse, ne moltiplica la significatività e quindi il potere, nel bene e nel male; purtroppo riduce contemporaneamente le già quasi solo teoriche possibilità di controllo, e così provenienze, obblighi e responsabilità sbiadiscono fino a scomparire del tutto.

Cosa resta quindi ? Restano definizioni asettiche quali

 

Profilazione degli utenti

che, pur garantite da presunte anonimizzazioni ed accorpamenti, terminano spesso, specie fuori dalla Comunità Europea, con sistematiche violazioni della sfera privata che potrebbero definirsi senza esagerazione un genocidio della privacy.

 

Ma internet è nata libera, si o no ?

Internet si è sviluppata in una “nicchia ecologica” tecnicamente e storicamente rara.

Chiesta da militari, che volevano le loro reti di comando e controllo resistenti ad attacchi nucleari, finanziata prima da loro e poi dall’equivalente del CNR americano, cresciuta nelle aziende di alta tecnologia che la consideravano uno strumento di lavoro, esplosa a causa del web, dei siti porno e del commercio elettronico.

In questa storia non ci sono motivi per supporre che queste condizioni di libertà siano permanenti, anzi, qualunque analisi porta a concludere che non sono destinate a durare (almeno non in questa forma), vista la “naturale” contrarietà alla deregolamentazione della maggioranza delle forze economiche e politiche.

 

Ma Internet è libera e lo resterà sempre !

Per rispondere in tre parole – non è vero! Le tecnologie su cui internet si basa non sono pensate per tutelare la privacy; del resto non sono pensate nemmeno per essere sicure, ma questa è un’altra storia.

Internet è “naturalmente” controllabile, come lo sono tutte le tecnologie informatiche; sono necessari appositi accorgimenti, software, protocolli e soprattutto comportamenti perché si possa raggiungere un ragionevole livello di privacy individuale.

Uno degli slogan più famosi dell’informatica è “Information wants to be free”

 

L’informazione vuole essere libera …

… ma non è affatto detto che ci riesca. La libertà dell’informazione, come del resto tutte le altre libertà, non è cosa che venga da sola, che sia regalata o che comunque possa essere data per scontata. La libertà va cercata, praticata e difesa, come ben sapevano e sanno tutti quelli che adesso e nella storia ne hanno sperimentato la mancanza.

 

… e per tutti questi motivi, eccoci qui!

 

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