Questo amore- Jacques Prevert

Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato
ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E tuo
E mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

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Brezza marina- Stephane Mallarmé

La carne è triste, ahimè! E ho letto tutti i libri.
Fuggire laggiù, laggiù! Io sento uccelli ebbri
d’essere tra l’ignota schiuma e i cieli!
Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi
Terrà questo cuore che già si bagna nel mare
O notti! Né il cielo deserto della lampada
Sul vuoto foglio difeso dal suo candore
Né giovane donna che allatta il bambino.
Io partirò! Vascello che dondoli l’alberatura
L’ancora sciogli per una natura straniera.
E crede una noia, tradita da speranze crudeli,
Ancora nell’ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali,
Son quelli che un vento inclina sopra i naufraghi
Sperduti, né antenne, né verdi isolotti…
Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai.

En el muelle de San Blas… Manà

Ella despidiò a su amor
El partiò en un barco en el muelle de San Blas
El jurò que volveria y empapada en llanto
Ella jurò que esperaria
Miles de lunas passaron
Y siempre ella estaba en el muelle esperando
Muchas tardes se anidaron
Se anidaron en su pelo y en sus labios
Llevaba el mismo vestido
Y por si el volviera no se fuera a equivocar
Los cangrejos le mordian
Sus ropajes, su tristeza y su ilusion
Y el tiempo se escurriò
Y sus ojos se le llenaron de amaneceres
Y del mar se enamorò
Y su cuerpo se enraizò en el muelle
Sola,sola, en el olvido
Sola,sola,con su espiritu
Sola,sola,con su amor el mar
Sola, en el muelle de San Blas
Su cabello se blanqueò
Pero ningùn barco a su amor le devolvia
Y en el pueblo le decìan
Le decìan la loca de el Muelle de San Blas
Y una tarde de abril
La intentaron trasladar al manicomio
Nadie la pudo arrancar
Y del mar nunca jamàs la separaron
Sola,sola, en el olvido
Sola,sola,con su espiritu
Sola,sola,con su amor el mar
Sola, en el muelle de San Blas
Sola, sola, en el olvido
Sola,sola, con su espiritu
Sola, sola,con el sol y el mar
Sola,sola,sola en el olvidio
Sola,sola,con su espiritu
Sola, sola con su amor el mar
Sola en el muelle de san Blas

Lei disse addio al suo amore
Lui partì con la nave dal porto di San Blas
Le giurò che sarebbe tornato e lei, in lacrime,
gli giurò che lo avrebbe aspettato
Passaron mille lune
E lei continuava ad aspettare nel molo
E passarono molti pomeriggi
Passarono tra i suoi capelli, tra le sue labbra
Indossava lo stesso vestito
così, se lui fosse tornato, non avrebbe sbagliato..
I granchi mordevano
le sue vesti, la sua tristezza, la sua illusione
E il tempo volò via
E i suoi occhi si riempirono di albe
E s’innamorò del mare
E il suo corpo affondò le sue radici nel molo
Sola,sola nell’oblio
Sola, sola, col suo spirito
Sola, sola, col suo amore, il mare
Sola,nel molo di San Blas
I suoi capelli ondeggiavano
mentre che nessuna nave le restituiva il suo amore
E nel paese la chiamavano
la pazza del molo di San Blas
E un pomeriggio di Aprile
Cercarono di portarla al manicomio
Nessuno riuscì a strapparla di lì
E dal mare nessuno mai la separò
Sola,sola, nell’oblio
Sola, sola, col suo spirito
Sola, sola, col suo amore il mare
Sola,nel molo di San Blas
Sola, sola ,nell’oblio
Sola,sola,col suo spirito
Sola,sola, con il sole e il mare
Sola,sola, nell’oblio
Sola, sola, col suo spirito
Sola,sola,con il suo amore il mare
Sola, nel molo di San Blas

Le fleurs du mal…Spleen 76…Charles Baudelaire

“Io serbo più ricordi che se avessi
mille anni. Un mobile a cassetti per
custodire panni, e pieno zeppo invece
di conti, ciocche, versi, quietanze,
bigliettini e aggeggi diversi, cela meno
segreti del mio triste cervello.
E come una piramide, un gigantesco
avello che contiene più morti d’un
tenebroso ossario. Io sono un cimitero
oscuro e solitario, senza un raggio
di luna, ove rimorsi amari i vermi
si accaniscono sui miei morti più
cari. Sono un salotto pieno di rose
estenuate, ove pastelli e qualche
Boucher un pò sbiadito respirano
nell’aria un profumo
svanito. Nulla eguaglia in
lentezza le accidiose giornate, quando
sotto il fioccare delle nevose annate,
la noia, triste frutto dell’inerte
indolenza, sembra allungarsi
come un’immortal parvenza.
Ormai tu non sei più, o materia
pulsante! che un masso circonfuso
da un silenzio inquietante, insabbiato
nel fondo di un Sahara brumoso;
vecchia Sfinge ignorata dal mondo
turbinoso, obliata sulle carte, e il
cui selvaggio umore canta sol se
la sfiori il sole, quando muore”

“Specchio”- Salvatore Quasimodo

“Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.”