Mentana parla di immigrati e terremotati

Contro gli odiatori professionali, il pensiero di un bravo giornalista italiano.
Non si era ancora al tramonto della prima giornata dopo il terremoto e già la pestilenza del web tornava a diffondersi: “nelle tendopoli metteteci gli immigrati, così lasciano agli sfollati le camere negli alberghi a 5 stelle”. Ed è evidente che non gli interessa né degli uni né degli altri. Vogliono solo contribuire a loro modo, versando bile
Tanti mi chiedono perché prendo così di petto gli avvelenatori del web: che male ti fanno? Fanno male a tutti, nel momento in cui un intero paese vive ore difficili. Prendiamo quello che è l’esempio più evidente, che tutti abbiamo incrociato: quell’enorme fesseria secondo cui l’intensità del terremoto sarebbe stata limata ad arte dal nostro istituto di geofisica per permettere allo stato di non pagare i danni. Avete presente, vero? Il solito testo virale, di cui a volta a volta Tizio o Caio si assume la paternità, come fosse una scoperta da lui fatta personalmente, con un testo base che è più o meno questo: “Mi sono accorto di una cosa. Mentre facevo zapping sono finito sul canale 141 , c’è la rete Allnews francese e nel serpentone c’è scritto terremoto 6.2. Li per lì non ci ho fatto caso, ma guardando una rassegna delle TV straniere e stampa, tutti scrivono 6.2 . Mentre le TV italiane e istituto di geofisica scrivono e parlano di magnitudo 6.0. Ho guardato il sito della geofisica europea e lì scrivono 6.2. A pensar male si fa peccato ecc, ma sono andato a guardare anche la legge voluta da Monti per il terremoto dell’Emilia. Se un terremoto supera il 6.1 i danni li paga lo stato se non li supera li pagano gli enti locali…….. A voi le conclusioni!”.
Ecco, le conclusioni le traggo io: nelle prime ore di una tragedia che ha cancellato centinaia di vite umane c’è gente che invece di prendere a cuore la sorte di un pezzo del paese pensa bene di avvelenare i pozzi, confezionando bufale che creano sconcerto, diffidenza, avversione, sfiducia e odio sociale, nel momento che dovrebbe essere della solidarietà.
Qualcuno ora salterà su: non è vero che è una bufala! Lo è, ve l’assicuro, ed è pure peggio. Emerge infatti periodicamente dopo ogni sisma. La prova? Eccola: quattro anni fa il link di un articolo che faceva a pezzi lo stesso fattoide:
http://www.qelsi.it/…/abbassare-la-magnitudo-dei-terremoti…/
Non solo, ma in quella stessa occasione una figura non certo ignota alla militanza del web spiegava che la stessa bufala era emersa già nel 2009:
http://www.byoblu.com/…/Perche-hanno-abbassato-la-magnitudo…
Ecco lo chiedo alle persone vere, con nome e cognome, che usano il web per informarsi e comunicare, per condividere e unire: ma che virus mai è questo?

Allora, vediamo di essere molto chiari. La solidarietà non è un obbligo, ma il suo contrario. È uno slancio, un gesto di vicinanza e di orgoglio comunitario, un atto di amore per il prossimo. Non è una tassa. Quindi, cari odiatori di professione, care iene da tastiera, cari scettici in servizio permanente effettivo, cari dietrologi a 360 gradi, state tutti tranquilli: non c’è problema, non ci sarà il vostro aiuto, amen. Ma non permettetevi di mettere in dubbio né la buona fede di chi mette la faccia su una raccolta di solidarietà, né la solidità degli obiettivi, né il buon fine delle donazioni. È da ormai vent’anni che assolvo a quest’impegno insieme al Corriere: in giro per l’Italia, dall’Umbria alle Marche, da San Giuliano di Puglia al Friuli, dalla Sardegna alle Cinque Terre, fino alla scuola di Cavezzo in Emilia inaugurata due anni dopo il terremoto del 2012 trovate i risultati delle nostre raccolte di solidarietà. Sempre d’intesa con le comunità e senza disperdere un euro. Scrivo tutto questo per rispetto dei tanti che hanno donato in tutti questi anni e continuano a donare in questi giorni, ringraziandoli sempre: perché ci danno l’esempio silenzioso e appunto disinteressato di un’Italia normale, buona, migliore.

Enrico Mentana

Di queste case

Non è rimasto

Che qualche

Brandello di muro

Di tanti

Che mi corrispondevano

Non è rimasto

Neppure tanto

Ma nel cuore

Nessuna croce manca

È il mio cuore

Il paese più straziato

San Martino del Carso (1916) è una delle poesie liriche di Giuseppe Ungaretti che fanno parte de Il Porto Sepolto la sua prima raccolta di poesie. Prende il nome dall’omonima località situata nel comune di Sagrado (GO).

 

 

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