Splendido delirio (Silvia Russo)

Se fossi qui
ti cercherei dentro me.
Se fossi qui
ti chiederei “perché?”
Perché questo sole
è tramontato in silenzio?
S’è spento il tuo odore,
nell’anima che beve assenzio.
Sottofondo latino
nell’estate ormai alla fine
e se tu fossi qui vicino
visiteresti le mie rovine.
Quanto pesa un addio
e non si sa mai con che parola finire;
se rimango qui, io col mio oblio
e sogno solo di scomparire.
Se fossi qui
non mi vedresti piangere
probabilmente sembrerà così
ma è solo vita che smetto di dipingere.
Se fossi qui
forse…
forse ti passerebbe tutta la vita davanti
il passato, il presente che mai dice di sì
a noi maledetti e bellissimi amanti.
Se fossi qui, ti rifiuterei
e poi più forte fremerò ai tuoi baci
poiché tu sai come questi anni miei
di amare te non son capaci.
Osservo la notte,
il vento mi asciuga le lacrime.
C’è troppo vento nelle mie lotte
contro l’attrarsi delle nostre anime.
E’ triste vedere come le rose
muoiano sole una ad una
e come loro, tutte le cose
finiscono da sé senza pietà alcuna
per chi le ha amate,
per chi forse, le ama ancora,
per chi le ha anche odiate
e per chi ricordandole, se ne innamora.
A volte l’illusione è così chiara
che sembra di sentire la tua voce che detesti,
quella che vorrei sempre, la stessa nota amara
che se tu fossi qui, risuoneresti.
Mi chiedo allora perché
soffro in solitudine questo mio martirio
mentre tu con gli occhi spenti chiedi di me
morta, in questo splendido delirio.

6 Comments Add yours

  1. caterina de giovanni scrive:

    Profonda…e un pò malinconica!!!
    Brava Silvia non sapevo di questa tua passione per la poesia..complimenti!

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  2. Ariel scrive:

    Bellissima poesia! Questi versi raccontano l’abisso della nostalgia da cui nessuno può fuggire. Grazie Silvia, ho molto apprezzato le tue parole.

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  3. sylvierusso scrive:

    Grazie Ariel, grazie Caterina!🙂

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  4. Nino scrive:

    La poesia è sempre dei “sentimenti”….. e chi li esprime in tal modo è certamente un poeta…Silvia, hai saputo “instillare” in noi lettori il tuo stato d’animo, esprimendolo con un intreccio di parole dettate dall’intimo….forse non è importante se in quel momento si è tristi, malinconici o gioiosi,…. è importante il modo in cui ci si presenta agli altri…il farsi comprendere nella maniera più piena e completa… il risvegliare in ognuno di noi i tuoi sentimenti facendoceli comprendere ed invitandoci ad un tuffo nel tuo stato d’animo più profondo.
    Brava e…. continua così….
    Nino

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  5. sandrovivan scrive:

    Forse c’è troppa prosa e si nota lo sforzo di “fare” poesia che non emerge.
    Con profondo rispetto e stima. Cordialità

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  6. Silvia Russo scrive:

    Come direbbe Vico:
    “Il più sublime lavoro della poesia è alle cose insensate dare senso e passione.”
    Gentile Sandro, innanzitutto la ringrazio per il suo commento e le confesso che ne attendevo con ansia uno così.
    Devo dirle che, nel mio caso, lo “sforzo” di “fare” poesia è totalmente inesistente dato che sono del tutto convinta (lo sono stata da sempre) che la Poesia non si riduca all’atto del “fare”. Sarebbe troppo riduttivo. C’è molto, molto di più dietro la Poesia. Il “dare” nella poesia è necessario. Se ci soffermassimo ad eliminare quanto più parole possibili all’interno di un testo, torneremmo al punto di partenza, rimarrebbe l’essenziale.
    Dalla sua replica, apprendo non solo l’interesse a leggere poesia ma anche quello a farla. Allora sicuramente mi capirà se le dico che il fare della poesia il più delle volte non si trova nella singola parola isolata dal resto del mondo, quanto nell’accostamento perfetto, naturale, spontaneo, di parole spesso isolate dal mondo quotidiano e che, spesso, riescono ad avere un senso solo quando sono lì, scaraventate su un verso senza sapere né come, né perché, senza essere state “sforzate”.
    Come lei saprà, a volte, questo fare poesia perseguita chi scrive, non possiamo farne a meno. La poesia è come una malattia, una possessione da cui non si può scampare ed ognuno la vive secondo un suo stile.
    C’è poi chi tenta, chi si sforza di fare poesia concentrandosi essenzialmente sullo stile tralasciando la passione, tralasciando l’emozione. Eppure, la troppa accuratezza della scelta di una forma che sia, in qualche modo, più “aulica” e “perfetta” possibile, talvolta minaccia la perfezione e la fruibilità del messaggio.
    La poesia non è di chi la fa ma di chi la usa e questo, noi che scriviamo, non possiamo dimenticarlo.
    Non sono assolutamente una poetessa e detesto essere considerata come tale però, alla luce dei numerosissimi studi che ho fatto e continuo a fare in questo campo, sono costretta a ricordarle ciò che è il “senso delle parole” o, se vuole, “il gioco sensato delle parole” che permette ad un testo di essere chiamato “poesia” e non “prosa”.

    A tale proposito, le consiglio di leggere il mio ultimo post sul Colore delle parole. Nessuno meglio di De Filippo potrebbe spiegarlo meglio.
    Ancora grazie per il suo commento.
    Se scrive, mi piacerebbe davvero poter leggere qualcosa di suo.

    Saluti

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