Raccoglimento – Valerio Magrelli

Mia debolezza, debolezza mia,
ma che devo fare con te?
Ho cinquant’anni e tremo
quando tuona, e sbaglio ancora posto
come quando sbagliai banco all’asilo.
Ho un corpo trapunto da graffe,
il sonno come un campo di macerie,
la forza che si sbriciola, la memoria in frantumi,
e in questo Grande Sfascio l’unica intatta resti tu,
mia ferita, mio Graal, codice a barre
di un estraneo che è leso,
che è fallato, che è costretto
a essere me.
Mia debolezza, talpa del nemico,
creaturina indifesa che mi rendi indifeso,
il solo, vero premio della morte
sarà saperti morta insieme a me,
mio motore,
mio orrore,
mia consustanziale sconfitta.

2 Comments Add yours

  1. fiorella scrive:

    potrei averla scritta io, non in questo momento, in ogni momento della vita.
    è universale per chi sa guardarsi dentro spietatamente. poesia che si attaglia per l’ennesima volta ad un momento.questo è un grande momento.c’è un padre che sta morendo ogni giorno.disgregandosi nel corpo.un padre che è stato poco padre e che adesso mostra una forza inaudita nel restare attaccato alla vita.solo adesso che lo lavo e gli cambio il panno come ad un neonato , è diventato davvero mio padre.solo adesso lo bacio.solo adesso lo chiamo babbino.strana la morte, ci riporta la vita che avrebbe potuto essere.
    la debolezza può dare una grande forza per dare forza!

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  2. essenzadirosa scrive:

    profonda intensa vera la sintesi del nostro essere umani

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