I Figli – Gibran

E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacchè la vita non indietreggia nè s’attarda sul passato.
VOI SIETE GLI ARCHI DAI QUALI I VOSTRI FIGLI ,
VIVENTI FRECCE,
SONO SCOCCATI INNANZI.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinchè le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.

24 Comments Add yours

  1. eshun scrive:

    voi che siete gli Archi sulla Via dell’infinito tesi, siate saldi.. e che le vostre FRECCE SCOCCHINO LONTANO

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  2. Costabeber Maurizio scrive:

    Mi è stata consigliata questa poesia da un’amica.
    Io non amo molto leggere soprattutto le poesie ma leggendo I FIGLI ho compreso tante cose della mia amica. Dovrei leggere di piùma non ce la faccio anche per problemi di salute. Comunque grazie a Gibran-

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  3. laura scrive:

    questa è una poesia che ti fa pensare specie nei momenti che per te i tuoi figli non fanno niente ,ma è solo un essere gelosi di loro perchè li vorresti tenere li vicino a te.

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  4. loris scrive:

    bah..che racconto..io sono cresciuto individualista grazie alla premura di mia madre.se entrambi i miei genitori mi avessero lasciato andare starei a bucarmi sotto qualche ponte,o depresso in una qualche clinica..

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  5. silvestra scrive:

    Questa poesia contiene un messaggio importantissimo per il difficile lavoro di genitore. Mi auguro che tutti lo colgano e ne facciano tesoro. Lasciare andare, non va preso letteralmente, c’è modo e modo di lasciare andare la persona che ami più della tua vita. L’ho letta 33 anni fa, l’ho applicata e nonostante ciò che ha scritto Loris, non si è mai bucato nè ha sofferto di depressione.
    Il messaggio da cogliere è il rispetto della persona, il ruolo di genitore che deve amare, crescere, indirizzare, e non considerarlo una cosa tua, perchè tu sei stata solo un mezzo importantissimo per portarlo alla vita.

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  6. Emy scrive:

    per chi lo desidera ho messo a disposizione la possibilità di stampare questa poesia in forma di quadretto.
    vedi :
    http://picasaweb.google.com/lh/photo/c8Mmyyh4AOvMxldOkLxXfA?feat=directlink

    ciao a tutti

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  7. chiara scrive:

    l’ho amata quando ero solo figlia, l’ho compresa quando ero mamma di due bimbe piccole. La vivo pienamente ora che le mie figlie sono adulte. Il rispetto, la comprensione e la capacità di donare senza pretendere mi sono arrivati come un dono e con gioia, semplicemente e naturalmente sono resi. E’ una meravigliosa magia.

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  8. Sara Squalo scrive:

    questa poesia è un’offesa alla mia etnia, gli zingari. Mi sento profondamente ferita da tutto ciò

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  9. laura scrive:

    durante l incontro cn la psicologa e l ass sociale nel percorso ke sto affrontando per ottenere il decreto di idoneità all adozione mi è stata posta cm riflessione la poesia di Gibran sui figli. Adesso ho capito….cmq cn il bambino ke opito e vorrei adottare io sn una mamma ke lascia vivere suo figlio senza soffocarlo indirizzandolo alla vita nei migliori dei modi….

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  10. PAOLA scrive:

    la prima volta che l’ho letta non avevo capito il messaggio,ora che sono mamma e ho dovuto scoccare quella freccia….come è stato duro tendere quell’arco…..forse il tempo passa troppo velocemente.

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  11. Oriana scrive:

    perchè mai dovrebbe essere un’offesa per qualcuno?

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  12. Paola scrive:

    A Sara: perché ritieni un’offesa alla tua etnia la poesia di Gibran? Avrei piacere di capire e di parlarne con te.

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  13. raffaella scrive:

    Vorrei sapere anch’io perchè Sara ritiene questa bellissima poesia un offesa alla sua etnia? Questa poesia sembra non offendere nessuno!

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  14. ilgambero scrive:

    e allora vaffanculo

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  15. irma scrive:

    lasciamola in pace, non commentate ulteriormente, non tornerà mai sui suoi passi, non c’è motivo di offendersi ma a quanto pare insiste, inoltre è pure maleducata

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  16. lally scrive:

    Non esiste poesia piu bella , vera e profonda .grazie!

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  17. Danila scrive:

    Poesia stupenda🙂 Gibran sà sempre stupirmi😀

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  18. Lorenzo scrive:

    Mia madre mentre era in cinta del primo dei suoi 3 figli, trascrisse su un foglietto questa poesia che divenne per lei un faro: ci ha fatto crescere con forza, senza dipendere da lei. Due giorni fa, al suo funerale, l’abbiamo letta in una chiesa gremita e l’abbiamo ringraziata per aver tenuto fede a questa poesia. Ci ha aiutato a dirle addio.

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  19. Edoardo scrive:

    La poesia esprime l’affetto per figli, però non sono destinati a loro, perchè ogni persona ha la propria personalità,il genitore deve prendersi delle proprie esigenze materiali ma i figli devono sviluppare le loro idee in modo autonomo,i genitori non potranno conoscere il futuro e viverlo.
    La vita delle persone è una trasformazione veloce e continua,l’immagine dei figli come frecce scoccate da un’arco e proiettate lontano verso il futuro alla ricerca dell’ignoto sperimentando nuove sfide e nuove mete.

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  20. Gioia scrive:

    Non commento l’atteggiamento di Sara perchè non merita attenzione!mi entusiasmo ogni volta che leggo il brano di Gibran “I figli “.ho cercato di farne tesoro ,di lasciare liberi i miei figli e spesso non ci sono riuscita….Ma ,almeno,ci ho provatoe Gibran l’ho considerato un compagno di viaggio..

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  21. Marco Panichi scrive:

    Poesia FANTASTICA come del resto tutto “Il Profeta” che ho avuto piacere di leggere e regalare tante volte.

    Mi sono permesso di citare questa pagina in un mio articolo (http://www.marcopanichi.com/blog/dove-trovare-template-wordpress/) dove, forse azzardandomi un pò, ho parafrasato la poesia per spiegare ad un visitatore del mio blog il disagio psicologico che si può avere nel doversi separare dalle proprie creazioni (siti web nel mio caso) poiché esse appartengono agli utenti e al web.

    Spesso nei lavori creativi, quando si “partorisce” un prodotto infatti, si cerca per lui sempre la perfezione anche se questo è impossibile e spesso dannoso per il compimento dell’opera stessa.

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