La Spigolatrice di Sapri

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La Spigolatrice di Sapri

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Me ne andavo un mattino a spigolare

quando ho visto una barca in mezzo al mare:

era una barca che andava a vapore,

e alzava una bandiera tricolore.

All’isola di Ponza si è fermata,

è stata un poco e poi si è ritornata;

s’è ritornata ed è venuta a terra;

sceser con l’armi, e noi non fecer guerra.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,

ma s’inchinaron per baciar la terra.

Ad uno ad uno li guardai nel viso:

tutti avevano una lacrima e un sorriso.

Li disser ladri usciti dalle tane:

ma non portaron via nemmeno un pane;

e li sentii mandare un solo grido:

Siam venuti a morir pel nostro lido.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro

un giovin camminava innanzi a loro.

Mi feci ardita, e, presol per la mano,

gli chiesi: – dove vai, bel capitano? –

Guardommi e mi rispose: – O mia sorella,

vado a morir per la mia patria bella. –

Io mi sentii tremare tutto il core,

né potei dirgli: – V’aiuti ‘l Signore! –

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Quel giorno mi scordai di spigolare,

e dietro a loro mi misi ad andare:

due volte si scontraron con li gendarmi,

e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.

Ma quando fur della Certosa ai muri,

s’udiron a suonar trombe e tamburi,

e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille

piombaron loro addosso più di mille.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Eran trecento non voller fuggire,

parean tremila e vollero morire;

ma vollero morir col ferro in mano,

e avanti a lor correa sangue il piano;

fun che pugnar vid’io per lor pregai,

ma un tratto venni men, né più guardai;

io non vedeva più fra mezzo a loro

quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Luigi Mercantini

Per maggiori informazioni su Sapri puoi visitare

75 thoughts on “La Spigolatrice di Sapri

  1. Ma quando la piantate con questa truffa ,avete capito bene ,TRUFFA STORICO RISORGIMENTALE ? E la sua valenza poetica e letteraria?Studiate seriamente la STORIA, ragazzi!!!!!!!!!!
    Cantate le gesta e le glorie degli invasori e degli assassini dei vostri avi?Un pò di vergogna,dai!Mettete da parte l’ideologia social-comunista (se vi riesce)e venite in pellegrinaggio riparatore qui,in Piemonte,al Forte di Fenestrelle o nei campi di San Maurizio Canavese dove centinaia di migliaia di nostri avi conterranei,DEPORTATI,morirono di fame e di freddo:scoprirete che i campi di concentramento furono ideati e praticati dai Cavour e dai SAVOIA! Vi dice qualcosa la morte di Mafalda Savoia a Dachau? Nemesi storica?IL SANGUE DEI NOSTRI AVI GRIDA ANCORA: “GIUSTIZIA !”Sono a vostra disposizione per fornirvi la necessaria documentazione bibliografico-storica e,se sangue CILENTANO scorre nelle vostre vene, …………
    Domenico Cosenza

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  2. Ho letto tal Cosenza e che caz…c’entra l’ideologia social-comunista? Capirei se si trattasse di un discorso di napolitano, un suo flash-back dovuto all’età… Qui è una poesia patriottica che ha, a mio parere, anche belle immagini. Quanto a casa Savoia essa è sempre stata una casa regnante di manigoldi (lo dice proprio Marx-e lo dico pel Cosenza). Mack Smith dice che essa “tradì” Garibaldi. Qui invece è la plebaglia a tradire Pisacane, il primo Che Guevara (ooopsss, m’è scappato).

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  3. L’Italia non è mai stata degl’Italiani che anno lottato per la sua libertà,ma come lo era prima
    ancor oggi grandi possedimenti appartengono a le cosi chiamate “Signorie” che anno
    sfruttato la vita del popolino ignorante per far dare a sti signori una vita agiata,mentre i
    combattenti ancor oggi mangiano pane e cipolla,eguardati dall’alto in basso e caricati di tasse.
    .

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  4. Certa gente non perde mai occasione x farla fuori dal vaso, ed in ogni caso mille volte meglio chi lotta e muore x un ideale rispetto a chi fa di tutto e di peggio x soldi o x potere.

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  5. Lasciamo stare i risvolti storici, gli episodi a cui si riferisce o le ragioni di parte. Come potete non emozionarvi alla bellezza delle parole usate, alla struggente forza di esse, così semplicemente. Vivrete un’altra storia e non vi importerà chi la interpreta, ma solo il sentimento che essa tracima.

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  6. … una poesia, questa, che ho imparato alle scuole elementari e ho sempre amato per le immagini che richiamava alla mente…

    Se la si leggesse/recitasse con gli occhi chiusi, allora si potrebbe davvero capire la “poesia” senza farla diventare un “manifesto” politico.

    Pisacane faceva a suo modo “politica”, ma Luigi Settembrini scriveva POESIA!

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  7. PIACERE DI FARE LA VOSTRA CONOSCENZA!!!
    HO SEMPRE APPREZZATO FIN DAI TEMPI SCOLASTICI LA POESIA DI LUIGI MERCANTINI!!
    MA VENENDO A SAPRI HO POTUTO APPREZZARLA
    ANCORA DI PIU’…, COSì HO PENSATO DI MUSICARE IL TESTO….
    SE VI ANDASSE DI ASCOLTARLA POTETE CLICCARE SUL MIO SITO :

    http://WWW.MJRIAMMASCIANDARO.IT

    IO SONO DI NAPOLI, MA A SAPRI VENGO SPESSO
    E C’E’ UN CLIMA MOLTO ACCOGLIENTE…!!
    UN CARO SALUTO A TUTTI VOI!!!

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  8. Torno ora da sapri e, curiosando nel web per trovare tracce della famosa spigloatrice, trovo questo dibattito di frontiera. Pero’…! Dico la mia dunque:
    1. La poesia e’ orrida stricto sensu. Rime elementari e metriche pessime, oltre ai contenuti.
    2 rispetto tanto per la vicenda che ha comunque a che fare con tensioni ideali adeguate a quell italia contadina che stava per cambiare in industriale: un frammento di storia del nostro paese.
    3. Patria: per carita’, ci manca pure la patria ora. feticcio sotto la cui bandiera si fanno sempre danni. Paese, stato, tradizioni, civilta’, leggi, appartanenza: questi si. Ma subordinare la poesia di sapri a iniezioni di patriottismo di ritorno appare strumentale e fa quasi tenerezza.
    4. Il cilento e’ bellissimo e anche la sua gente sia di mare che di monti.
    5. Il tal cosenza del primo commento ci spiega che voleva dire? Mah.
    Massimo Gattamelata

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  9. Una poesia commovente e probabilmente una delle più belle del periodo risorgimentale. Pisacane era un mazziniano fortemente idealista che si era già distinto nella difesa della repubblica Romana. Era un rappresentante degli ideali risorgimentali più democratici dell’epoca. Forse non era esattamente un anarchico o un socialista, come hanno scritto altri che hanno lasciato il loro commento, perché all’epoca questi temi avevano ancora aspetti lontani da quelli assunti alcuni decenni dopo, ma sicuramente era un patriota democratico che concepiva il riscatto nazionale italiano anche come riscatto umano e sociale: Per questo tentò l’impresa descritta dalla poesia, non per imporre dall’alto una politica a favore delle classi dirigenti, ma per sollevare dal basso un popolo che purtroppo non lo seguì dimostrando di essere ancora immaturo per il suo riscatto politico. Quando fu maturo abbastanza da farlo ormai la guida del movimento risorgimentale era saldamente in mani monarchiche.

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  10. m serve il commento della spigolatrice di sapri…dv devo cerkarlo????? x favore è urgentissimoooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

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  11. Ciao Marco!!
    eccomi dinuovo qua!!!
    un saluto di corsa!!!
    Mjriam

    p.s quando mettiamo la mia spigolatrice “musicata” qui sul sito..?
    sempre se tu sei d’accordo…
    sei tu il capo..!!😉

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  12. è la poesia piu bella ke sia stata mai pubblicata.. ho 44 anni l ho stud alle elementari e la ricordo tutt ora oggi..quindi nn dite stupidaggini..

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  13. Che tristezza il tuo commento, caro Domenico.
    E pure credi di saperne più degl’altri.
    Oggi c’è in atto un tentativo di smitizzare il nostro Risorgimento, tentativo fortissimamente contestato dagli storici, sia del nord, sia del sud della nostra bella Italia.
    Il Risorgimento è stata una vera e sentita lotta che di tanti ragazzi, patrioti, che hanno dato la vita per rendere finalmente anche l’Italia una nazione al pari di tutte quelle europee. Poi c’e’ stata la guerra con tutte le sue nefandezze, lo sappiamo.
    Ma oggi noi (ex?) Italiani ci gonfiamo a decantare la Sicilia di Federico II, la grande Firenze del Rinascimento, la Venezia dei Dogi.
    Tutte esperienze bellissime, è innegabile. Ma ci sono costate l’essere rimasti una pedina in mano alla Francia, alla Spagna e allo Stato Pontificio per centinaia d’anni.
    Il Risorgimento, i nostri ragazzi e i Savoia (non quelli di oggi), ci hanno affrancato da questa posizione.
    Ma quando lo capirai che se non iniziamo tutti a ragionare come veri appartenenti ad una nazione che fanno sistema per essere più forti, rimarremo sempre dei deboli?
    Nel frattempo non ripetere quello che ti racconta qualcuno in televisione, a qualche bel raduno a Pontida o sentito in qualche vecchio discorso di Gramsci.
    Cordialmente,
    Gianpiero

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  14. Risorgimento? Risorgere da che cosa?

    La nostra patria del Regno delle Due Sicilie non aveva bisogno di risorgere da niente.

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  15. Questa poesia e´bella,commuovente ed e´scritta in modo da poter raggiungere quasi tutto il popolo italiano di quei tempi .

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  16. Scusa caro Domenico, ma pur essendo d’accordo con te sulla questione della truffa, Fenestrelle e via elencando, non capisco cosa c’entri l’ideologia social-comunista da te citata. Sono stato iscritto fino al 1989 al Partito Comunista Italiano (e non ho motivo di pentirmene), probabilmente come te sono attualmente un orfano politico, non avendo un partito al quale poter fare pienamente riferimento, ma mi dichiaro chiaramente di sinistra (forse un tempo la propaganda reazionaria del miglior periodo della guerra fredda mi avrebbe bollato come socialcomunista)
    Già che stai contribuendo a rivedere la storia del cosiddetto risorgimento, rivedi anche la tua posizione sulle categorie della politica italiana più recente, e vedrai che sarà più facile trovare tutti insieme nuove prospettive politiche, sociali e culturali per il nostro Paese.

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  17. ERAN TRECENTO

    Di Basilio Santocrile

    “Eran trecento: eran giovani e forti: E son morti!”
    Gloria ai caduti da ambo le parti …
    ma sotto la bianca bandiera
    banditi … ad invertire le sorti.

    Banditi a difesa di un regno tradito,
    d’un volgo soppresso invaso straniero,
    soltanto canzoni, battaglie, ho udito.

    All’impari lotta di gente si spoglia …
    spogliata di tutto… tranne l’orgoglio
    ai pianti di donne stuprate su soglia.

    Di bimbi che piangon sepolte le madri amate,
    gli sposi l’accoglie il bosco, la spada, lo schioppo,
    non resta nient’altro che terre e case bruciate.

    Si danno alla macchia, combatton sui monti,
    difendon le prole, le spose, la patria, l’onore, il re,
    non furon chiamati soldati… soltanto BANDITI.

    Per questo da terra natia lontano
    furon soppressi nei lager
    fra Torino e Milano.
    Basilio Santocrile
    ( dal Volume POESIE -) Proprietà letteraria riservata di Basilio Santocrile, viene consentita la riproduzione dei racconti poesie detti ecc.. per intero a mezzo stampa radio TV ed internet, citando l’ autori e il titolo del libro. – basilio.santocrile@libero.it. Fax 06/99331572

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  18. Certo che sei più leghista dei leghisti. Ma di che cosa stiamo parlando… io mi sento cittadina d’Italia , perchè se ragionassi come te, dovrei dire cha hanno ragione quelli che scrivono che è meglio dividere che unire. Voi con la vostra spocchia e gli altri con la loro.
    Ma certo, a quelli come te andrebbe bene tornare ai Borboni, o magari anche più indietro, all’uomo delle caverne…ma per piacere…orgoglio Cilentano, e poi Tregiano, bolognese, marchigiano, parmigiano e via così… ognuno nel suo orto. Credo che dovresti tornare a studiare storia, i morti ci sono stati da tutte leparati e da sempre, sono passati 150 anni e stiamo ancora a paralre dei Borboni????

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  19. x caso mi son trovata in questo sito… e nonostante l’ora e la fretta dato dopo domani devo sostenere un esame di storia contemporanea all’università… non riesco a non lasciare un commento dopo aver letto tutti gli altri. Mi chiedo ancora nel 2011 come si fa a identificare il patriottismo solo come un elemento di una determinata corrente partitica?? I problemi in Italia sono tanti forse fin troppi, dall’economia alla politica o dall’istruzione alla sanità, ma mi chiedo come si fa a non essere orgogliosi di essere italiani?? Nonostante sia una siciliana mi identifico principalmente nella mia nazionalità e credo che dovrebbe essere una priorità indipendentemente dalla propria ideologia politica.. L’affermare dell’essere italiana e dell’orgoglio della propria patria ai giorni nostri non deve essere ancora affiancata ad un nazionalismo che tengo a precisare che sono discorsi distinti e separati. Mi farebbe piacere se in Italia almeno la tradizione e l’appartenenza siano salvaguardate visto che il resto è decisamente degradato!! e rispondendo a chi sostiene che erano meglio i borboni.. beh penso che un pò di storia in più non faccia male! E’ vero che siamo sempre stati l’ultima ruota del carro.. soprattutto la sicilia.. però preferire una monarchia ad una repubblica è un pò da ignoranti..esattamente come quando mi danno della mafiosa o della africana.. stereotipi che purtroppo fanno parte della nostra cultura e che ancora nel 2011 sono piu che vivi. Spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno e di aver fatto un pò riflettere…

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  20. Ai Savoia fece comodo anche l’inquisizione che permise loro, acquisendo le terre confiscate alle streghe, di diventare principato…ma la storia non ha nulla a che vedere con la bellezza di questa poesia.

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  21. non so più a chi ho risposto sui Savoia…. comunque riguardo la spigolatrice, storia o non storia non finisce mai di commuovere, bella anche la poesia postata sotto di Santocrile.
    Manu

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  22. Pisacane fu l’unico socialista-anarchico-democratico, molto piu’ a sinistra del borghese democratico Garibaldi e del pio Mazzini. Fu massacrato e i Savoia si impossessarono dl Risorgimento ntramite ilo conservatore Cavour.

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  23. fanno skifo questi kommenti e ci sono dei ciucci di 44 anni ke skrivono ankora kosì male kome i bambini di 1° elementare!!!!!! Peace And Loveeeeeeeeeee:P:P

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  24. Devo presentare questa poesia davanti tutta la mia città (e oltre) e quindi devo saperla benissimo!!
    Occasione? 150 dell’unità d’Italia.
    Comunque non mi è mai sembrata unita quest’Italia…

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  25. Mi vengono i brividi a leggere certe assurde banalità le trovo offensive, nn x me personalmente, perchè per me certe idiozie lette lasciano il tempo che trovano , ma per chi ha donato la vita x la libertà, perchè credeva fortemente in una patria unita.
    Sono fiera ed orgogliosa dei miei AVI e Fiera di essere Italiana .

    Fratelli d’Italia,
    l’Italia s’è desta,
    dell’elmo di Scipio
    s’è cinta la testa.
    Dov’è la Vittoria?
    Le porga la chioma,
    che schiava di Roma
    Iddio la creò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!

    Noi fummo da secoli
    calpesti, derisi,
    perché non siam popoli,
    perché siam divisi.
    Raccolgaci un’unica
    bandiera, una speme:
    di fonderci insieme
    già l’ora suonò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!

    Uniamoci, uniamoci,
    l’unione e l’amore
    rivelano ai popoli
    le vie del Signore.
    Giuriamo far libero
    il suolo natio:
    uniti, per Dio,
    chi vincer ci può?
    Stringiamoci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!

    Dall’Alpe a Sicilia,
    Dovunque è Legnano;
    Ogn’uom di Ferruccio
    Ha il core e la mano;
    I bimbi d’Italia
    Si chiaman Balilla;
    Il suon d’ogni squilla
    I Vespri suonò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!

    Son giunchi che piegano
    Le spade vendute;
    Già l’Aquila d’Austria
    Le penne ha perdute.
    Il sangue d’Italia
    E il sangue Polacco
    Bevé col Cosacco,
    Ma il cor le bruciò.
    Stringiamci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!

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  26. l’ITALIA è stata unita da DIO, e i piccoli uomini non centrano in questo processo. questi ultimi passano inesorabilmente

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  27. Cero questi commenti stupidi potete anche evitarveli….300 uomini giovani, partiti, perchè credevano in qualcosa.
    Sono partiti, per la nostra patria, se noi oggi siamo quae grazie a loro !!

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  28. Ti sbagli la Sicilia non è l’ultima regione d’Italia, ma è come un ‘arto di una persona. Non dimenticare il sangue che hanno versato i Siciliani per la nostra bella Patria. Non avere la Sicilia o la Sardegna è come non avere un braccio o una gamba. Non dimenticare Garibaldi ha cominciato dalla Sicilia ed è stato appoggiato dai Siciliani che hanno dato il loro contributo di Sangue. Sono della Campania e sono FIERO DI ESSERE ITALIANO.

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  29. siccome non ricordavo l’ultima strofa ne avevo composta una io e mi sembra più appropiata:

    “Ed io non vidi più in mezzo a loro
    quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro
    ma poi scrutando il campo piano piano
    lo vidi chino con la spada in mano
    ed avea ancor nel suo bel viso
    il suo fiero sguardo ed un sorriso”

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  30. Questa poesia é stupenda!!!!! Pensate un po’: 300 uomini che sono partiti e hanno combattuto affinché liberassero la Sicilia….. chiamiamoli un po’ ora per liberarla….. sì, ma dai clandestini!!!!!!

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  31. Forse no, sai, ma ciò che ho detto andrebbe fatto anche se in altre maniere. Hai da contraddirmi??? No, sai, é solo ke non vedo nessuno in azione a liberare la nostra bellissima Sicilia. Forse sono un po’ preso da questa ” piccola colonizzazione” comunque devo ancora vedere qualcuno che fa qualcosa di buono per la nostra amata Sicilia. Forse se qualcuno non stesse con le mani in mano staremmo tutti meglio, sai??? Non sarò certo io a liberarla perché non sono nessuno, ma forse forse qualche persona più “importante” (il che é relativo) potrebbe fare qualcosa di buono nella sua vita!!!!!

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  32. Non ho fatto a meno ke leggere e ri-leggere il tuo messaggio. Scusa, ma con chi ce l’hai? Hai scritto a me percaso? No, sai, non c’entra nulla.

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  33. Salvo, ho messo la poesia affinchè tu potessi commentarla. Sarei felice di sapere cosa ne pensi tu della spedizione dei trecento. La poesia è stata inserita in questo blog da un portatile che ho portato con me sulla spiaggia che presumibilmente è quella utilizzata da Carlo Pisacane per sbarcare a Sapri.
    Marco

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  34. wow, ogni volta che leggo questa poesia mi vengono i brividi, dobbiamo farci forza ed essere noi quei trecento uomini che sacrificano la loro vita per la loro patria, cAVOLO ABBIAMO IL 70% DEL PATRIMONIO ARTISTICO , MA NON LO SAPPIAMO SFRUTTARE AL MEGLIO, RIMBOCCHIAMOCI LE MANI

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  35. Conoscevo solo il ritornello, non avevo mai letto tutta la poesia, ne conoscevo il perchè era stata scritta.
    E’ bellissima ed emozionante, oltre alla pelle d’oca mi sento un groppo alla gola, pensare che tanta gente ha pagato con il valore più alto in assoluto -la propria vita- un sogno, un’idea di libertà, di indipendenza e adesso guardando chi gestisce queste conquiste mi viene voglia di prenderli tutti a calci in c…lo.
    Grazie per avermi fatto conoscere un altro pezzo di storia della nostra ITALIA.
    P.S.: Ho “visitato” velocemente Sapri questa estate, ottima impressione! Motivo in più per tornarci con calma per capire meglio chi siamo

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  36. Domanda a tutti i commossi e profondamente toccati da questa poèsia: mi sapete dire come sia possibile che di tutti questi trecento morti, più di duecentocinquanta di loro in seguito alla bella azione furono regolarmente processati davanti al Tribunale in Salerno? Ma se Nicotera era morto eroicamente a Sapri, come ha fatto ad essere in seguito nominato Ministro dell’Interno nel 1876?
    Prima di emozionarvi troppo, controllate i fatti… ma forse non lo fate per paura di fare scoperte sgradevoli, ad esempio le fedine penali dei “300 giovani e forti” (e non erano reati di poco conto -nemmeno un politico, tutti comuni-, visto che erano andati a finire all’ergastolo di S. Stefano), e poi il comportamento vigliacco di Pisacane, che uccide a sangue freddo il comandante di Ponza, dopo essere entrato in porto con la bandiera bianca e che alla fine a Sapri, vistosi perso, si suicidò ecc ecc.
    Ho l’impressione che qui si stia scambiando una abile ma squallida operazione propagandistica della peggior specie con arte e poesia.
    Chi non vuole credere a me, piccolo ma serio storico, può andare a vedere negli atti parlamentari di sua Maestà la Regina della Gran Bretagna, che si occupò molto da vicino del caso, dato che a bordo del “Cagliari” (ma che strano? Anche questo battello apparteneva alla Compagnia Rubattino!) era imbarcato sotto mentite spoglie di macchinista un agente inglese che fu arrestato dalle forze dell’ordine napoletane.

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  37. ho ritrovata in internet un’alta poesia sui 300.

    ERAN TRECENTO
    Di Basilio Santòcrile

    “Eran trecento: eran giovani e forti: E son morti!”
    Gloria ai caduti da ambo le parti …
    ma sotto la bianca bandiera
    banditi … ad invertire le sorti.

    Banditi a difesa di un regno tradito,
    d’un volgo soppresso invaso straniero,
    soltanto canzoni, battaglie, ho udito.

    All’impari lotta di gente si spoglia …
    spogliata di tutto… tranne l’orgoglio
    ai pianti di donne stuprate su soglia.

    Di bimbi che piangon sepolte le madri amate,
    gli sposi l’accoglie il bosco, la spada, lo schioppo,
    non resta nient’altro che terre e case bruciate.

    Si danno alla macchia, combatton sui monti,
    difendon le prole, le spose, la patria, l’onore, il re,
    non furon chiamati soldati… soltanto BANDITI.

    Per questo da terra natia lontano
    furon soppressi nei lager
    fra Torino e Milano.
    Basilio Santocrile
    ( dal Volume POESIE -) Proprietà letteraria riservata di Basilio Santocrile, viene consentita la riproduzione dei racconti poesie detti ecc.. per intero a mezzo stampa radio TV ed internet, citando l’ autori e il titolo del libro. – basilio.santocrile@libero.it. Fax 06/99331572

    ALL’ISOLA DI PONZA SI E’ FERMATA
    La vera storia di Carlo Pisacane
    che i libri di scuola non hanno mai voluto raccontare.

    di Alessandro Romano

    Conosciamo tutti la storia di Carlo Pisacane che, partito da Genova con 26 uomini, raggiunse prima la colonia penale di Ponza per imbarcare 323 galeotti e, quindi, proseguire per Sapri dove, scontratosi più volte con la popolazione, fallì nel suo intento di innescare la rivoluzione nel sud Italia.
    Altrettanto conosciamo la famosa “Spigolatrice di Sapri”, patetica poesia di Luigi Mercantini che, insieme alla storiografia ufficiale, contribuì ad infondere alla piratesca impresa un alone di misticismo teso a sfruttare, per fini risorgimentali liberal-monarchici, tra l’altro ben lontani dalle teorie politiche del Pisacane, il fallimento della spedizione.
    Al di là delle controversie ideologiche che sono tuttora oggetto di accesi dibattiti, appare invece interessante soffermarsi su un aspetto trascurato ma sicuramente importante dell’intera impresa: lo sbarco a Ponza.
    Negli stessi versi del Mercantini troviamo che la nave a vapore “all’isola di Ponza si è fermata, è stata un poco poi è ritornata”. Cosa esattamente accadde nell’Isola in quel “poco” né il poeta né la storiografia ufficiale lo dicono.
    Invece un’analisi dei fatti isolani risulta fondamentale per comprendere i veri motivi del fallimento politico e “militare” della “storica spedizione” e le reali cause della reazione violenta delle popolazioni meridionali contro chi andava “… a morir per la Patria bella”.Il 27 giugno del 1857 a Ponza vi era una gran calura, il mare era calmo e nel cielo splendeva un sole estivo senza precedenti. Alle ore 15 tutta l’isola era impegnata nella quotidiana siesta: i Ponzesi, i detenuti del bagno penale, i militari addetti alla loro sorveglianza, i relegati in semilibertà: tutti dormivano.
    Nella rada del porto, di fronte alla batteria “Lanternino”, apparve ed accostò lentamente una enorme e bella nave a vapore dal nome in oro: “Cagliari”. Non issava la bandiera tricolore, come dice il Mercantini, bensì la “bandiera rossa” di avaria alle macchine. Stancamente dal porto mosse una lancia che accostò all’inconsueta nave per parlamentare ed offrire assistenza secondo le regole marinare. Quella dell’avaria fu solo uno stratagemma per prendere degli ostaggi. E funzionò. Il Pisacane, accompagnato dai compagni armati di fucili e pistole, sbarcò con la stessa lancia aggredendo la guarnigione portuale ed intimando la resa, pena la morte degli ostaggi trattenuti sulla nave. Nonostante le minacce, alcuni militari del presidio reagirono prima di arrendersi generando un vivace conflitto a fuoco che causò morti e feriti. Gli echi dello scontro ruppero il silenzio pomeridiano e la gente, destata di soprassalto, raggiunse incuriosita le finestre, i balconi ed i tetti per osservare cosa stesse accadendo al porto. Il gran trambusto, gli spari, il fermento di uomini, divise e bandiere mai viste prima di allora fecero emergere nella mente dei Ponzesi un ricordo antico e tremendo: i pirati. Terrorizzati, cominciò un fuggi fuggi generale in un crescente panico che, in breve, fece perdere la calma anche a chi non sapeva cosa stesse esattamente accadendo. Isolani, militari e relegati in regime di semilibertà scappavano per ogni dove a cercare un nascondiglio sicuro. Mentre il Pisacane raggiungeva il quartier generale presso la Torre di Ponza, ponendolo in assedio ed intimandone la resa, i suoi compagni, Giovanni Battista Falcone e Giovanni Nicotera, issarono una bandiera rossa nella piazza principale e quindi, a gran voce, cominciarono a dar spiegazioni di quanto stava accadendo. Ripresosi dallo spavento si affacciarono timidamente dapprima i relegati in semilibertà e quindi i residenti che, comunque diffidenti, si mantennero a distanza di sicurezza.
    Ma quelle teorie politiche così lontane dalla realtà del popolo non attecchirono anzi causarono sgomento e maggior timore. Addirittura reazione quando il Falcone, con dire sicuro e sprezzante, inveì contro la religione, il re e le terre demaniali. I Ponzesi solo sette giorni prima avevano celebrato solennemente il Santo Patrono Silverio e le parole dissacranti del Falcone non piacquero affatto. Inoltre a Ponza, così come in tutte le regioni del sud, i contadini coltivavano le terre demaniali quali usi civici loro assegnati gratuitamente come beni provenienti dallo smantellamento graduale degli antichi feudi. Essi sfruttavano terreni dello stato in “enfiteusi perenne” tuttavia senza divenirne mai veri proprietari. Una specie di “sistema comunista” ante litteram. Sconvolgere quel delicato equilibrio, che comunque assicurava la vita, la pace e la giustizia sociale, spaventò i Ponzesi ancor più dei pirati tanto che, alla chetichella, lasciarono il luogo della riunione per vedere il da farsi. Intanto i rivoluzionari infervorati dai loro stessi discorsi parlavano di repubblica e di fantomatiche rivolte a Napoli, Roma, Genova, Livorno e Reggio Calabria ed alcuni militi della “compagnia disciplina” relegati a Ponza sembravano dar credito a quelle parole. Ma ciò non bastava a Pisacane: egli aveva bisogno di far scattare sul serio la scintilla della rivolta generale, non limitarsi a fare un comizio in quella semideserta ed ambigua piazza isolana. Avrebbe voluto cominciare proprio da Ponza la sua rivoluzione coinvolgendo la popolazione di quella sperduta isola, estremo confine dello Stato Napoletano, per poi sbarcare lungo le coste e propagare i moti. Pisacane ben presto si rese conto però che nonostante i suoi incitamenti proprio la popolazione non c’era. Ignorando i veri motivi di quella defezione, pensò di riuscire a coinvolgere tutti con l’azione e l’esempio innescando lui stesso la scintilla della rivolta. Per rendere la cosa più coinvolgente la scintilla la fece partire proprio da dove si governava la popolazione: gli uffici del Comune. Qui Giovanni Nicotera, futuro Ministro dell’Interno dello Stato Unitario, dopo essersi impossessato della cassa del Comune appiccò il fuoco agli archivi ed all’antica biblioteca dei monaci Cistercensi quindi, guidato dai relegati in semilibertà, fece il resto assaltando il dazio ed il giudicato (la pretura). Ma, com’era prevedibile, fu peggio: i Ponzesi presi da maggior sgomento si rinchiusero a doppia mandata nelle case e nelle caverne poste sulla sommità del Monte Guardia.
    Il Pisacane, innervosito, deluso e disperato dall’atteggiamento di quella “strana popolazione a cui non andava di rivoltarsi contro il tiranno”, aprì i cancelli del bagno penale della “Parata” che allora accoglieva circa 1800 delinquenti comuni.
    Una minacciosa turpe di individui invase vicoli e strade come un torrente in piena. I loro zoccoli crepitavano sul lastricato ed il brusio iniziale diventò man mano un vociare sguaiato e terrificante. Anni di lavori forzati, rabbia repressa mista ai più profondi e bestiali istinti avevano trasformato quegli uomini in belve dai lineamenti vagamente umani.
    Il paese fu messo a ferro e a fuoco da quei forsennati: gli spari, le violenze, le urla, i lamenti echeggiarono per molte ore. Il fumo soffocante degli incendi propagatisi fino ai vigneti ed agli uliveti delle colline, contribuì a rendere ancora più tremendamente infernale quella notte di anarchia.
    Il Pisacane, per inibire ogni reazione contro la sua operazione, si era preoccupato sin dallo sbarco di prendere in ostaggio il comandante della guarnigione Magg. Antonio Astorino ed i suoi ufficiali ma non pensò al prete: Don Giuseppe Vitiello. Questi, di fattezze minute ma di una furbizia ed un temperamento fuori da ogni immaginazione, comprese immediatamente la natura e gli intenti di quegli uomini. Già dallo sbarco, senza perdere tempo e, soprattutto, senza perdersi d’animo, si era dato da fare per creare una vera e propria linea difensiva a metà isola, raggruppando gendarmi e civili, impedendo così che il Pisacane ed i detenuti del bagno penale ormai liberi dilagassero su tutto il territorio isolano causando ben maggiori danni. Grazie alla prontezza del parroco, figura emblematica e vero eroe ponzese dimenticato, parte della popolazione poté mettersi in salvo raggiungendo anche a nuoto la zona nord dell’isola. Don Giuseppe, inoltre, ordinò un’incursione notturna per l’affondamento silenzioso delle imbarcazioni risparmiate dai rivoltosi ancora galleggianti ed all’ancora nel porto, per evitare fughe di massa ed, infine, organizzò un equipaggio che, con una lancia forte di 8 remi comandata da Ignazio Vitiello, partì alla volta di Gaeta per dare l’allarme e chiedere aiuto.
    Fallita la rivolta popolare, il Pisacane si preoccupò di reclutare tra i relegati stessi quanta più gente possibile per lo scopo primario della sua missione: lo sbarco a Sapri. Ma anche questa volta la sua delusione fu tanta. Oltre alla diserzione dei ponzesi, di quelle migliaia di detenuti solo pochi si fecero avanti e nei volti di quei pochi si leggeva l’unico e vero obiettivo: raggiungere il continente per darsela a gambe. La maggior parte dei forzati che accettarono di seguire la spedizione erano di Sapri e dintorni, essi si erano macchiati di crimini e violenze di ogni genere e pertanto condannati ad espiare la loro pena ai lavori forzati nel bagno penale di Ponza. Gli altri preferirono restare ed accontentarsi di quella inaspettata ed insolita festa. Infatti, molti relegati dopo aver abusato di vino, cibo, canti, balli e violenze si disseminarono lungo spiagge, grotte e campi per abbandonarsi in un profondo sonno. Molti altri, alle prime luci dell’alba, rientrarono prudentemente nel bagno penale. Fatto giorno lo spettacolo era raccapricciante, ma Don Giuseppe, come al solito, non si perse d’animo. Assicuratosi che il Pisacane fosse effettivamente ripartito, fece liberare il comandante della guarnigione, gli ufficiali, i graduati ed il resto della gendarmeria che immediatamente si diede a riacciuffare qua e la i relegati ormai fiaccati dai bagordi notturni. Si spensero gli incendi, si recuperarono le masserizie e le suppellettili, si risistemò alla meglio la chiesa, si recuperarono gli animali, si ritirarono su le imbarcazioni, si aprì l’infermeria ai feriti, si ripulirono le strade e le piazze, fu issata la bandiera sulla Torre. Nel frattempo arrivò una nave da guerra che sbarcò alcune centinaia di militari con il compito di completare la bonifica ed arrestare i più ostinati ancora barricati e nascosti nelle campagne e negli anfratti.
    Intanto il Pisacane ed i suoi trecento sbarcavano a Sapri, ma qui la popolazione non stava facendo la siesta come a Ponza, anzi fu molto arguta a riconoscere tra quegli “eroi” gli artefici di abominevoli delitti e non esitò ad imbracciare forconi e schioppi e, come il Mercantini recita: “eran trecento erano giovani e forti e sono morti”.
    Fu una vera e propria carneficina, il preludio dell’enorme tragedia che dopo qualche anno investì il meridione d’Italia, preda della sanguinosa e devastante conquista militare del Piemonte, che vide la disperata reazione armata dei contadini del Sud che poi “scrittori salariati tentarono di infamare con nome di briganti” (Gramsci).

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  38. Allora, dopo aver letto la poesia che’ sono in conosenza dalla mia dolescenza, e’ aver letto anche il significato della poesia dopo tanti anni che mi ero dimenticata, o’ fatto di tutto per ritrovarla ( la sigolatrice di sapri) e una poesia che mi e rimasta nel cuore da quando ero nelle scuole elementari in italia.
    Quindi per me e stato un ritrovo di infanzia e’ sono molto felice di conoscere la vera storia ed il significato.
    Adesso dico a tutti i commentatori di non giudicare mai la persona che produce un qualcosa di importante del passato, e’ se’ avete domande da fare avete solo da chiedere, sono sicura che la persona responsabile sara felice di darvi ancora delle spiegazioni. O’ magari se voi avete chiare spiegazione e sieti a conoscenza della storia potete aggiungere la votra versione e sempre bello sapere con precisione la vera storia.

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