l’assurdo mi si manifesta
semplice, come un sorriso
infranto agli angoli della bocca.
Mi guardi? i miei occhi
non sono più la mia anima;
l’empatia è distesa
su grumi d’entropia.
Parlami!
scivolo come rugiada
dall’abbraccio delle foglie
infranto lungo il volto, cupo, della terra.
il mio silenzio è ascolto
al necrologio di lancette,
passi; tra le sinfonie
di sguardi e rombi diuturni.
consolami
Il mondo ha un cielo di mare
“risalirne il corso”
m’areno.
in nubi di fondi rocciosi
l’eden dei pescatori
m’oriento
tra le costellazioni dei grattacieli
prima di infrangermi
come monoliti di tzunami
sull’asfalto.
Clof,
clop,
cloch.